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Il caso Moro

  • Titolo originale: Il caso Moro
  • Paese: Italia
  • Anno: 1986
  • Regia: Giuseppe Ferrara
  • Genere: Drammatico, Biografico
  • Durata: 110 min.
  • Cast: G.M. Volonté (Aldo Moro), M. Lozano (Eleonora Moro), S. Rubini (Giovanni Moro), M. Sbragia (1° brigatista), B. Zanin (2° brigatista)
  • Sceneggiatura: A. Balducci, G. Ferrara, R. Katz
  • Soundtrack: P. Donaggio
  • Fotografia: C. Bazzoni
  • Montaggio: R. Perpignani
  • Distribuzione: Columbia Pictures Italia
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Il nove maggio 1978 la tragica vicenda del rapimento di Aldo Moro si concludeva con l'assassinio dello statista ad opera di un nucleo delle brigate rosse, dopo cinquantacinque giorni di prigionia. Il film vuole essere la ricostruzione di questo periodo dell'epoca in cui, per la prima volta dopo tanti anni di lotta politica, il partito comunista italiano sarebbe dovuto entrare nella maggioranza parlamentare, esprimendo fiducia al Governo Andreotti.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Elena Usai

Comunicato numero nove delle Brigate Rosse: "Concludiamo… la battaglia iniziata il 16 marzo, eseguendo la sentenza a cui Aldo Moro è stato condannato."

 

“Io se fossi Dio, quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio, c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana è il responsabile maggiore di trent'anni di cancrena italiana. Io se fossi Dio, un Dio incosciente enormemente saggio, avrei anche il coraggio di andare dritto in galera, ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora quella faccia che era!” Partendo da questo estratto del singolo firmato Giorgio Gaber nel 1980 si può cominciare a delineare il delicato tratto con cui il regista Giuseppe Ferrara ha voluto dipingere, sotto la grande interpretazione di Gianmaria Volonté, l’Aldo Moro dei 55 giorni di prigionia politica attuata da una cellula rivoluzionaria delle Brigate Rosse nel periodo compreso tra il 16 marzo e il 9 maggio del 1978.

 

Delicato tratto perché con estrema oggettività e dal tocco cronachistico, tra messa in scena e filmati d’archivio tratti dai tg, Ferrara riesce a narrare quei giorni di tensione che hanno condotto l’Italia verso uno dei periodi più bui ma, allo stesso tempo, aggiungendo quella velatura critica coraggiosa per il 1986, ponendosi come prima pellicola dedicata all’accaduto tratta dal libro I giorni dell'ira. Il caso Moro senza censure di Robert Katz, co-sceneggiatore del film.

 

La linea narrativa viene stesa nello scorrere dei giorni attraverso la lettura delle lettere scritte da Moro e dai comunicati redatti dagli stessi brigatisti conducendo la storia verso l’intrecciarsi degli eventi che da una parte raccontano la prigionia dove Moro è sottoposto a continui interrogatori  e dall’altra il modus operandi della DC.

 

È interessante osservare come Ferrara, dopo aver ricostruito nel 1984 il delitto Dalla Chiesa con Cento giorni a Palermo, ci racconti con dura sincerità (una sincerità legata alle informazioni possedute nel lontano ’86) l’intera vicenda focalizzando il suo sguardo oltre la semplice cronaca, soprattutto sulla disillusione di un uomo rimasto solo dinanzi alla morte, abbandonato al suo destino dai suoi stessi colleghi di partito. A questo scopo risultano d’impatto i primi piani sul volto segnato dallo scorrere del tempo rinchiuso in una stanza di un Gianmaria Volontè degno della successiva vittoria al Festival di Berlino come miglior attore maschile.

 

Nel 2003 sono stati realizzati altri due rilevanti film dedicati all’accaduto: Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli e Buongiorno, notte di Marco Bellocchio.

 

Voti della redazione

 

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Elena Usai

 

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