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Miracolo a Le Havre

  • Titolo originale: Le Havre
  • Paese: Finlandia, Francia, Germania
  • Anno: 2011
  • Regia: Aki Kaurismäki
  • Genere: Drammatico, Commedia, Sentimentale, Azione, Avventura
  • Durata: 93 min.
  • Cast: A. Wilms (Marcel Marx), K. Outinen (Arletty), J.P. Darroussin (Monet), B. Miguel (Idrissa), J.P. Léaud (l’informatore)
  • Sceneggiatura: A. Kaurismäki
  • Soundtrack: n.p.
  • Fotografia: T. Salminen
  • Montaggio: T. Linnasalo
  • Distribuzione: BIM
  • Uscita in sala: 25.11.2011
  • Visione in v.o.: Consigliata assolutamente
  • Trama: Marcel Marx, ex scrittore e noto bohémien, si è ritirato in una sorta di esilio volontario nella città portuale di Le Havre, dove sente di aver costruito un rapporto di maggiore vicinanza con la gente, che serve praticando l'onorevole ma poco redditizio mestiere del lustrascarpe. Abbandonata ogni velleità letteraria, vive felicemente dividendosi tra il suo bar preferito, il lavoro e la moglie Arletty, quando all'improvviso il destino mette sulla sua strada un piccolo profugo arrivato dall'Africa.
  • Voto redazione:
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(3 Voti)

Scritto da Elena Usai

- Suo fratello!? Dico vuole prendersi gioco di me?
- Sono l’albino della famiglia.

 

Il realismo nell’era moderna è ciò che possiamo definire lo stadio successivo in quell’evoluzione del “progresso cinematografico” che è l’eredità donataci dai padri del cinema italiani e francesi, che poniamo sotto il nome di nuova ondata. Un’eredità che, seme prezioso, è stata raccolta e custodita da autori che al giorno d’oggi danno vita ad opere di umana bellezza. Perché è di umanità che parliamo, di umanità nella quotidianità, di individui e delle loro semplici vite che, dalle piccolezze dei loro gesti, generano il cambiamento dentro ed intorno ad essi.
 

Aki Kaurismaki, autore prediletto della Nouvelle Vague finlandese, decide di narrare le storie di coloro che, umili ed emarginati, trascorrono il tempo come il blues scorre nei filamenti di una sedia a dondolo, con la stessa forza che dal basso raggiunge tonalità di voci echeggianti nei più vasti campi di popolare presenza. In Miracolo a Le Havre i campi prendono le sembianze di una cittadina nel limbo tra la modernità e la tradizione in quel nord della Francia permeato dal gelo e dalla freddezza, un unione che diviene colonna portante nella filmografia di Kaurismaki, il quale analizza attraverso i suoi film l’effetto che il progresso ha causato in luoghi magici come la sua Finlandia natia.
 

Le Havre diviene lo scenario in cui legare il macrocosmo insito nel problema sociale che è lo sbarco dei profughi, con il microcosmo di un uomo, Marcel Marx, ex artista boheme che risparmia insieme alla moglie lustrando scarpe per le strade. Due mondi che si incontrano, due viaggi, chi per costruire la propria vita in territorio inglese, incarnato dal ragazzino africano Idrissa, chi lotta con la paura di restar solo in seguito alla scoperta della malattia che ha colpito la donna da lui amata, narrato da Marcel. Le due vite si scontrano, si incontrano, si aiutano mescolando le storie per dar vita ad un miracolo comune.
 

La particolarità di Miracolo a Le Havre risiede nel modo in cui la storia viene raccontata: attraverso la messa in scena, la recitazione antinaturalistica degli attori che accentua la purezza dell’animo dei personaggi, che li rende alieni dalla società che avanza ed infine mediante un uso peculiare della MDP che si avvicina con accurata lentezza e delicatezza ai volti dei soggetti. A tal proposito interessante si rivela il primo piano lentamente sviluppato sui visi dei profughi nascosti all’interno del container e scoperti dalla polizia locale.
 

Aki Kaurismaki, attraverso comicità mista a tragicità, ci pone dinanzi ad una utopica soluzione ad una delle questioni più delicate del nostro tempo. Non esistendo un modo reale per risolvere tale problema, l’autore dona la sua visione che prende vita in una cittadina composta di piccole case colorate in cui la fratellanza diviene il valore più importante, insito nello spirito socialista accolto dal cognome stesso del protagonista e il cui nome rimanda al Marcel Carné che ambientò il suo Il porto delle nebbie esattamente a Le Havre.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

8

 

 

Alessia Paris

7

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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