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Match Point

  • Titolo originale: Match Point
  • Paese: USA, Gran Bretagna, Lussemburgo
  • Anno: 2005
  • Regia: Woody Allen
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Durata: 124 min.
  • Cast: J. R. Mayer(Chris Wilton), S. Johansson (Nola Rise), E. Mortimer (Chloe Hewett), M. Goode (Tom Hewett)
  • Sceneggiatura: W. Allen
  • Soundtrack: G. Verdi, G. Donizetti, G. Bizet, G. Rossini
  • Fotografia: R. Adefarasin
  • Montaggio: A. Lepselter
  • Distribuzione: Medusa
  • Uscita in sala: 13.01.2006
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Chris Wilton è un tennista ed istruttore presso ricchi circoli inglesi, dopo aver conosciuto Tom, inizia una relazione con la sorella Chloe ed inizia a frequentare la loro famiglia appartenente all'aristocrazia inglese. Intanto, conosce Nola, fidanazata di Tom ed inizia con lei una segreta relazione che li porterà al tracollo.
  • Voto redazione: 7
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(5 Voti)

Scritto da Laura Preite

È incredibile come cambia la vita se la palla va oltre la rete o torna indietro, no?

 

Woody Allen nel 2005 firma un'altra pellicola, Match Point. I cinefili amanti della dissacrante ironia del regista statunitense - che spesso si accontentano di una collana di risate non sempre comprese - hanno pareri discordanti su questo neo-thriller britannico. Piace a pochi o comunque, molto di più a coloro che badano (sicuramente con ragione) più al prodotto che all'occhio che lo ha creato. Questo superficiale inizio dai toni del sondaggio, è solo un modo per provare ad analizzare Match Point all'interno della poetica di Allen. Siamo nella fase storica in cui viene evidenziata la firma e poi, in un secondo momento, il genere in cui sarebbe appropriato inserire la pellicola. Io che sono un'anacronistica ed ossessiva patita dei generi, anche e solo per un mio ordine mentale, fuggo dai grassetti e dalle lodi facili e parteggio per lo sguardo oltre le personalità. Infatti, pur non considerando Match Point il lavoro cinematografico migliore di Woody Allen, quando pigiando sui tasti del telecomando intravedo qualche immagine familiare, mi trattengo e finisco con il riguardarlo fino alla fine. Conosco il finale, conosco lo svolgimento, conosco anche qualche battuta. Lo apprezzo perchè nel genere, a gambe divaricate tra il drammatico ed il thriller, riesce a sopravvivere senza difficoltà e con pochi sforzi.
 

Londra (anche questa ambientazione è anomala rispetto al precedente Allen, accomodato ormai nella sua New York, culla e tormento anche per se stesso), una famiglia aristocratica con regole, dettami e abitudini attempate, un uomo ed una donna che come satelliti si ritrovano a girarle intorno cercando a fatica di accedervi. Chris e Nola, lui un allenatore di tennis, lei un'aspirante attrice. Lui diventa l'uomo di Chloe, sorella di Tom il quale invece intrattiene una relazione con Nola. Tom e Chloe sono gli eredi della famiglia Hewett, ricchi, ben educati, inglesi doc che ignorano ciò che è al di là della loro incantevole dimora e degli immensi giardini che la abbracciano.
 

Sotto la patina laminata del vivere aristocratico, inizia a ribollire tutto ciò che potrebbe essere impudico mostrare. Tra i potenziali cognati Chris e Nola, inizia a nascere un rapporto, un'attrazione, una sensuale vicinanza che finirà con il diventare letale.
 

I temi sfiorati dal regista sono molteplici e riescono ad intrecciarsi con ammirevole eleganza, non risultando mai banali. Infatti, che la demarcazione fra le classi sia un aspetto culturale e sociale inflazionato all'interno del mondo delle arti, è palese, ma forse, proprio perchè si sceglie di svilupparlo con una sceneggiatura pulsante e che strizza l'occhio al thriller, lo rende avvincente e lo libera dal rischio di diventare un pasto già assaporato. Lui ricco, lei squattrinata, lei che conosce le regole dello stare in società, lui che le scimmiotta e le impara osservando. C'è chi nel mondo finto dell'apparire riesce a trovare le giustificazioni per rimanerci- quando non è l'amore che trattiene -, c'è chi invece disimpara in fretta l'equilibrio e si fa trascinare via dalla propria presunta debolezza.
 

Il film ha avuto molti riconoscimenti, tra cui la nomination agli Oscar 2006 per la migliore sceneggiatura originale, ma meritano un cenno anche la fotografia, che sembra posseduta da uno strano chiarore e la musica, la lirica e l'opera, i riferimenti ad Otello e la voce di Enrico Caruso, entrambe scelte per innescare una battaglia tra il bosco ed il sottobosco, tra le apparenze ed il sottosuolo dei rapporti.
 

Match Point è un grande esperimento cinematografico, nonostante tutte le difficoltà di pre e post produzione che lo hanno ostacolato. Allen, come tutti i grandi registi, sceglie spesso di fare dei tentativi, degli azzardi, degli esperimenti con se stesso, non tutti riescono, ma preferisco lui a chi si crogiola nelle certezze delle proprie capacità.

  

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Laura Preite

6½ 

 

 

Alessia Paris

8½ 

Greta Colli

6½ 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

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