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Frank

  • Titolo originale: Frank
  • Paese: Regno Unito, Irlanda
  • Anno: 2014
  • Regia: Lenny Abrahamson
  • Genere: Drammatico, Commedia
  • Durata: 95 min.
  • Cast: M. Fassbender (Frank), D. Gleeson (Jon), M. Gyllenhaal (Clara), S. McNairy (Don)
  • Sceneggiatura: J. Ronson, P. Straughan
  • Soundtrack: S. Rennicks
  • Fotografia: J. Mather
  • Montaggio: N. Nugent
  • Distribuzione: I Wonder Picture
  • Uscita in sala: 13.11.2014
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Jon è un giovane aspirante musicista che fatica a sfondare e a trovare una sua voce. Ma le cose cambiano quando si unisce ai Soronprfbs, una band d’avanguardia dal nome impronunciabile e dai modi alquanto inusuali. Il leader del gruppo, il misterioso Frank, è un artista di grande talento, un vero genio della musica. Ha solo un vezzo, che lo rende ancora più indecifrabile: indossa costantemente una gigantesca maschera di cartapesta.
  • Voto redazione: 8
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(3 Voti)

Scritto da Elena Usai

Immergiamoci tutti nella luce.

 

“Immergiamoci tutti nella luce” all’interno di una capanna immersa nel bosco. Immergiamoci nella culla dell’espressione creativa per vivere in sintonia con la musica e noi stessi.
 

Un immersione ricercata da tanti che, se non reale, si tramuta in illusione che trasforma in fantomatici artisti legati alle onde anomale rappresentate dal gusto del pubblico. Un destino comune quello di Jon Borroughs (Domhnall Gleeson) che, nella quotidianità di un ufficio, cova il sogno di diventare un tastierista famoso, compositore di brani cantati ed urlati da coloro che da sotto un palco al posto di alzare le mani chinano la testa per spedire tweet tweeteggianti.
 

Un destino non propriamente comune quello che permea l’esistenza di Frank. Un artista che sembra celi dentro sé l’unione di quelle anime sofferenti che abbiamo riscontrato in Ian Curtis e Syd Barrett tempo fa. Ciò che lo differenzia è la testa di cartapesta da lui indossata all’età di 14 anni e mai più estratta. Una testa come rifugio di una condizione esistenziale alienante che, allo stesso tempo, lo allontana dallo stereotipo dell’artista maledetto la cui arte nasce dalla sofferenza. “La sua condizione non ha nulla a che vedere col suo dono; quello ce l’ha da sempre. I suoi problemi lo hanno rallentato”.
 

Attraverso Frank, Jon comincia ad osservare il mondo con occhi diversi alla ricerca del “luogo che spinge oltre i limiti”. Limiti che superati conducono alla perdizione dell’essenza, soprattutto se trattiamo un tema così delicato al tempo dei social media, altra tematica raccontata da Abrahamson. Protagonista è Twitter che, attraverso Jon, mostra al mondo la vita della band Soronprfbs tra litigi, pazzie, surreali visioni, altalentanti umori, suoni e distorsioni. L’arte che si espande librandosi tra i corpi, emanando energie che, anche attraverso uno schermo, colpiscono lo spettatore ipnotizzandolo.
 

Dopo i precedenti lavori, accolti favorevolmente dalla critica ma, a causa dei canali distributivi, non ampiamente conosciuti dal pubblico, Lenny Abrahamson mostra le sue doti registiche donando un film carico di sofferenza ed ironia, surrealismo e realtà, con una colonna sonora che rimanda al new wave al limite con l’estremo della sperimentazione ed un cast che ha permesso l’emanazione di vibrazioni rombanti oltre il vetro schermico. In primis si sottolinea la maestria di Michael Fassbender che, attraverso le movenze, mediante l’ausilio del solo corpo, privato di qualsivoglia espressione facciale, è riuscito a trasmettere l’anima celata dall’immobilità apparente degli occhi di cartapesta. Ma, la sua presenza non ha eclissato le doti attoriali di Maggy Gyllenhaal e Domhnall Glesson, i quali sono riusciti ad entrare perfettamente in simbiosi con il personaggio.

   

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Elena Usai

8

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

» ideals

 


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