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  • Titolo originale: L’emploi du temps
  • Paese: Francia
  • Anno: 2001
  • Regia: Laurent Cantet
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 134 min.
  • Cast: A. Recoing (Vincent), K. Viard (Muriel), S. Livrozet (Jean-Michel)
  • Sceneggiatura: L. Cantet, R. Campillo
  • Soundtrack: J. Pook
  • Fotografia: P. Millon
  • Montaggio: R. Campillo, S. Leger
  • Distribuzione: Mikado
  • Uscita in sala: 19.10.2001
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Un uomo, dirigente d'azienda, perde il lavoro. Non ha il coraggio o la voglia di dirlo ai famigliari e agli amici. Osserva gli orari di prima, rispetta l'apparenza di una vita che non ha più: nel tempo inoccupato dorme in automobile, mangia male, abusa del telefonino, girella nei parchi o lungo i fiumi. Per procurarsi i soldi organizza una piccola rete di falsi investimenti col denaro di conoscenti e poi si associa a un truffatore dell'importazione clandestina dai Paesi dell'Est europeo. Arriverà il punto in cui le sue bugie non reggono più.
  • Voto redazione:
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(3 Voti)

Scritto da Carlo Crotti

Lavoro quindi sono: storia di un uomo che si è inventato il lavoro di non lavorare.

 

Louis Cantet, dopo essersi fatto conoscere nel 1998 con il pluripremiato Risorse umane e prima di vincere nel 2008 la Palma d’oro a Cannes con La classe-Entre les murs diresse questo dramma che si fece molto apprezzare al Festival di Venezia del 2001. Dodici anni dopo, complice la disastrosa crisi economica in cui versa l’Occidente, questo film sembra più attuale che mai con la sua riflessione sul ruolo che il lavoro esercita nella nostra vita.


La nostra professione non solo condiziona infatti le nostre vite da un punto di vista economico-sociale, ma è l’essenza stessa della nostra esistenza sociale, spesso identificata col titolo che portiamo. Perdere o non trovare un lavoro non è un problema esclusivamente economico. È un problema esistenziale: in una società capitalista interamente basata sulla produttività, non produrre equivale a non esistere, perché l’inoccupato sfugge a qualsiasi catalogazione. Il protagonista, inizialmente disperato per una questione soprattutto economica, si rende conto ben presto che il discorso è più complesso di quanto possa sembrare in apparenza e capisce di trovarsi in una trappola.


Ispirandosi a un famigerato fatto di cronaca francese, Cantet, con il suo stile asciutto e rigoroso abbellisce e ribalta la verità narrando la storia di un padre di famiglia che si vergogna di aver perso il posto di lavoro e si inventa mille modi per far credere ai familiari che nulla sia cambiato. Ma nell’arco di qualche settimana, chi gli sta vicino comincia a nutrire qualche sospetto, a differenza di quanto accadde nell’episodio di cronaca. Quello che allo spettatore può sembrare un happy ending, ovvero il protagonista che trova un nuovo lavoro, per gli ideali del personaggio è una sconfitta, perché sancisce l’indesiderato ritorno a una realtà da cui aveva tentato, goffamente, di uscire. Il protagonista era scontento sia da lavoratore che da disoccupato e molto probabilmente invidia l’amico che trova la felicità al di fuori di un ambito professionale dedicandosi alla figlia e alla passione per la musica. Da personaggio meschino, truffatore e bugiardo, il protagonista finisce col farsi comprendere, dallo spettatore, per aver tentato (seppur in modo sbagliato) di trovare un’alternativa all’imposizione del lavoro.
 

Il volto smarrito e “vuoto” di Aurelien Recoing rispecchia bene lo stato d’animo del personaggio e trova un’ottima spalla in Karine Viard, moglie che lo ama ciecamente ma non tanto da non accorgersi di nulla. Le musiche sono state composte dall’inglese Jocelyn Pook, che ha collaborato a Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Carlo Crotti

7½ 

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

» ideals

 


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