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L'arte della felicità

  • Titolo originale: L’arte della felicità
  • Paese: Italia
  • Anno: 2013
  • Regia: Alessandro Rak
  • Genere: Animazione
  • Durata: 77 min.
  • Cast: L. Acolla (Padre di Sergio ed Alfredo), L. Amato (Sergio Cometa), N. Paone (Alfredo Cometa), J. Ichikawa (Antonia), R. Carpentieri (Zio Luciano Cometa), A. Funaro (Speaker radiofonico)
  • Sceneggiatura: A. Rak, L. Stella, N. Barile, P. Tortora
  • Soundtrack: A. Fresa, L. Scialdone
  • Fotografia: n.p.
  • Montaggio: M. Guarnieri
  • Distribuzione: Cinecittà Luce
  • Uscita in sala: 23.11.13
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Sergio è un tassista napoletano che, sotto una pioggia incessante, porta i suoi clienti per la città, sempre più degradata. Al contempo cerca di metabolizzare la morte del fratello, partito per il Tibet dieci anni prima e mai tornato. Sui sedili del suo taxi si avvicendando un cantante, un speaker della radio, un vecchio zio e altri personaggi che recano ognuno una traccia del fratello scomparso. Sergio si fa così trascinare dal taxi e dai ricordi, nonché dalla musica prodotta col fratello. Quindi si siede al pianoforte e inizia a realizzare i suoi sentimenti nelle note che credeva perdute.
  • Voto redazione:
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(2 Voti)

Scritto da Elena Usai

Vedere il mondo in un granello di sabbia e il cielo in un fiore di campo. Tenere l’infinito nel palmo della tua mano e l’eternità in un’ora.


 Insegnamento buddhista
 

Un ponte si innalza tra il soleggiato Tibet e la piovosa Napoli. Sopra di esso sventolano bandierine colorate che creano attraverso il loro delicato movimento un legame tra due mondi, così vicini, così lontani. Ai due luoghi corrispondono due volti fraterni le cui strade si separarono percorrendo l’arte della felicità nascosta nella loro vita quotidiana. Chi decide di incontrarla presso l’ombra di una sequoia, chi, inconsciamente, le va incontro fra le strade cittadine ed il caos che le circonda. Chi in Oriente, chi in Occidente. Ciò che accomuna le radici della felicità singolarmente vissuta è il legame indissolubile tra gli elementi presenti sulla terra che tornano e ritornano ricercando il nucleo centrale dell’esistere comune.
 

Da una parte Alfredo, fratello maggiore che intraprende il viaggio della vita tra le montagne tibetane ed un japamala stretto fra le mani come compagno di lunghe meditazioni. Parte, lascia la sua città, il suo violino, per ricercare quel qualcosa che la materia non dona, praticando nella quiete del silenzio la compassione come mezzo per il raggiungimento della felicità spalancando la porta interiore del proprio io. Come affermò lo storico britannico Arnold J. Toynbee: “Si può dimostrare come l’arrivo del buddhismo in Occidente sia stato l’evento più importante del Ventesimo secolo”.


Una decisione non compresa da Sergio, fratello minore. D’altronde non è semplice capire perché le persone facciano le cose che fanno, la mente umana è una ragnatela complessa. Spesso si scopre che non vi sono spiegazioni semplici. In seguito alla partenza del fratello, Sergio abbandona la sinfonia della vita che cresceva dentro lui attraverso la sua musica prendendo anch’egli la decisione di cambiare cominciando a guidare un taxi, percorrendo giorno dopo giorno le strade di una Napoli abbandonata a sé stessa. Ma, niente avviene per caso, ogni decisione fa parte di un progetto che unisce l’intero spirito dell’universo.


La sua auto diviene custode di storie raccontate dai passeggeri. Storie di vita che si intrecciano permettendo alla porta interiore da lui murata di spalancarsi. Spalancarsi per affrontare ciò che l’uomo teme dal momento della sua nascita: la morte. Tutto ruota intorno al samsara, morte e rinascita si incontrano e si scontrano per permettere all’anima di tornare. “Ma qual è la sua casa? I pensieri sono catene? La città è una gabbia?”. L’eterno ritorno di cui narra la voce di uno speaker radiofonico che accompagna Sergio nel suo viaggio interiore e che gli dona la risposta alla domanda intorno alla morte del fratello: “è morto perché è nato”.
 

L’arte della felicità è la sintesi di due viaggi che, attraverso l’incontro tra il presente e il passato incoronato dal tuffo perpetuo nei ricordi del protagonista, ragiona sul futuro insito nell’anima di ogni essere umano. Tutto questo raccontato in un film d’animazione di delicata bellezza realizzato dal regista Alessandro Rak al suo primo lungometraggio sotto le direttive del produttore Luciano Stella e presentato come film d’apertura alla 28ma Settimana della Critica alla Mostra di Venezia. Tra simbolismi che contrappongono il sole e la pioggia costante, il viaggio come metafora della vita, scelte stilistiche che contano sull’ausilio di primi e primissimi piani sui visi dei protagonisti, il regista ci mostra l’arte del naufragio nei mari più oscuri della nostra mente e la possibilità di rinascita, in Tibet così come a Napoli.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

7½

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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