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The game

  • Titolo originale: The Game
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1997
  • Regia: David Fincher
  • Genere: Thriller
  • Durata: 128 min.
  • Cast: M. Douglas (Nicholas), S. Penn (Conrad), J. Rebhorn (Jim), D.K. Unger (Christine), C. Baker (Ilsa)
  • Sceneggiatura: J. Brancato, M. Ferris
  • Soundtrack: H. Shore
  • Fotografia: H. Savides
  • Montaggio: J. Haygood
  • Distribuzione: Cecchi Gori Distribuzione
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Nicholas riceve dal fratello Conrad uno strano regalo di compleanno: l’accesso a un club riservato che gli promette un piacevole e sconosciuto intrattenimento. Ma il gioco s’invischia pericolosamente nella sua vita, e Nicholas non riesce a liberarsene.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Paolo Ottomano

The Game: la messa in scena di un gioco perverso, snervante, che porta i suoi personaggi al limite della sopportazione e ai confini del razionale.

 

Un film di David Fincher è spesso riconoscibile dalla scelta del soggetto: magari diverso dagli altri a una prima occhiata, ma legato alla sua produzione passata e futura - possiamo dirlo, un po’ scorrettamente, col senno di poi -. Sicuramente la caratteristica più evidente è la messa in scena di un gioco perverso, snervante, che porta i suoi personaggi al limite della sopportazione e ai confini del razionale. Il caso più famoso è quello di Fight Club, comunque un adattamento dal libro omonimo di Chuck Palahniuk, ma anche Se7en seguiva un simile meccanismo ludico e macabro. The Game, invece, rappresenta la corrispondenza più esplicita con questo modello desunto: il multimilionario Nicholas Van Orton (Michael Douglas) riceve un curioso regalo di compleanno dal fratello Conrad (Sean Penn): l’iscrizione a un club che si nasconde dietro l’acronimo CRS, che sembrerebbe un curioso e un po’ maniacale divertissement per ricconi così indaffarati da aver bisogno che qualcun altro si preoccupi del loro tempo libero, insinuandosi nelle loro vite senza che questi nemmeno se ne accorgano.
 

Il primo segnale che il gioco è cominciato è un clown che Nicholas trova sul selciato, davanti alla porta d’ingresso della sua casa, nella stessa posizione in cui era suo padre quando cadde suicida dal tetto, parecchi anni prima. Da quel momento in poi una serie di eventi in apparenza casuali ma sempre pericolosi e imbarazzanti, cominciamo a monopolizzare la vita del protagonista, e tutto fa parte del gioco. Il mezzobusto del telegiornale parla direttamente a lui; un uomo sembra morirgli davanti agli occhi ma, non appena l’ambulanza raggiunge l’ospedale, il personale sparisce di colpo e salta la corrente; un tassista lo conduce dritto nell’oceano. Persino il fratello lo accusa di averlo incastrato nel suo stesso gioco, affermando che il CRS gli sta dando la caccia nonostante lui abbia pagato un extra per far terminare il gioco. Siamo un po’ confusi, ma per fortuna questo stato è sorretto da una tensione che solo ogni tanto accusa dei cali, per poi capovolgere una situazione senza darci nessun indizio.
  

È un meccanismo opposto a quello di Se7en: se lì immaginavamo cosa ma non dove e quando sarebbe successo, qui non sappiamo nemmeno il cosa accadrà. Senza voler dare lezioni morali, ma solo divertendosi nell’intrecciare dei fili nel modo più complesso possibile, Fincher vuole anche ricordarci che quando il gioco dura troppo e ci porta all’esasperazione, commettiamo degli errori. Sarebbe un finale giusto, coerente: la sua scelta, invece, è quella di cambiare ancora una volta direzione, rendendo tutto il film un po’ gratuito, trascinando la partita all’infinito e concedendo al protagonista solo un bello spavento. Perché?

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Paolo Ottomano

7

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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