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Hereafter

  • Titolo originale: Hereafter
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2010
  • Regia: Clint Eastwood
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 129 min.
  • Cast: M. Damon (George Lonegan), C. De France (Marie Lelay), B.D. Howard (Melanie), J. Mohr (Billy Lonegan), M. Keller (dottore), F. McLaren (Marcus), G. McLaren (Jason)
  • Sceneggiatura: P. Morgan
  • Soundtrack: C. Eastwood
  • Fotografia: T. Stern
  • Montaggio: J. Coex, G. D. Roach
  • Distribuzione: Warner Bros. Pictures
  • Uscita in sala: 05.01.2011
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: George è un operaio americano che ha un rapporto speciale con l'aldilà, Marie una giornalista francese che ha avuto un'esperienza tra la vita e la morte che ha sconvolto le sue certezze e Marcus uno studente londinese che ha perso la persona che gli era più vicina e cerca disperatamente delle risposte. Le loro storie finiranno con l'intrecciarsi, le loro vite verranno cambiate per sempre da quello che credono esista, o debba esistere, nell’altro mondo.
  • Voto redazione: 7-
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(2 Voti)

Scritto da Carlo Crotti

Clint Eastwood alle prese col soprannaturale.

 

Dopo Invictus, enfatico e patinato monumento a Nelson Mandela, Clint Eastwood, superata la boa degli ottanta anni, si confronta con il tema della morte da un punto di vista singolare, quello del soprannaturale: i protagonisti sono infatti una donna che dopo aver visto la morte in faccia è tornata in vita e un uomo in grado di comunicare con i morti.
 

Era facile cadere nel ridicolo con un soggetto apparentemente così fuori dalle corde del regista eppure la prova risulta superata. Si insiste troppo casomai, sull’inflazione sentimentale, ammassando disgrazie su disgrazie con lo scopo di commuovere lo spettatore a più riprese: l’ex duro cowboy dirige così una pellicola lacrimevole e sentimentale, lontana dai suoi standard eppure proprio per questo ancora più curiosa. Il lato sentimentale del regista l’avevamo apprezzato nel sorprendente I ponti di Madison County, che poteva però far affidamento a una sceneggiatura più solida e meno melensa.
 

Qui invece, più passaggi fanno storcere il naso (soprattutto gli approcci del protagonista con i personaggi femminili, interpretati da Bryce Dallas Howard e Cécile de France), ma comunque ci sono diversi aspetti da apprezzare, oltre al coraggio dell’ottantenne regista di confrontarsi con tematiche inedite e rischiose.
 

Eastwood infatti è sempre Eastwood, anche se lezioso e indolcito, ed è sempre bravo a dirigere gli attori, a scegliere (e in questo caso a comporre) le musiche e i collaboratori (su tutti il direttore della fotografia Tom Stern), ma il risultato finale è un film di passaggio, valido eppure sicuramente minore nella filmografia di un regista così interessante e prolifico.
 

Molti critici l’hanno definito il film più europeo del grande maestro, ma a parte le lunghe scene recitate in francese e un omaggio a Charles Dickens di europeo resta ben poco. È piuttosto una produzione hollywoodiana di stampo classico in cui si fa uno spudorato uso di product placement e in cui si scorge benissimo lo zampino di Spielberg produttore nell’incipit catastrofico da colossal hollywoodiano.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Carlo Crotti

7-

 

Alessia Paris

6+ 

Greta Colli

7

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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