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Alla ricerca di Vivian Maier

  • Titolo originale: Finding Vivian Maier
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2013
  • Regia: John Maloof, Charlie Siskel
  • Genere: Documentario
  • Durata: 84 min.
  • Cast: J. Maloof, M. E. Mark, P. Donahue, V. Maier, T. Roth
  • Sceneggiatura: J. Maloof, C. Siskel
  • Soundtrack: J. Ralph
  • Fotografia: J. Maloof
  • Montaggio: A. Wickenden
  • Distribuzione: Feltrinelli Real Cinema
  • Uscita in sala: 17.04.2014
  • Visione in v.o.: Consigliata assolutamente
  • Trama: Il fortunato acquisto di una scatola piena di negativi da parte del regista John Maloof ha segnato l'inizio della scoperta di una delle fotografe più importanti - e di certo la più misteriosa - del XX secolo: Vivian Maier (1 febbraio 1926/21 aprile 2009), di professione tata per le famiglie dell'alta borghesia di Chicago, ha scattato in segreto oltre 100mila fotografie, ritrovate dopo decenni, solo dopo la morte dell'autrice, salutata oggi come una delle più grandi "fotografe di strada" d'America. La vita e l’arte di Vivian Maier rivelate attraverso foto, filmati e interviste inedite alle persone che la conoscevano. O pensavano di conoscerla.
  • Voto redazione: 9
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Scritto da Elena Usai

Come si fa a vivere per sempre?

 

Una panchina solitaria come solitaria la persona che vi si appoggia abbandonando la propria mente in balìa di pensieri a noi comuni mortali sconosciuti. Una panchina solitaria come solitaria la persona a cui nessuno si avvicina, che nessuno sfiora o consola. Eppure di panchine solitarie nel mondo ne esistono tante, dotate di storie che a prima vista, sotto le spoglie di vecchi stracci non notiamo, non ambiamo a conoscere.
 

È il 2009, ed una bambinaia sta seduta su quella panchina ricordando a cosa sta pensando. Il 2009 sarà anche l’anno in cui morirà e rinascerà. Rinascerà sotto forma di ciò che nella sua vita ha creato. Una bambinaia? Si, una bambinaia magica che esprimeva il suo vasto mondo interiore attraverso l’arte, attraverso la fotografia. Oltre lei nessuno conosceva questo mondo, e così sarebbe continuato ad essere se non fosse che il caso quando decide di fare la sua comparsa riporta in vita vecchi segreti.
 

Il 2009 è l’anno in cui il giovane John Maloof si aggiudica ad un’asta una scatola ricolma di negativi. Un occhio allenato se si considera che insieme al fratello e al padre erano soliti frequentare i mercatini delle pulci con il proprio banchetto. Eppure di questi negativi non si sa nulla. A chi appartenevano? Il viaggio di Maloof comincia nel momento in cui decide di sviluppare queste foto scoprendo non un fotografo amatoriale, bensì una vera artista. Cosa fare? Prima tappa: contattare le persone che all’asta si sono aggiudicate le altre scatole e cominciare a ricomporre il puzzle di una vita sconosciuta. Con inquadrature che notiamo d’ispirazione Andersoniana cominciamo ad osservare quanto materiale la donna possedeva, tra negativi, cartoline, biglietti dell’autobus e chi più ne ha più ne metta. In tutto ci troviamo dinanzi a 100.000 negativi e 700 rullini mai sviluppati.
 

Con in mano un foglio e degli indirizzi, Maloof si addentra sempre più nella storia andando a parlare con chi realmente ha conosciuto questa donna di cui si sa solo il talento e l’aspetto fisico grazie alla vastità di autoritratti presenti. Racconti su racconti, ricordi su ricordi, si inizia a percepire la personalità eccentrica di Vivian fatta di bizzarria vestimentaria, collezionista di giornali all’interno dei quali rimaneva colpita da determinati articoli e conservati segretamente all’interno della sua stanza in cui era impossibile entrare sia per lo spazio occupato dalla carta sia perché era vietato. Infatti la prima cosa che richiedeva una volta accettata all’interno di una famiglia era proprio un lucchetto per la sua stanza. Segreti su segreti, esterni ed interni a partire dal suo stesso nome. Tutti la ricordano con nomi diversi o era solita presentarsi sotto falsi ruoli come quello della spia.
 

Al collo la sua Rolleiflex, al suo fianco i bambini dei quali, a suo modo, si prendeva cura. Insieme camminavano per le strade, con una predilezione per quelle malfamate di New York e Chicago, alla ricerca di soggetti da immortalare o caramelle da rubare. Non solo, spesso le gite a cui li conduceva si trasformavano in una sorta di incubo se si pensa che un’intervistata ha raccontato del giorno in cui Vivian l’accompagnò nel luogo dove si portavano al macello le pecore.
 

Però Vivian dentro sé era una nomade. Continui spostamenti di famiglia in famiglia, di casa in casa, ricercando il luogo in cui sentirsi accettata e non riuscire mai a trovarlo la condusse a quella panchina e, dopo la morte ad una vita come quelle di cui leggiamo all’interno dei romanzi.

  

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

9

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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