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School of rock

  • Titolo originale: School of rock
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2003
  • Regia: Richard Linklater
  • Genere: Commedia, Musicale
  • Durata: 108 min.
  • Cast: J. Black (Dewey Finn), M. White (Ned Schneebly), J. Cusack (Rosalie Mullins), S. Silverman (Patty Di Marco), A. Pascal (Theo), M. Cosgrove (Summer Hathaway), R. Brown (Katie), R. Tsai (Lawrence), M. Hassan (Tomika), C. Hale (Marta), A. Allen (Alicia), J. Gaydos Jr. (Zack Monneyham), K. A. Clark (Freddy Jones)
  • Sceneggiatura: M. White
  • Soundtrack: C. Wedren
  • Fotografia: R. Stoffers
  • Montaggio: S. Adair
  • Distribuzione: Paramount Home Entertainment
  • Uscita in sala: 02.04.04
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Il chitarrista Dewey Finn nutre un odio viscerale verso il sistema e ha un’autentica venerazione per il rock. Squattrinato e senza lavoro, si sostituisce con l’inganno all’amico Ned e accetta una supplenza in una prestigiosa scuola elementare. Dewey non ha idea di che cosa significhi insegnare, ma riesce a incuriosire i suoi piccoli allievi. E quando li sente suonare nell’orchestra della scuola, decide di trasformare quei giovani prodigi in un guppo rock.
  • Voto redazione:
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(3 Voti)

Scritto da Simone Sampaolesi

Una passione incontaminata trova sempre il modo di fluire lungo le stupefacenti rapide della creatività

 

Quando, nel 2004, “School of rock” uscì nelle sale italiane, si diffuse la tendenza a catalogare il film di Richard Linklater come la versione musicale de “L’attimo fuggente”.
 

In effetti il canovaccio alla base della trama si basa sui medesimi presupposti: un insegnante (o presunto tale, in questo caso) “irrompe” in una scuola prestigiosa in cui vigono metodi d’insegnamento rigidissimi e stravolge l’ordine costituito di una classe; inoltre il film è dominato da un istrione del cinema in gran forma, per quanto sia complicato paragonare il talento di Jack Black con quello irraggiungibile del compianto Robin Williams.
 

Ciò premesso, “School of rock” è tutto un altro genere di film, perché Linklater imbocca volutamente la via della leggerezza per raccontare la storia scritta da Mike White. Il piano su cui sviluppa la sceneggiatura è terreno fertile per Jack Black, leader - nella vita reale - della band dei Tenacious D, capace quindi di destreggiarsi con naturalezza nel ruolo di un’icona del rock in crisi.
 

Jack Black mette al servizio di Linklater ogni parte del corpo, prestando una mimica formidabile e una presenza sciamanica a Dewey Finn, il protagonista del film. La corporeità debordante dell’attore statunitense domina la scena senza soluzione di continuità. Accanto al frontman carismatico si muove un coro di piccoli talenti incontaminati, in cui campeggiano le più svariate caratterizzazioni. Due personaggi bizzarri, per quanto di contorno, completano un quadro spassoso:  Ned Schneebly  (Mike White, anche sceneggiatore del film), il coinquilino e amico di Finn, uomo timido e sottomesso a una compagna autoritaria; la direttrice Rosalie Mullins (Joan Cusack), una donna nevrotica e impacciata che nasconde un’anima ribelle.
 

Il film si nutre dello scambio osmotico che si realizza fra Dewey e i ragazzi: questi ultimi entrano in contatto con culture musicali sconosciute, in grado di ampliare il loro modo di percepire e interpretare la realtà; Dewey si arricchisce liberandosi per gradi di quella subdola ricerca del successo che domina – persino a livello inconscio - il mondo degli adulti.
 

La regia di Linklater è semplice e lineare: il regista americano non si abbandona a ridondanze di sorta, ma procede senza intoppi lungo il percorso musicale tracciato dai pezzi di band quali i Doors, i Rolling Stones, i Black Sabbath, i Deep Purple,  gli Ac/Dc, i Led Zeppelin, i Velvet Underground, che forniscono un ritmo incalzante e frenetico all’opera.  Il prodotto finale è una commedia divertente, trascinante, che disegna più di un sorriso sul volto dello spettatore.
 

School of rock” è un film di grande attualità: la nostra è un’epoca profondamente cristallizzata, un’epoca in cui servirebbe una scossa simile a quella che condusse alla rivoluzione culturale degli anni 60 per uscire dall’empasse. La musica rock nacque infatti come forma di battaglia per i diritti civili e di espressione rivoluzionaria, per abbattere il muro del potere, dell’ipocrisia, della morale, delle apparenze e dei formalismi che dominavano l’America puritana degli anni '50 (e non solo). Rompere gli schemi significa inseguire un sogno apparentemente utopico, riscoprire una libertà incondizionata, abbattere i cliché, uscire dai percorsi convenzionali per recuperare l’aspetto più istintivo dell’essere umano.
 

Il film trasmette la voglia di rivalsa, la rabbia positiva, la gioia liberatrice del rock e la consapevolezza di una storia a tratti inverosimile non pesa sul giudizio finale:  spesso le storie incredibili nascondono messaggi importanti, e “School of rock” è portatore sano di brio e speranza.
 

I bambini – esseri umani in itinere -  rappresentano  la speranza allo stato puro, in quanto scevri dai condizionamenti che il sistema impone ai suoi membri, hanno la capacità di seguire un sogno in quanto tale, senza l’assillo del risultato finale, senza un fine di scorta cui dover affidare le proprie motivazioni.
 

E’ la prima volta che i Led Zeppelin accettano di prestare un loro brano al cinema: ciò è accaduto grazie al contributo determinante di un video girato dallo stesso Linklater in cui Jack Black, davanti a mille fan in delirio, prega Robert Plant & Co. di concedergli di utilizzare il brano “Immigrant song” per il film. Una storia nella storia, che accresce il fascino dell’ennesimo prodotto vincente del cinema indie.
  

 

Voti della redazione

 

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Alessia Paris

7

Greta Colli

8

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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