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Il monello

  • Titolo originale: The Kid
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1921
  • Regia: Charlie Chaplin
  • Genere: Drammatico, Commedia
  • Durata: 68 min.
  • Cast: C. Chaplin (Il vagabondo), E. Purviance (la ragazza madre), J. Coogan (Il monello)
  • Sceneggiatura: C. Chaplin
  • Soundtrack: C. Chaplin
  • Fotografia: R. Totheroh
  • Montaggio: C. Chaplin
  • Distribuzione: First National Pictures
  • Uscita in sala: 6.02.1921
  • Visione in v.o.: Non indispensabile
  • Trama: Charlot, povero vetraio, raccoglie e alleva un bimbetto abbandonato dalla madre, vittima di un seduttore. Per aiutare il padre adottivo, il monello rompe i vetri. Poi torna la madre, diventata ricca, e lo riprende.
  • Voto redazione: 9
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Scritto da Elena Usai

Un film con un sorriso e, forse, una lacrima.

 

Nel primo lungometraggio di un regista si possono scorgere molte delle sfumature che, con il passare del tempo e maturando con il maturare del regista stesso, diventano il suo tocco, il leitmotive che lo renderà riconoscibile agli occhi dello spettatore.
 

Nel 1921, Charlie Chaplin dava inizio ad un’epoca e alla sua carriera. Con il suo primo lungometraggio “Il monello” consacra la sua identità nel panorama cinematografico mondiale, inserendo all’interno della sua prima creazione quelle tematiche che lo accompagneranno anche nelle opere successive. Immaginando un iris, da Chaplin usato varie volte all’interno del “Il monello”, potremmo soffermarci a pensare sulla volontà del regista di mettere nero su bianco drammi che hanno toccato il suo tempo e che, tranquillamente, potremmo attualizzare ai giorni nostri. Ad esempio l’iris si può soffermare sulla denuncia sociale e sul mondo dei poveri, deboli e oppressi. Tutto questo raccontato attraverso uno stile che fonde comicità e melodramma, anch’esso successivo marchio Chaplin.
 

Ne “Il monello” la storia ruota attorno ad una donna che a causa di problemi economici decide di abbandonare il figlio appena nato dinanzi alla casa di una ricca famiglia. Qui comincia l’avventura che vede protagonista il bambino in un percorso da una coppia di ladri al vagabondo che lo trova nascosto in un angolo di una via nascosta. A livello stilistico si nota il passaggio da inquadratura cupe e allegoriche ad un cambio di tonalità nella narrazione una volta che fa la sua entrata il vagabondo, sia nella scena che nella vita del neonato. Da qui in poi nascerà un rapporto che rappresenterà il nucleo centrale del film: prendersi cura l’uno dell’altro per difendersi dal mondo esterno e dall’ingiustizia della società.
 

Considerato uno dei capolavori nella grande produzione Chapliniana, il film segna l’importante fusione che si crea tra arte e vita. Infatti Chaplin perderà, poco prima dell’inizio della lavorazione, il suo primo figlio nato con differenti deformazioni. È come se la speranza nel cambiamento, tema della pellicola, avesse avuto un eco non indifferente nella sua vita se si pensa che, da una parte la sua vita privata si deteriorava andando verso il divorzio, dall’altra il successo che il film gli valse.


All’interno della sua autobiografia scrisse: “A un amico Joseph Conrad scrisse così: che la vita gli dava l'impressione di essere un topo cieco con le spalle al muro incapace di sfuggire a una solenne bastonatura. La similitudine potrebbe attagliarsi benissimo alle brutte situazioni in cui finiamo tutti per trovarci, prima o poi. Ciò nonostante, per qualcuno gira il vento della fortuna, ed è questo che accadde a me.”
 

In fondo, l’arte è andata a salvarlo.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

9

 

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

9

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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