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The Lobster

  • Titolo originale: The Lobster
  • Paese: Grecia / Francia / Irlanda / Olanda / Gran Bretagna
  • Anno: 2015
  • Regia: Yorgos Lanthimos
  • Genere: Drammatico, Fantascienza
  • Durata: 118 min.
  • Cast: C. Farrell (David), L. Seydoux (Loner Leader), R. Weisz (Donna miope), B. Whishaw (Uomo che zoppica), J. Reilly (Balbuziente), O. Colman (Hotel Manager), R. Ashton-Griffiths (Doctor), J. Barden, A. Labed
  • Sceneggiatura: E. Filippou, Y. Lanthimos
  • Soundtrack: n.p.
  • Fotografia: T. Bakatakis
  • Montaggio: Y. Mavropsaridis
  • Distribuzione: Good Films
  • Uscita in sala: 15.10.15
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: In un immaginario futuro distopico, i single sono obbligati a trovare un partner entro 45 giorni, altrimenti saranno trasformati in animali e rilasciati nei boschi.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Serena Ganzarolli

- Ha figli?
- No.
- E il cane?
- E' mio fratello, è stato qui due anni fa ma non ce l'ha fatta.

 

Yorgos Lanthimos ipotizza una società in cui si è cittadini «in regola» solo se si è in coppia. Nel momento in cui David (Colin Farrell), il mite protagonista del feroce racconto, viene lasciato dalla moglie tornando così ad essere un «solitario», viene tradotto con la forza in una sorta di casa di cura da cui non può evadere, limbo dove avrà quarantacinque giorni di tempo per riabilitarsi, vale a dire trovare qualcuno di uguale a lui con cui formare una coppia. Al termine del tempo concesso, se si fallisce nell'impresa, si viene trasformati in un animale a propria scelta. David sceglie l'aragosta, che predilige perché fertile e longevo, e perché vive in mare. 
 

Ma il protagonista si oppone con tutte le sue forze alla sua trasformazione in animale, e dopo aver fallito nel tentativo di instaurare una relazione fittizia con una donna terribile, fredda e insensibile, decide di scappare dalla casa di cura, imbattendosi così nei «solitari»: questi sono organizzati in una selvaggia contro-società in cui, come nella migliore delle fiabe, al contrario, è vietato innamorarsi. Proprio qui, David incontra una donna di cui si innamora (Rachel Weisz), e la cui voce fuori campo ci guida nello sviluppo del film.
 

In The Lobster, Lanthimos ci parla dell'umana esigenza di amare e di appartenere come di fattori canalizzati da un dittatoriale potere invisibile in una mortifera idea di coppia (anche omosessuale, ma non bi: le chances raddoppierebbero) e in cui solo tra uguali si può – anzi: si deve -  stare insieme. 
 

Dal canto suo, il contraltare ribelle rappresentato dalle tribù di solitari non offre una soluzione «vitale» a questa necessità, imponendo anche qui un divieto: quello di non innamorarsi. Interessante è il fatto che le due società, sia quella legale che quella clandestina, siano entrambe capeggiate da due donne: infatti, in tutt'e due i casi è il genere femminile a farsi portatore di una idea di appartenenza ferrea; esse rappresentano, a tutti gli effetti, le custodi della stabilità sociale.
 

Anche se, a tratti, la pellicola può lasciare eccessivamente spiazzati, con un uso del ralenty che può lasciare perplessi e con un'esitazione eccessiva su certi passaggi, la morale del film – anche se soggetta a varie interpretazioni – vale certamente la pena, e il confine, non sempre marcato, tra ironico e drammatico, rende The Lobster una pellicola vivace.
 

Da sottolineare è la solitudine in cui si muovono queste coppie, e magistralmente rappresentata nella scena del ballo: David e la sua compagna ballano nella foresta a ritmo di una canzone che ascoltano in solitaria da due dispositivi diversi. Non condividendo la musica con lo spettatore (e neanche solo tra di loro), agli amanti è negato lo sfondo collettivo in cui come coppia dovrebbero poter vivere, in cui il loro amore – così com'è in quel momento: umano – dovrebbe poter trovare cittadinanza. Ma quell'amore può essere vissuto solo di nascosto: infatti, il prezzo per decidere di andare a vivere in città, e quindi diventare una coppia «di Stato» a tutti gli effetti, sarebbe decisamente troppo alto, e, forse segnerebbe la fine del sentimento vero. 

 

In un film che di greco ha solo il finale (e che, in questo caso, non è poco), e che offre alla vista suggestivi paesaggi irlandesi e certe atmosfere che ricordano Von Trier, l'idea di Lanthimos resta comunque unica nella sua denuncia di un'ipotetica dittatura a cui, per governare, basterebbe solo far leva sul « masochismo inconscio di ognuno» (Marisa Fiumanò, Masochismi ordinari, Mimesis, p. 145).

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Serena Ganzarolli

 7

 

Alessia Paris

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

 

» ideals

 


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