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Fuoco cammina con me

  • Titolo originale: Twin Peaks: fire walk with me.
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1992
  • Regia: David Lynch
  • Genere: Horror, Thriller
  • Durata: 135 min.
  • Cast: S. Lee (Laura Palmer), K. MacLachlan (Agente Dale Cooper), R. Wise (Leland Palmer), D. Bowie (Phillip Jeffres), P. Gidley (Teresa Banks), D. Ashbrook (Bobby Briggs), D. Lynch (Gordon Cole), M. Amick (Shelley Johnson), E. DaRe (Leo Johnson), P. Augustine (Ronette Pulaski), M. Ferrer (Albert Rosenfield), C. Isaak (Agente Chester Desmond), J. Marshall (James Hurley), J. Prochnow (Woodsman), K. Shuterland (Sam Stanley), H. D. Stanton (Carl Rodd), G. Zabriskie (Sarah Palmer), P. Lipton (norma Jennings), M.J. Anderson (Il nano)
  • Sceneggiatura: D. Lynch, R. Engels
  • Soundtrack: A. Badalamenti
  • Fotografia: R.V. Garcia
  • Montaggio: M. Sweeney
  • Distribuzione: Penta
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Si raccontano gli antefatti del serial TV Twin Peaks, cioè i sette giorni che precedono la morte di Laura Palmer, schiava della cocaina e di una dissoluta vita sessuale, vittima di un padre potenzialmente incestuoso che a sua volta è posseduto da un demone.
  • Voto redazione:
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(3 Voti)

Scritto da Simone Sampaolesi

I fitti e misteriosi boschi dei primordi.

 

Fuoco cammina con me” è un film diretto da David Lynch nel 1992. E’ il prequel della serie tv “I segreti di Twin Peaks”, di cui il regista statunitense diresse la prima puntata. Il film è parzialmente ispirato a “Il diario di Laura Palmer", il libro scritto da Jennifer Lynch, la figlia di David. Nell’opera si analizzano i retroscena delle ultime fasi della vita di Laura Palmer, prima del suo brutale assassinio. La premessa spetta però alle indagini relative all’omicidio di Teresa Banks, una ragazza morta un anno prima di Laura in circostanze misteriose, tali da far pensare a un killer seriale.
 

Le atmosfere si rivelano immediatamente antitetiche rispetto a quelle del serial televisivo: se in quest’ultimo - oltre il dramma emerso - regnava un sottile e grottesco umorismo a mitigare l’impatto della vicenda principale, tanto da fornirle una connotazione parzialmente farsesca, in “Fuoco cammina con me” il registro cambia drasticamente. Fin dall’incipit il cambio di rotta è palese: una tv esplode fragorosamente, quasi a sottolineare lo strappo deciso e il dissenso di Lynch nei confronti della versione televisiva. Questo è un film che descrive il male assoluto e le maschere dietro cui si nasconde, che non concede spiragli a letizia o speranza. E’ una lenta e inesorabile discesa negli Inferi dell’anima. Laura è una ragazza perduta, segnata per sempre dal fuoco di un’infanzia terribile, condita dalla violenza subita dal padre e dall’indifferenza dimessa di una madre consapevole ma inerme. Lo scempio si produce proprio in seno alla famiglia, che Lynch aveva così ben descritto in “Una storia vera” come quell'insieme di luoghi sacri e legami inscindibili che dovrebbe proteggere e non ledere i propri membri.
 

La provincia americana , che rappresenta poi simbolicamente ogni provincia del mondo, oltre la facciata linda e pulita delle villette a schiera e delle siepi ben curate, rivela un aspetto cupo e sinistro. Laura, ripetutamente violentata dal padre, abbandonata al suo destino da una madre dissolta nella nevrosi e nel fumo, riconosce di essere marchiata, di essere lei stessa uno degli anelli di congiunzione nella catena di proliferazione del male, e decide di recidere quel legame, accettando la morte. La morte diventa l'unico passaggio possibile per liberarsi da un male talmente radicato da rivelarsi inestirpabile. Tutto ciò che pare delirio o surreale distorsione della realtà è invece il compendio degli incubi e delle sofferenze di Laura, schiacciata dalla malvagità di un mondo crudele, che tanto ricorda quello di “Cuore selvaggio”. La realtà è orribile. La violenza dilaga senza pietà. Ma la feroce messinscena dei tormenti interiori della ragazza lascia intuire il drammatico epilogo: al contrario di Lula e Sailor, la protagonista di “Fuoco cammina con me” non ha più possibilità di salvezza o redenzione.
 

Il film gioca sul filo sottile che divide Bob, la rappresentazione del male assoluto, e Leland, il padre di Laura: sono le due figure cui è legata la morte della protagonista. Bob, una sorta di demone, si nutre della paura di Laura, si alimenta di essa e cresce, diffondendosi come un virus implacabile. Bob è il simbolo utilizzato da Lynch per descrivere l'elemento patogeno dell’insania che dilaga anche in luoghi insospettabili. Bob rappresenta la natura umana e le sue storture: è un animale (e come tale libero da convenzioni), è l’aspetto primitivo e ancestrale dell’essere che impera nei fitti e misteriosi boschi dei primordi. Leland è invece un uomo in carne ed ossa, disinibito e schizofrenico, che non distingue il bene dal male e non possiede alcuna morale: conduce vite parallele e agisce solo in base a impulsi improvvisi. Ha abusato per anni della figlia, ma non accetta che lei si venda e conceda ad altri uomini. Lungo il frenetico e tortuoso percorso che delinea i loro profili, Leland e Bob finiranno per convergere in un personaggio unico, dato che il primo incarna l’estrinsecazione concreta di Bob, e questi è la dimensione sommersa che galleggia oltre le quinte visibili di Leland. Il concetto stesso di maschera si confonde poiché non si comprende più chi rappresenti chi.
 

Il ruolo della sala rossa (tecnicamente la loggia nera) è centrale. Chi vi entra impazzisce. E’ una sorta di limbo, di terra di mezzo, ma anche il retrobottega lurido e sensuale dell’immaginazione, la dimensione parallela che rappresenta un territorio ancestrale ma anche il luogo in cui le cose avvengono davvero, perché lì nascono e crescono, forgiandosi a livello inconscio. E’ la fonte e il deposito ultimo delle lordure umane, in cui si realizza il necessario scambio osmotico fra procedimenti cognitivi e realtà: l’orrore nasce dall’idea dell’orrore, dal concepimento di essa, e con essa si fonde e confonde in una perenne oscillazione. Gli spiriti della loggia nera si nutrono di Garmonbozia, un estratto dei deliri e delle paure umane. Come in "Dune" una sostanza si pone al centro della scena, ma in tal caso è Lynch stesso a sintetizzarla per rappresentare una perfetta e concreta espressione del terrore, che diviene nutrimento per un male implacabile nella sua escalation mortifera.
 

Il film è dominato dai colori rosso e blu: il rosso raffigura il fuoco che arde inesorabilmente, il sangue versato dalle vittime, ma anche la sensualità dei corpi nudi e discinti nella scena del caos orgiastico; il blu segna invece la trasmissione e l'interferenza fra dimensioni diverse, fra veglia e sonno, fra vita e morte, come nella terrificante scena finale, ambientata nei vagoni abbandonati (e quindi ai margini) dell'esistenza.
 

Lo sguardo di Lynch è impietoso e lo squallore che si nasconde sotto la superficie levigata dell'apparenza viene mostrato senza fare sconti. "Fuoco cammina con me" è un viaggio in precario equilibrio fra sogno e realtà: i personaggi si spostano fra le due piani in un'altalena visiva ed emotiva, e la  commistione che ne deriva genera una sensazione di stordimento e frammentarietà. L'incubo ad occhi aperti di Laura Palmer diviene l'incubo dello spettatore. Il film genera un fastidio sottopelle: è il fastidio della verità, al cospetto dei sistemi di autodifesa di ciascun individuo, del muro concettuale che si erige a sostegno della convinzione che un certo genere di violenza non possa sfiorare i contesti in cui siamo calati. La sentenza di David Lynch è una condanna definitiva nei confronti di una società ipocrita, che miete vittime nell'ombra tutelando sovente quei mostri che fra suoi grovigli imperversano, la società dei falsi miti e delle maschere ingannevoli, dietro cui s'annida la natura brutale dell'uomo.

  

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Simone Sanpaolesi

7½

 

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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