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Io credo nel cinema d’autore.
Credo nel cinema dell’utopia, della speranza.
Credo nel cinema che osa essere coraggioso
in un Paese che si è abituato ad accontentarsi.
Credo nel cinema che non si arrende,
negli autori che non si abbattono.
Credo nella qualità e in chi la esige sempre.
Credo nelle imperfezioni dell’arte di perfezione eterna.
Credo nelle evoluzioni, nella crescita,
nel dialogo, nella formazione.
Credo anche a chi è ancora in silenzio.
A chi non è ancora in grado di far sentire la sua voce.
In chi scrive, in chi si annota progetti.
In chi aspetta, ma non ce la fa più ad aspettare.
In chi finalmente esploderà.
In chi non conosceremo mai.

Io credo nei cinema che sostengono programmazioni di qualità.
Credo nella decisione di sostenere il cinema nella forma a lui destinata e in cui credo: la sala cinematografica.
Credo nei cineclub che con il loro sguardo al passato ci ricordano di ricordare.
Credo intensamente nel futuro di quest’arte.

Io credo nel cinema d’emozione.
Credo nel cinema d’intelligenza.
Credo nel cinema di progettazione.
Credo nel cinema oltre il tempo.

Io crederò per sempre nello sguardo sensuale di Gilda.
Negli occhi vivi di Antoine Doinel.
Negli occhi di Marlon Brando prima di morire nel suo ultimo tango a Parigi.
Crederò per sempre negli occhi strazianti di Anna Magnani.
Crederò, crederò e crederò ancora negli occhi di Ingrid Bergman e Humphrey Bogart, perché anche io insieme a loro avrò sempre Parigi.
E crederò nelle lacrime di Alex Supertramp guardando l’Alaska.
Crederò nella malizia degli sguardi di Marylin, nella dolcezza degli occhi di Audrey.
Crederò immensamente e per sempre nel binocolo di James Stewart da cui guardava oltre la finestra di quell’ormai nostro preziosissimo cortile, culla di tutto il cinema.
Non potrò mai smettere di credere negli occhi di Totò che sbirciano dalla tenda rossa le scene censurate dal parroco.
E ancora non smetterò mai di credere negli occhi di Charlot, che sorridono alla sua compagna alla fine di oramai vecchi tempi moderni.
Crederò ora e ancora negli occhi ciechi della “danzatrice nell’oscurità” e nello sguardo miope oltre le lenti spesse di Woody Allen.
E crederò per sempre nell’esigenza vitale che ho nel non poter vivere senza questo cinema.
Nel non poter vivere senza questo “riflesso della vita”.
Io credo nella possibilità di guardare questo cinema.
Credo nei miei occhi.
Credo nello sguardo attento che non permetterò si distragga.
Io credo nella possibilità che il cinema di qualità non passi inosservato.
Credo nella possibilità di raggiungere questo tipo di cinema, per chiunque lo desideri.

Io NON credo nelle bende che ci impone la filosofia del multisala.
Io NON credo nelle bende imposte dalla prepotenza del prodotto hit dell’industria cinematografica e che fa vivere il cinema bendato in uno stato di prigionia e limitazione di visibilità.
Io NON credo nelle bende imposte dalle produzioni interessate a sostenere soltanto il prodotto finale di un film e non il suo valore artistico.
Io NON credo nella cecità provocata da una benda.

Io credo nella possibilità di togliersi le bende.
Io non permetto di limitare la libertà del mio sguardo.
Io mi tolgo le bende.

Togliamo le bende al cinema. Togliamoci le bende.

 

Con queste parole spero di stimolare l’auto-ricerca e l’auto(in)formazione, unici reali mezzi per crescere ed accrescersi in questo Paese.
Se condividi l'idea di questo tipo di cinema, facci sentire la tua presenza e firma il manifesto con un commento.

 

Roma, 13 marzo 2011

Direttore del Cinema Bendato
Alessia Paris 


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Togliamo le bende al cinema.

Togliamoci le bende.

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