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Dune

  • Titolo originale: Dune
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1984
  • Regia: David Lynch
  • Genere: Epico, Fantascienza
  • Durata: 137 min.
  • Cast: K. MacLachlan (Paul Atreides), V. Madsen (Principessa Irulan), F. Annis (Lady Jessica), F. Jones (Thufir Hawat), S. Young (Chani), J. Prochnow (Duca Leto Atreides), K. McMillan (Barone Vladimir Harkonnen), B. Dourif (Piter DeVries), Sting (Feyd-Rautha), P.L. Smith (Rabban), M. Von Sydow (Dr. Kynes), A. Witt (Alia), D. Stockwell (Dr. Yueh), S. Mangano (Reverenda Madre Ramallo), S. Phillips (Rev. Madre Gaius Helen Mohiam), J. Ferrer (Imperatore Shaddam IV), R. Jordan (Duncan Idaho), L. Hunt (Shadout Mapes), E. McGill (Stilgar), J. Nance (Capitano Iakin Nefud), P. Stewart (Gurney Halleck)
  • Sceneggiatura: D. Lynch
  • Soundtrack: Toto, B. Eno
  • Fotografia: F. Francis
  • Montaggio: A. Gibbs
  • Distribuzione: UIP
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Nell'anno 10191, la potente Gilda Spaziale affida alla famiglia Atreides il governo di Dune, un pianeta inospitale ma luogo di raccolta del melange, una spezia dai poteri straordinari. Ma è una trappola, e gli Atreides vengono sterminati dagli Harkonnen, i nemici di sempre. Soltanto Paul e sua madre riescono a scappare nel deserto di Dune.
  • Voto redazione:
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(2 Voti)

Scritto da Simone Sampaolesi

Un uomo ha bisogno di nuove esperienze. Senza cambiamenti qualcosa si addormenta dentro di noi e raramente si sveglia. Il dormiente deve svegliarsi.

 

David Lynch realizza Dune nel 1984, dopo il grande successo riscosso con The elephant man. Lynch si cimenta con il primo episodio de Il ciclo di Dune, la serie di romanzi di Frank Herbert che rappresenta una delle maggiori opere di letteratura fantascientifica di tutti i tempi. Il lavoro titanico e capillare di Herbert ispirò l'universo della science fiction per anni: lo stesso George Lucas ne trasse ispirazione per la realizzazione di Guerre stellari.

 

Non è semplice parlare di questo film a causa del percorso travagliato che ha condotto alla sua realizzazione. Il progetto fu affidato inizialmente ad Alejandro Jodorowsky e poi congelato per l'obiettiva difficoltà ad adattare al grande schermo un romanzo così complesso e ricco di particolari. In un'epoca successiva, Dino De Laurentiis riprese in mano il progetto affidandolo a Lynch, che decise di curarne  la sceneggiatura interfacciandosi in prima persona con Herbert. Ma il regista compì un ingenuità rinunciando contrattualmente al montaggio finale del film a beneficio del produttore italiano, intenzionato a realizzare un kolossal e a ridurre quindi la durata del film. “Amo Dino ma non amo lavorare con lui. Per Dune aveva lui il final cut ed è stato un grande peccato. Mi portò quasi ad abbandonare il mondo del cinema. Per questo dico sempre che bisogna avere il final cut della propria opera. Se non lo avessi potrei morire” - dichiarò Lynch anni dopo. I tagli furono così consistenti (circa 75 minuti) da togliere continuità logica e sequenziale all'opera, che risulta frettolosa e frammentaria. La trama diventa a tratti incomprensibile e troppi avvenimenti sono concentrati e quasi sovrapposti in uno spazio assai limitato, soprattutto nella seconda parte, ma il film conserva fascino e intensità, nonostante l'opera rimanga in un certo senso incompiuta: “È vero che ci sono molte scene del film tagliate - spiegò poi il regista -  ma non c'è modo di riunirle tutte e creare il film che avrei voluto fare, visto che è fonte di diversi compromessi”.

 

Ciò premesso, nel prologo che tanto somiglia al principio e all'epilogo di The elephant man, il viso etereo della Principessa Irulan compare a intermittenza fra le stelle di Lynch, e la sua voce introduce il percorso ipnotico e irresistibile di Dune attraverso il vuoto e l'immensità dello spazio. “Il principio è un periodo di delicati equilibri. Sappiate che questo è l'anno 10191. L'universo conosciuto è governato dall'imperatore Padishah Shaddam IV, mio padre. In questo periodo la più preziosa e vitale sostanza dell'universo è il Melange, la spezia. La spezia allunga il corso della vita. La spezia aumenta la conoscenza. La spezia è essenziale per annullare lo spazio. La potente Gilda spaziale e i suoi navigatori - che la spezia ha trasformato nel corso di oltre 4000 anni - usano il gas arancione della spezia che conferisce loro la capacità di annullare lo spazio, e cioè, di viaggiare in qualsiasi parte dell'universo senza mai muoversi. La spezia esiste su un solo pianeta nell'intero universo conosciuto. Un arido e desolato pianeta con vasti deserti. Nascosta tra le rocce in queste zone desertiche vive una popolazione conosciuta come i Fremen, che attende secondo un'antica profezia l'avvento di un uomo, un messia, che li guiderà finalmente verso la vera libertà. Il pianeta è Arrakis, conosciuto anche come Dune”.

 

La trama si sviluppa attorno al controllo del Melange, la sostanza prodotta dal metabolismo dei vermi della sabbia di Arrakis.  Due casate hanno un ruolo fondamentale nella vicenda: gli Atreides del Duca Leto il Giusto (Jurgen Prochnow), e gli Harkonnen del Barone Vladimir Harkonnen (Kennet McMillan). I primi vengono chiamati dall'Imperatore a governare Arrakis e ad occuparsi dell'estrazione della spezia; dietro la missione si cela però una trappola architettata dagli Harkonnen col sostegno dell'Imperatore, per sterminare la famiglia Atreides e in particolare Paul (Kyle MacLachlan), il figlio del Duca, considerato una minaccia dalla Gilda e dalle streghe Bene Gesserit.  La sorte di Leto è segnata, ma Paul e la madre riescono a scappare e si rifugiano nel deserto, dove trovano asilo in seno alla comunità Fremen.
 

Caladan, il pianeta degli Atreides, è un luogo in cui regnano armonia e giustizia, un mondo nobile e virtuoso, dominato dalle acque degli oceani; Leto è un sovrano amato dai sudditi e suo figlio Paul ha beneficiato del rigido addestramento di grandi precettori e degli insegnamenti della madre Jessica (Francesca Annis), membro della sorellanza Bene Gesserit, le sacerdotesse che beneficiano a livello genetico di tutta la conoscenza accumulata dalle proprie antenate.  Giedi Primo al contrario è la dimora del caos e della follia degenerata degli Harkonnen: è un mondo tetro, distopico, dominato da atmosfere putride e sature di morte; è un inferno costruito ad immagine e somiglianza del sadico e perverso Barone Vladimir, in mostra mentre cura le sue pustole purulente o delira volteggiando a mezz'aria o nell'atto di sacrificare al suo piacere un imberbe fanciullo sotto gli occhi dissennati dei nipoti. Lynch crea così un solco visivo e concettuale immediato fra i due ambienti, che rappresentano il bene e il male, elementi predominanti nella sua filmografia.

 

Ma dietro gli antichi dissapori che dividono Atreides e Harkonnen è la Gilda Spaziale - organizzazione che detiene il monopolio dei trasporti nell'universo - a dirigere le operazioni e a manovrare persino l'Imperatore. I navigatori di terza generazione- uomini mutati in larve dopo secoli di esposizione alla sostanza- grazie alla spezia fecondano di luce la materia e annullano lo spazio, garantendo alla Gilda il controllo assoluto del commercio e delle comunicazioni interspaziali. Le larve - esseri supremi e dotati di preveggenza - e le reverende madri della sorellanza considerano gli Atreides un pericolo per la gestione della spezia e perciò li condannano a morte.

 

Il film è incentrato sul percorso di crescita di Paul Atreides: egli acquista forza e consapevolezza grazie al contatto con la spezia. I suoi incubi anticipano gli eventi, la realtà si dipana nella sua mente ancor prima che nei fatti, che quasi perdono significato. Le immagini relative alla dimensione onirica del giovane Atrides sono allucinazioni in cui acqua, vita e tempo si fondono insieme alla voce di Paul, che si ripete in sottofondo come un mantra ipnotico, producendo l'effetto di un incantesimo. La spezia nasconde un grande segreto, cui sono connessi lo spazio, il tempo, la conoscenza. Solo un uomo sarà in grado di controllarla senza soccombere: colui che supererà il rito di passaggio, bevendo l'acqua della vita per rinascere come Kwisatz Haderach, il Messia, “colui che abbrevia la strada”, piegando spazio e tempo alla propria volontà. Egli diverrà spazio e tempo, in una sorta di legame inesauribile con le forze che legano e muovono l'universo. Paul potrebbe essere quell'uomo, capace di guidare i Fremen alla jihad e impossessarsi di Arrakis, di controllare la spezia, di eliminare la corruzione del suo tempo e ristabilire l'ordine nell'universo. Ecco perché rappresenta una minaccia per i grandi poteri costituiti.

 

Mutano le proporzioni ma la narrazione è riconducibile all'uomo d'oggi. Le logiche economiche dominano gli interessi delle popolazioni e scatenano guerre fratricide in nome degli interessi delle lobby. Inoltre Dune ritrae un ipotetico futuro apocalittico del pianeta Terra. Arrakis è un pianeta deserto, dove l'acqua e le risorse scarseggiano; i territori sono impervi e i Fremen sono popolazioni tribali costrette a vivere all'interno di caverne scavate nella roccia. L'aspetto ecologico è rilevante nel film: i Fremen rappresentano i custodi delle ultime risorse disponibili, e sono sopravvissuti in condizioni avverse grazie a tecnologie rudimentali ma efficaci. Le tute Fremen grazie a cui i preziosi liquidi corporei vengono riciclati nell'organismo sono l'emblema di questa rivoluzione socio-culturale. La società del futuro viene descritta da Lynch come un sistema feudale su larga scala, nel senso che ai feudi corrispondono interi pianeti. Gli ambienti mutano continuamente, e nel film convivono stili architettonici assai diversi. Le imponenti scenografie di Anthony Master (2001: Odissea nello spazio) e gli effetti speciali di Carlo Rambaldi rappresentano elementi di pregio, per quanto l'occhio abituato alle odierne rappresentazioni fantascientifiche potrebbe far fatica a calarsi nel cosmo lynchiano. Gli occhi blu dei Fremen - per fare un esempio -  sembrano dipinti a mano sulla pellicola come nel cinema dei primordi. In realtà il film trae beneficio dal contrasto fra l'ambientazione futuristica da un lato, gli effetti visivi retrò e gli interni e i costumi di ispirazione ottocentesca dall'altro, che donano all'opera una conformazione epica. Il ruolo della colonna sonora è centrale e la coesistenza di atmosfere sonore contrapposte, che svariano dalla musica sinfonica al rock, contribuisce ad accentuare la riuscita mescolanza fra vecchio e nuovo.

 

Dune è un viaggio surreale nello spazio e nel tempo: l'universo somiglia a un ventre gravido di vita, il gas prodotto dalla spezia annulla lo spazio nel brodo primordiale della creazione. E' un'opera estraniante, come la tecnica che consente al protagonista di modificare la materia al vibrar delle corde vocali. Le pieghe senza fine delle dune di Arrakis accarezzano e stordiscono lo spettatore fino a comporre miraggi dentro altri miraggi, come in un gioco di specchi. Le immagini fluiscono compenetrandosi in una catarsi visiva. Dune è un viaggio nella psiche, nel sogno, è la trance indotta dalla spezia, è una filastrocca incantatrice, è la sintesi delle paure profonde legate alla sfera istintuale e alle origini della vita, è la memoria genetica dell'umanità, è un'ipotesi di superamento dei limiti conosciuti e delle leggi dell'universo.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Simone Sanpaolesi

7½

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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