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Il lungo addio

  • Titolo originale: The long goodbye
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1973
  • Regia: Robert Altman
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Durata: 112 min.
  • Cast: E. Gould (Philip Marlowe), N. V. Pallandt (Eileen Wade), S. Hayden (Roger Wade), M. Rydell (Marty Augustine)
  • Sceneggiatura: L. Brackett
  • Soundtrack: J. Williams
  • Fotografia: V. Zsigmond
  • Montaggio: L. Lombardo
  • Distribuzione: MGM
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Dal romanzo (1954) di Raymond Chandler: l'investigatore Philip Marlowe è sospettato di complicità nell'omicidio di una donna, uccisa dal marito. Il suicidio di quest'ultimo, che si dichiara unico responsabile del delitto, risolve la situazione, ma Marlowe è poco convinto: c'è puzza di bruciato.
  • Voto redazione: 7
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(2 Voti)

Scritto da Elena Usai

Nulla dice addio come una pallottola.

 

Siamo nel pieno della New Hollywood, specchio di una new society che vede come suoi protagonisti i giovani, figli del benessere postbellico e nuovi soggetti politicamente attivi. Dal punto di vista cinematografico vengono proiettati Gangster Story di Arthur Penn e Il laureato di Mike Nichols. Gli schemi classici vengono ribaltati accusati di non saper leggere e rappresentare la realtà contemporanea. Così si comincia a giocare contro i topoi, tra questi anche il noir viene messo sotto tiro.


Siamo nel 1973 e Robert Altman prende come punto di riferimento uno degli scrittori più amati dai registi che si cimentano con il genere noir: Raymond Chandler. Il primo richiamo che salta alla mente è Il grande sonno di Hawks, con cui non condivide solo l’autore, bensì anche lo stesso  detective protagonista Philip Marlowe.
 

Lo scenario dell’opera di Altman ha come scenario una Los Angeles privata dallo scintillio che la caratterizza per assumere un alone malinconico e malsano, grazie soprattutto all’uso dei colori, che le permette di accogliere la storia ed i personaggi che in essa si muovono. Tutto questo sotto l’occhio e la prospettiva di un unico individuo: il detective privato Marlowe, un uomo dai tratti ironici e sicuri che, dalla ricerca di una scatoletta di mangime per il proprio gatto si ritroverà immerso nella caccia all’assassino della moglie del suo amico, anch’esso dato per morto e accusato di omicidio. Un perfetto anti-eroe della New Hollywood che si pone contro le figure istituzionali attraverso simbolismi che rimandano a Pierre Le Fou di Godard, come la sequenza in cui si colora il viso d’inchiostro durante l’interrogatorio. Altre storie si incroceranno creando collegamenti tra i soggetti, conducendo lo spettatore in enigmi in superficie compresi ma in profondità del tutto sconosciuti che sviano la logica nella sequenza successiva.
 

Il lungo addio è una pellicola dalla trama complicata che si caratterizza per la mancanza di suspense compensata da elementi tecnici e narrativi che creano una ragnatela destinata ad immortalare il film nel ricordo degli appassionati del genere. In primis sono molti i leitmotive presenti, a partire dalla canzone “The long goodbye” che, in differenti versioni, accompagna tutta la durata della storia; un altro motivo è quello dell’amicizia e del tradimento che si snoda fin dalle prime scene con Marlowe prima alle prese con il gatto e, subito dopo, con l’amico successivamente accusato di omicidio e infine da entrambi abbandonato; un terzo motivo, più nascosto, è quello che riflette i problemi nei rapporti di coppia insito nelle “storie” e che si presenta in diverse parti e sotto diverse forme, non solo umana ma anche canina.
 

Dal punto di vista tecnico molti sono i particolari come la totale assenza di campi lunghi se non nella scena finale dotata di titoli di coda o il passaggio dal diegetico all’extra diegetico della colonna sonora.
 

Insomma: c’è anche Arnold Schwarzenegger!

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

7

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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