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Cuore selvaggio

  • Titolo originale: Wild at heart
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1990
  • Regia: David Lynch
  • Genere: Drammatico, Thriller, Grottesco
  • Durata: 127 min.
  • Cast: N. Cage (Sailor Ripley), L. Dern (Lula Pace Fortune), D. Ladd (Marietta Fortune), W. Defoe (Bobby Peru), H.D. Stanton (Johnnie Farragut), G. Zabriskie (Juana Durango), I. Rossellini (Perdita Durango), J.E. Freeman (Marcelles Santos), C. Glover (Cugino Dell), Sheryl Lee (La strega buona), Sherilyn Fenn (Ragazza dell'incidente)
  • Sceneggiatura: D. Lynch
  • Soundtrack: A. Badalamenti
  • Fotografia: F. Elmes
  • Montaggio: D. Dunham
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata assolutamente
  • Trama: Sailor Ripley, in libertà vigilata, scappa con la giovanissima Lula Pace, una ragazza sbandata, sempre in preda agli incubi in seguito a uno stupro subito quando era appena adolescente. Lula è fuggita di casa per sottrarsi al dispotismo dell'eccentrica madre, sgualdrina ubriacona e dissoluta, e ora si rifugia fra le braccia di Sailor, colpita da una passione fatale. I due si propongono di raggiungere il Texas, dove Sailor conta di poter sfuggire ad ogni controllo della giustizia ma Marietta, la madre di Lula - rifiutata da Sailor cui si è offerta senza reticenze - sguinzaglia alle calcagna dei due i suoi killer ex-amanti, per recuperare la figlia ed eliminare Sailor. Palma d’oro al festival di Cannes.
  • Voto redazione:
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(5 Voti)

Scritto da Simone Sampaolesi

E' un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sè un cuore selvaggio.

 

Cuore selvaggio è il quinto lungometraggio di David Lynch. Il regista lo realizza nel 1990, prendendo spunto dal libro omonimo di Barry GiffordLynch sceglie il profondo e polveroso sud degli Stati Uniti quale location luciferina per la fuga d’amore dei due protagonisti. La fenomenologia della vicenda è palese sin dal principio: Sailor (Nicolas Cage) e Lula (Laura Dern) sono insieme ad un party, nemmeno il tempo di una battuta e il ragazzo viene assalito; una violenza inaudita si innesca a bruciapelo, Sailor reagisce e uccide brutalmente il suo aggressore, frantumandogli il cranio sotto gli occhi indemoniati di Marietta (Diane Ladd), la madre di Lula, che già domina il proscenio al culmine di una scalinata rosso sangue. Quando Sailor - due anni dopo - uscirà di galera, troverà Lula ad attenderlo. I giovani amanti si mettono in viaggio verso New Orleans, e sulle loro tracce si allungano le ombre mortifere dei tirapiedi di Marietta.
 

Lula e Sailor sembrano due bambini dispersi in un mondo crudele: lei è una sognatrice disincantata al cospetto di una parata di mostri e della madre, che controlla la sua vita come una feroce burattinaia;  lui, incapace di controllarsi o ponderare il peso delle proprie azioni, ha un approccio ludico e impulsivo all’esistenza. Lula sembra un personaggio dei fumetti. E’ una procace Lolita, sensualissima e flessuosa negli abiti succinti sotto cui inarca il corpo slanciato; ma è anche la Dorothy del Mago di Oz:  scarpette rosse e chewing gum, Lula scappa dalle fiamme di un passato nebuloso, dalle molestie subìte in famiglia da ragazzina, dalla strega dell’est (sua madre) che la insegue a cavallo di una scopa nelle notti americane.  Come Dorothy, la protagonista femminile di “Cuore selvaggio” è in cerca di un mondo migliore, in cui poter amare Sailor. Lula rappresenta l’innocenza. Sailor d’altro canto è un personaggio caricaturale, un Elvis sui generis che si identifica in un abbigliamento invariabile: la giacca di serpente è il simbolo della sua individualità e lo consacra a livello iconografico al ruolo di eroe.  Egli non ha avuto una guida familiare e non si cura delle leggi e dei meccanismi che regolano il sistema.  Sailor rappresenta la libertà incondizionata.
 

I due amanti guidano con la capote aperta mentre fuori piove,  e sognano e ballano e fanno l’amore mentre il fuoco divampa tutto intorno, esorcizzando un pericolo di cui non comprendono appieno l’entità.  Ma il mostro si annida e l’inganno è ovunque: è un mondo spietato, che non mantiene la parola data, un mondo di cui non ci si può fidare. Lula e Sailor formano una “coppia di idioti” –come la definì Lynch-  che funziona perché sostenuta da un amore che si alimenta senza pause. Sono ingenui e disillusi ma veri e si accettano reciprocamente per quello che sono. Sono animali selvaggi, cui interessa soltanto potersi amare senza restrizioni. Ma la realtà è intrisa di un’insania dilagante, che mira a trascinare nella medesima spirale gli amanti, come se l’interferenza “buona” del loro legame rappresentasse una minaccia. Lo scenario ritratto da Lynch è un contesto folle, un inferno in terra, e il fuoco ne delimita e sfuma i contorni : le vite dei protagonisti bruciano e paiono eternamente in bilico, in balia degli elementi e degli uomini. Il bene e il male si fronteggiano in campo aperto e si distanziano o sovrappongono negli impeti convulsi ed elastici dettati dal montaggio. La violenza è l’elemento ricorrente del film: esplode di notte o in pieno giorno, sia che infuri spontaneamente, sia che venga provocata , ma pare una componente ineluttabile, un mantello nero che avvolge il presente e il futuro di Sailor e Lula.
 

Cuore selvaggio” è un carrozzone circense che sfila senza posa, mostrando un campionario di personaggi eccentrici senza precedenti: Lynch ne fa generoso sfoggio colmando di figure bizzarre ogni pertugio visibile dell’opera. La mefistofelica Marietta, una megera in preda all’alcol e alla brama di vendetta, muove i fili della vicenda dalle retrovie, scatenando i suoi demoni per uccidere Sailor. E’ un personaggio spaventoso e decisivo perché dalla sua volontà scaturiscono l’ingaggio del pavido e romantico Johnny Farragut (Henry Dean Stanton) e dello spietato Marcelles Santos (J.E. Freeman), amante e complice di Marietta in passato. Tale scelta in particolare scatena conseguenze irreversibili: due monete d’argento contengono simbolicamente il destino nefasto e inappellabile degli uomini, un destino recapitato a un terzetto da brividi: la sadica e perversa Juana Durango (Grace Zabriskie), sguardo allucinato e instabile con una zoppia meccanizzata; la sua ombra menomata e sghemba proietta in chiaroscuro una silhouette raccapricciante. La languida Perdita Durango (Isabella Rossellini), regina di doppiezza e ambiguità, che dissimula la verità rompendo un patto d’onore con Sailor. E Bobby Peru (Willem Defoe): denti sfatti, viso tirato, ghigno maledetto e animalesco, una mina vagante pronta a esplodere in ogni momento, Bobby è il male in persona, mandato a rubare l’innocenza di Lula. Un personaggio al limite, che oscilla freneticamente fra il sarcasmo e la pazzia, che corre sempre sul filo delle possibilità, che insinua il dubbio, strisciando fra gli amanti e le loro candide convinzioni. Indimenticabili infine Dell (un sorprendente Crispin Glover), il cugino matto di Lula, con strane abitudini sessuali e una fissazione delirante per il Natale; lo svitato (Freddie Jones),  che vaneggia sui piccioni in un breve cammeo, e il circolo di mentecatti di Big Tuna.
 

Altrettanto innumerevoli le immagini che meritano una menzione. La scena notturna in cui Sailor rivela il suo passato a Lula: "Ognuno ha un grande segreto ma sul resto non ti ho mai mentito" sulle note di “Wicked game”, prima che i due si imbattano in un terribile incidente d’auto, che rimane impresso a causa dell’intenso pathos che fluisce come il sangue nero e denso dalla bocca della vittima in stato di shock (Sherilyn Fenn). “Perché ci è capitato tutto questo?” – grida Lula a Sailor prima di scomparire nelle tenebre. L’incontro intimo fra Lula e Bobby Peru: la morsa d’acciaio dell’uomo, il primo piano ossessivo della sua bocca che ansima feroce su quella di lei, il cedimento di Lula. Nella scena si esprime un gioco di forze ancestrali in sottile equilibrio, una tensione psicologica e fisica che poi crolla come un castello di carte non appena Bobby allenta la presa. La grottesca scena della rapina: Sailor grida per scaricare l’adrenalina, Bobby spara in ogni direzione, mentre un cane esce dal retro con una mano in bocca: è la mano di un vecchio che frattanto la cerca in un lago di sangue, mentre un amico lo rassicura seraficamente sul fatto che glie l’avrebbero riattaccata. Ma la scena più emblematica dell’opera è quella in cui Lula e Sailor inchiodano la Cadillac a bordo strada e ballano selvaggiamente, sollevando la sabbia del deserto e scacciando via il dolore in una sorta di atto sciamanico. La scena inizia con un brano anni 30 e Lula intenta a far la sciantosa col vecchio gestore di una pompa di benzina; poi la radio vomita una raffica di notizie indigeribili e un pezzo di speed metal annuncia la danza tumultuosa, finchè la musica di Strauss - dolce e maestosa - e il sole al tramonto suggellano l’abbraccio disperato e indissolubile degli amanti.
 

Le fiamme dominano e quasi offuscano il punto di vista dello spettatore, la fotografia è luminosa, a tratti accecante, e la colonna sonora rappresenta la chiave di volta e di lettura del film, perché è il suono che non solo fornisce il ritmo alla vicenda, ma anche scandisce e accentua i momenti di bellezza o terrore; è la musica che cresce e si placa sui movimenti improvvisi dei protagonisti, sui capovolgimenti imprevedibili di un film che pare diretto al centro stesso dell’abisso. “Cuore selvaggio” è una favola dark on the road, una storia d’amore e follia sullo sfondo di un orrore che domina incontrastato, fino al momento risolutore: quando tutto sembra perduto, si accende l’ennesima rissa; Sailor perde i sensi, e la strega buona gli appare in sogno mostrandogli la via dell’amore. Come spesso accade nei film di Lynch, la verità e la soluzione finale si nascondono in tutto ciò che si muove e respira oltre l’apparenza stringente delle cose: nella dimensione onirica l’inconscio assume le sembianze della fata Glinda e suggerisce a Sailor che è Lula l’unica donna cui valga la pena cantare “Love me tender”.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Simone Sampaolesi

8½

 

Alessia Paris

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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