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Seven

  • Titolo originale: Se7en
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1995
  • Regia: David Fincher
  • Genere: Thriller
  • Durata: 122 min.
  • Cast: M. Freeman (Det. William Somerset), B. Pitt (Det. David Mills), G. Paltrow (Tracey Mills), K. Spacey (John Doe), J. C. McGinley (California)
  • Sceneggiatura: A. K. Walker
  • Soundtrack: H. Shore
  • Fotografia: D. Khondji
  • Montaggio: R. Francis-Bruce
  • Distribuzione: Warner Bros Italia
  • Uscita in sala: 22.09.95
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: 7 peccati capitali: ognuno di questi è il contrappasso delle vittime del serial killer John Doe. I detective Somerset e Mills indagano, ma soprattutto sono messi alla prova dall’assassino moralista e inafferrabile.
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Paolo Ottomano

I personaggi sono in lotta con se stessi per cercare un posto nel mondo che non hanno ancora trovato o un’occasione che hanno già mancato.

 

Una serie di omicidi, che è facile ricollegare ai sette peccati capitali e dei quali gli stessi personaggi comprendono la natura nella prima ventina di minuti, danno il benvenuto al nuovo detective della città, David Mills (Brad Pitt) e saluta forse definitivamente il vecchio, William Somerset (sic!), impersonato da Morgan Freeman. È Se7en, opera seconda di David Fincher, che pare confermare la regola per cui è proprio la seconda fatica, di solito la più difficile, a raccontare meglio la personalità del regista.
 

Se7en è tante cose insieme. È un noir, nel soggetto e nella sua rappresentazione visiva: una coppia di investigatori deve risolvere una catena di omicidi, e ci fosse un solo giorno (a dire il vero uno ce n’è, ed è il giorno del giudizio) in cui non piove, gli interni sono sempre troppo bui e i volti dei personaggi non sono sopraffatti dall’ombra. È un romanzo di formazione perché sono chiaramente distinguibili la figura di un mentore, Somerset, il solo a vestire un impermeabile e un cappello à la Humphrey Bogart, e di un ragazzo che non imparerà la lezione che gli viene impartita, Mills. È un film tipicamente hollywoodiano, in equilibrio tra appeal da blokbuster (basta solo considerare il cast, che include anche Gwineth Paltrow e Kevin Spacey) e impronta autoriale, che si manifesta nel mondo grottesco che circonda i personaggi, in cui nulla c’è al di fuori della scena del crimine, dell’ufficio o biblioteca, della propria casa anch’essa meno accogliente di come sembra. È un thriller a tratti splatter e vagamente esoterico, che non si nega la carta della simbologia religiosa e dei riferimenti letterari, dosati però senza eccessi. È, infine, un film dalla struttura cronometrata; di quelli che i guru della sceneggiatura americana userebbero come esempio di tempismo nelle svolte narrative, alcune delle quali – com’è giusto che sia – si comprendono solo a posteriori.
 

La peculiarità narrativa di Se7en è che, pur risultando talvolta didascalico e a tratti prevedibile, conserva comunque gran parte del suo fascino: perché la domanda che siamo spinti a porci non è cosa succede, ma dove, quando, come e chi.


In uno scenario che, descritto così, potrebbe apparire un miscuglio confuso ma che in realtà è un’amalgama equilibrata, tutti i personaggi sono in lotta con se stessi, prim’ancora che con gli altri, per cercare un posto nel mondo che non hanno ancora trovato, un’occasione che hanno già mancato o che si lasceranno sfuggire. Somerset non si è mai sposato ed è perennemente in bilico tra il rimpianto e l’autostima, Mills è sempre troppo arrogante e frettoloso per capire davvero cosa gli succede intorno, ma non manca di un’insperata saggezza quando elargisce al suo alter-ego l’unico consiglio che può dargli: prendere esempio da lui, e non mentire a se stesso. La moglie di Mills, precipitata in una città che non si cura di lei e di tutto ciò che si porta dentro, tenta disperatamente di comunicare con qualcuno, ma non riuscirà a plasmare con le proprie mani il suo destino.
 

John Doe, infine, l’anonimo killer fastidiosamente moralista di cui vediamo i connotati solo nel finale, è anch’egli una vittima del gioco perverso che lui stesso ha creato. Ma lo è per scelta, come ci ricorda William Somerset. E lo stesso Somerset, che ha deciso di abbandonare il mestiere, sarà ancora in grado di tener fede alla sua promessa?

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Paolo Ottomano

8

 

Alessia Paris

8

Greta Colli

8

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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