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Zelig

  • Titolo originale: Zelig
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1983
  • Regia: Woody Allen
  • Genere: Commedia
  • Durata: 79 min.
  • Cast: W. Allen (Leonard Zelig), M. Farrow (Dott.ssa Eudora Nesbitt Fletcher)
  • Sceneggiatura: W. Allen
  • Soundtrack: D. Hyman
  • Fotografia: G. Willis
  • Montaggio: S. E. Morse
  • Distribuzione: MGM
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Tra le due guerre, storia di Leonard Zelig (in yiddish: benedetto), un omarino ebreo americano che nella sua smodata smania di essere accettato e amato ha sviluppato la capacità camaleontica di assumere le caratteristiche somatiche, psichiche e lessicali di chiunque incontri.
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Elena Usai

Da ragazzo, Leonard Zelig è tiranneggiato spesso dagli anti-semiti. I suoi genitori, che non prendono mai le sue parti e lo incolpano di tutto, stanno con gli anti-semiti.

 

“Siccome l’età del jazz ha continuato a vivere nel tempo, a poco a poco è diventata una questione di gioventù. Così che la sua sopravvivenza si può paragonare ad una festa di bambini organizzata dai più anziani”. Così parlò Fitzgerald degli anni luminosi in cui il Jazz fluiva tra le strade, perforava i muri e accompagnava la città tra nuvole di fumo create dalle sigarette e danze tribali tra piumaggi e gonnelline.
 

Immaginatevi lo scenario sopra descritto come se lo stesse osservando dall’obiettivo in bianco e nero di una camera fissa, scorgerete al centro dell’inquadratura un uomo immobile dove tutto il resto corre ad una velocità che fa a malapena percepire i singoli movimenti. È Leonard Zelig. Chi è?  Se prestiamo attenzione percepiamo nei suoi occhi quella sensazione di disagio che si prova nello stare al centro di un turbinio musicale e non riuscire a far parte di esso. La perenne ricerca del nostro posticino nel mondo accompagna tutte le epoche ma Leonard trova una soluzione: il camaleonte. La peculiarità di quest’animale sta nella capacità di mutare colore nei momenti in cui si manifestano determinate condizioni fisiche o fisiologiche, oppure stati emozionali come la paura. Leonard Zelig fa suo questo dono divenendo un camaleonte umano, capace di cambiare identità conformandosi con chiunque gli stia accanto o a seconda della situazione in cui si trova.


Quella che Woody Allen ci narra è una sorta di parabola che, attraverso lo stile del mockumentary, proietta sul grande schermo la paura comune dell’accettazione sociale che sempre più spinge l’individuo al conformismo. Sono come gli altri, ergo esisto. Il disturbo camaleontico del protagonista lo rende famoso, di conseguenza, come avviene quando viviamo i nostri 15 minuti di fama, diventa merce per i cannibali sociali che, dopo averlo privato di ciò che più ci contraddistingue, ossia la personalità, lo scarnificano rendendo la persona stessa una merce scaduta da buttare nel primo anfratto di New York. Allen racconta la storia di un uomo che ha paura di se stesso e ricerca nell’altro la risposta sino a capire, nell’happy ending, che è l’amore la forza che ci rende parte integrante di questo mondo.
 

Tutto questo viene girato attraverso una perfezione tecnica composta, oltre al già citato mockumentary in cui sembra di assistere ad un reale cinegiornale di repertorio, alla voce fuori campo che onnipresente narra la vicenda, dotata di un sonoro perfettamente riconducibile ai documentari girati ormai decenni fa,  all’uso di didascalie tipiche dei film muti e ai letmotive che si riscontrano nelle sue pellicole, dalla psichiatria all’ironia sugli ebrei, sino ad inserire il suo amore per il jazz e per le figure storiche che ne hanno fatto parte, come Fiztgerald e Josephyne Baker e per il cinema con l’inserimento di un meta-film.
 

P.s. in psichiatria è stata coniata anche la Sindrome di Zelig.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

8

 

Alessia Paris

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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