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Invictus

  • Titolo originale: Invictus
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2009
  • Regia: Clint Eastwood
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 133 min.
  • Cast: M. Freeman (Nelson Mandela), M. Damon (François Pienaar), A. Andoh (Brenda Mazikubo), T. Kgorode (Jason Tshabalala)
  • Sceneggiatura: A. Peckham
  • Soundtrack: K. Eastwood, M. Stevens
  • Fotografia: T. Stern
  • Montaggio: J. Coex, G. P. Roach
  • Distribuzione: Warner Bros. Pictures
  • Uscita in sala: 26.02.2010
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Da poco eletto presidente, Nelson Mandela sa che la sua nazione è spaccata in due sia a livello razziale sia a livello economico nella morsa dell'apartheid. Credendo fortemente di poter riunire la propria gente attraverso il linguaggio universale dello sport, Mandela, durante i Mondiali di Rugby del 1995, raccolse le forze fisiche ed ideologiche dei giocatori della nazionale sudafricana per renderli simbolo di un intero popolo.
  • Voto redazione:
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Scritto da Carlo Crotti

Il perdono libera l'anima e cancella la paura.

 

Dopo Gran Torino, Clint Eastwood ripropone una nuova figura messianica nella sua lunga carriera costellata di vendicatori. Mentre il vecchio Kowalski si immolava in nome di un mondo migliore, Mandela fonda la sua politica sulla potenza del perdono e concentra nel suo atteggiamento molteplici caratteristiche di un dio misericordioso o di un profeta: utopismo, docilità, la disponibilità a porgere l’altra guancia. Il romanzo di John Carlin da cui è tratta la sceneggiatura, porta del resto il titolo di Ama il tuo nemico.
 

Il Nelson Mandela dipinto nel film appare di conseguenza eccessivamente idealizzato, anzi, è proprio il caso di dirlo, santificato. Nemmeno un biopic su un santo oserebbe un’apologia così uniforme: nessuna sfaccettatura, mai un’ombra nel volto e nei gesti di Mandela, sempre illuminato da una luce calda e dorata che scende dall’alto. E che dire della sua difficile vita familiare? Appena un accenno al difficile rapporto con la figlia, personaggio poco approfondito volutamente lasciato sullo sfondo. Questo ritratto monocorde e monumentale è però riscattato da una sublime interpretazione di Morgan Freeman che riesce a dare vita e verità a un personaggio pericolosamente in bilico tra parodia e apologia.
 

A difesa del film va detto tuttavia che l’ambizione non è quella di un biopic, bensì di mostrare un preciso evento storico eletto a simbolo del modus operandi di Mandela: i mondiali di rugby in Sudafrica nel 1995. La tesi del film è che Mandela abbia fatto dello sport uno strumento per costruire quella pace che lo portò a vincere il Premio Nobel. Tesi avvincente se non fosse che con l’intento di soffermarsi esclusivamente su questo singolo episodio, il ritratto di statista che ne risulta non è per nulla lusinghiero nei confronti di Mandela, siccome l’impressione è quella che al presidente interessasse più la squadra di rugby di qualsiasi altra questione politica, tanto da interrompere importanti meeting internazionali.
 

Non dimentichiamo lo spazio che nel film occupano le attenzioni del presidente nei confronti delle acconciature e dei vestiti delle sue collaboratrici, giustificati da un “Per lui nessuno è invisibile” che risulta assai risibile.
 

Eppure, nonostante queste e altre ingenuità, è da ammirare la fermezza con cui Clint Eastwood prosegue il suo cammino intrapreso con Gran Torino, attraverso un film speculare e allo stesso tempo opposto. Entrambi ruotano intorno a una figura sacrificale ma con modi completamente diversi: Gran Torino era un film a basso costo, divertente, cinico, crudele e saggio, la cui forza risiedeva nelle battute. Invictus è una produzione più consistente, con due attori famosi, tante comparse, messaggio edificante, politically correct imperante ed ottimismo contagioso e una sceneggiatura lineare. Ma il vecchio Clint non si è rammollito: in entrambi esce vincente poiché anche Invictus, seppur a tratti maldestro, è un efficace monumento allo sport, a un grande politico, a un grande attore, a un grande regista e anche al cinema. Un cinema classico, maestoso, esagerato, ingenuo, retorico, edificante ed enfatico. Patinato come quella luce dorata che illumina sempre il protagonista. Ruffiano e allo stesso tempo sincero come il cinema hollywoodiano spesso sa essere, rimanendo alla fine imbattibile, anzi invincibile.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Carlo Crotti

7½

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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