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Synecdoche New York

  • Titolo originale: Synecdoche New York
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2008
  • Regia: Charlie Kaufman
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 124 min.
  • Cast: P. S. Hoffman (Caden Cotard), C. Keener (Adele Lack), M. Williams (Claire Keen), S. Morton (Hazel), J. J. Leigh (Maria), E. Watson (Tammy)
  • Sceneggiatura: C. Kaufman
  • Soundtrack: J. Brion
  • Fotografia: F. Elmes
  • Montaggio: R. Frazen
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Uscita in sala: 19. 06. 14
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Caden, il protagonista, è un regista teatrale. Va dal dentista e scopre che c'è qualcosa di sbagliato in lui, ma qualcosa di natura sconosciuta. Il film affronta temi come la natura della famiglia, della casa e delle relazioni fra uomo e donna. Il film comincia ad offuscare la natura del reale e della rappresentazione, coerentemente con le prime opere di Kaufman.
  • Voto redazione: 8+
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Scritto da Elena Usai

Miliardi di persone al mondo e nessuna di loro è una comparsa, ognuno è protagonista della sua storia.

 

Com’è che il tempo scorre su un orologio dipinto con il gesso su una città costruita a somiglianza della vita osservando silenziosa la solitudine dell’artista che come un fantasma privato del proprio lenzuolo usato per celarsi vaga perso nelle strade da lui stesso immaginate, da lui stesso realizzate. La vita scorre, i lineamenti assumono quelle pieghe delle ore trascorse in una tela di sogni, paure ed aspirazioni utopiche. Gli attimi scorrono come scorre il cammino di colui che ricerca sé stesso sostituendosi in comparse a sua immagine e somiglianza. Ogni cosa muore ed ogni petalo viola cade dinanzi ai suoi occhi stanchi.
 

Un pensiero echeggia nella mente: “la maggior parte del tempo lo passi da morto o prima di nascere. Ma mentre sei vivo, aspetti invano, sprecando anni, una telefonata o una lettera o uno sguardo da qualcuno o qualcosa che aggiusti tutto. E non arriva mai oppure sembra che arrivi ma non lo fa per davvero. E così spendi il tuo tempo in vaghi rimpianti o più vaghe speranze perché giunga qualcosa di buono. Qualcosa che ti faccia sentire connesso, che ti faccia sentire completo, che ti faccia sentire amato. È la verità è che sono così arrabbiato e la verità è che sono così triste, e la verità è che ho sofferto, per un tempo lunghissimo, per quello stesso tempo in cui ho fatto finta di essere ok, giusto per andare avanti, giusto per, non so perché, forse perché nessuno vuole sapere della mia tristezza, perché hanno la loro e la loro è troppo opprimente per permettere di starmi a sentire o di curarsi di me.”
 

Charlie Kaufman, sceneggiatore di Eternal Sunshine of the Spotless Mind ed Essere John Malkovich prosegue il suo viaggio nell’infinito animo dell’essere umano. Perché è dell’infinito che bramiamo, è di quel luogo in cui ogni attimo è colto e dove sentirsi completo non è sinonimo di utopia ma realtà, dove la valanga di emozioni che improvvisamente ci investe può essere condivisa e, nella condivisione, accettata.
 

Si può organizzare lo spettacolo della vita? Questo è il nucleo intorno al quale ruota Synecdoche New York, debutto alla regia di Kaufman con la magistrale interpretazione di Philip Seymour Hoffman. Il regista teatrale, protagonista della surreale storia, mette in scena quella che è la sua vita trasponendola tra le pareti di carta che nel pieno della notte divengono il rifugio in cui comprendere sé stesso. L’inverno non è mai tanto freddo quanto la solitudine che raggela il suo corpo spingendolo verso l’incomprensione con l’altro che lo circonda. 
 

L’opera prima di Kaufman è un capolavoro dotato di surrealismo e angoscia perpetua che attraverso la figura retorica da cui prende il titolo esprime un’idea usando una parola di significato più ampio o meno ampio di quella propria. La luna cala e il sipario chiude quel cerchio non infinito che è la vita.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

 

Alessia Paris

7½ 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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