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Vinicio Capossela - Nel paese dei Coppoloni

  • Titolo originale: Vinicio Capossela - Nel paese dei Coppoloni
  • Paese: Italia
  • Anno: 2015
  • Regia: Stefano Obino
  • Genere: Musicale, Biografico
  • Durata: 105 min.
  • Cast: V.Capossela, A. Testaduccello, C. Di Benedetto, G. Sicuranza, P. Matalena, La Banda Della Posta
  • Sceneggiatura: S. Obino, V. Capossela
  • Soundtrack: V. Capossela
  • Fotografia: A. Anselmino
  • Montaggio: V. Andreoli
  • Distribuzione: Nexo
  • Uscita in sala: 19.01.16
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: “VINICIO CAPOSSELA - NEL PAESE DEI COPPOLONI” è un viaggio cinematografico - geografico, musicale e fantastico - narrato, cantato e vissuto in prima persona da Vinicio Capossela, in quel territorio giacimento di culture, racconti e canti che hanno ispirato l'ultimo romanzo dell’artista e da cui trae linfa il materiale del suo prossimo disco di inediti. Un mondo che la Storia ha seminterrato, ma che fa sentire l’eco e il suono se gli si presta orecchio e ci si dispone al sogno.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Giulia Piccioni

Chi siete? Da dove venite? Cosa andate cercando? Vado cercando musiche e musicanti. I canti che seguono rotte antiche e vagano il mondo.

 

Dopo il successo del suo primo romanzo “Il paese dei Coppoloni” (edito da Feltrinelli), Vinicio Capossela da voce e vita ad un nuovo progetto che eredita dal suo romanzo i testi e la divisione in capitoli ma nel passaggio dalla carta alla pellicola regala paesaggi, voci e danze di un Sud Italia che sta scomparendo. Figlio d’immigrati italiani in Germania, Vinicio dopo un gestazione lunga 17 anni (e 25 di carriera) affronta quel problema d’identità e d’origine che molti italiani ieri a New York ed oggi a Berlino affrontano. La crisi dell’emigrato. Il paese dei Coppoloni altro non è che Cariano, paesino in Irpinia da cui il poliedrico cantautore trae le proprie origini. Il paese dei Coppoloni, perché sta sopra ad uno sperone in cui probabilmente hanno risieduto divintà e uomini che per il tanto vendo dovevano coprirsi la testa e le orecchie con un cappello (o sarebbe meglio dire una coppola?).
 

Stefano Obino accoglie questa storia e la racconta con poesia ed equilibrio intervallando con parsimonia scene campestri e bucoliche ai concerti live di Capossela. L’artista allora diventa attore, protagonista ma anche guida all’interno di quella cultura italiana e contadina che mescola magia, religione, mito e natura. La natura e gli anziani si conservano come unici testimoni di una tradizione folkloristica e storica che sta sparendo insieme ai boschi e ai calzolai. Paesi svuotati dei propri giovani, in cui l’eco dei terremoti e dei giochi antichi continua ad espandersi fino a far volare una trebbiatrice magica verso mondi lontani.

 

Il montaggio viene valorizzato dai colori e dalle luci dell’alba e del tramonto. Le musiche e i testi che Capossela canta e recita riempiono il vuoto dei borghi e delle ferrovie abbandonate, cullando lo spettatore in uno racconto tutto “caposseliano”. Un documentario che certo farà innamorare gli estimatori del musicante Vinicio Capossela, ma che è anche un romantico dono alla memoria di tutti gli altri. Qualche volta è notte e allora la telecamera si perde tra gli alberi e i ruderi inseguita da mostri e incubi come quello che attanagli Vinicio: il suo alter ego irpino. Se fossi rimasto qui cosa sarei diventato? E allora li Vinicio e tutti noi scopriamo il nostro vero dramma. Una cecità che ci attanaglia, una speranza che vive e soffre nell’attesa che le nostre origini ritornino a noi più luminose che mai, perché tutti amiamo la nostra casa eppure spesso preferiamo vivere in un paese di ciechi che non in uno di liberi.

 

Voti della redazione

 

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