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Giungla d'asfalto

  • Titolo originale: The Asphalt Jungle
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 1950
  • Regia: John Huston
  • Genere: Poliziesco
  • Durata: 112 min.
  • Cast: S. Hayden, L. Calhern, J. Hagen, J. Whitmore, S. Jaffe, J. McIntire, M. Monroe
  • Sceneggiatura: J. Huston, B. Maddow
  • Soundtrack: M. Rózsa
  • Fotografia: H. Rosson
  • Montaggio: G. Boemler
  • Distribuzione: Metro Goldwyn Mayer
  • Uscita in sala: 09.1950
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Prima di uscire dal carcere Doc mette a punto il piano per rapinare una gioielleria. Radunati i complici, si mette all'opera ed il colpo riesce quasi alla perfezione perchè proprio all'ultimo nel corso di una sparatoria rimangono tutti feriti gravemente, solo Doc riesce a cavarsela..
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Mario Turco

In un modo o nell'altro, tutti lavoriamo per il nostro vizio.


Normalmente se uno scrive John Huston si riferisce a John Huston il regista, a meno di non soffrire come me di una leggera forma di dislessia visiva dato che quando io leggo da qualche parte John Huston pronuncio sempre cinema noir. Forse questo non è un disturbo elaborativo della mia psiche già travagliata di suo, ma l'effetto della rinnovata visione del capolavoro del regista americano Giungla d'asfalto (1950). Insomma, questo gigantesco lapsus freudiano, come tutti i lapsus freudiani, non rivela un bel niente se non è inserito nel suo giusto contesto (quello recensionistico, in questo caso). Proviamo a farlo, in maniera il più possibile esauriente.
 

John Huston ha codificato il genere noir statunitense non stabilendo apoditticamente le regole del genere ma, come il più avveduto degli ideatori sa, l'ha fatto girando una manciata di pellicole che avevano una visione lucidissima del cosmo diegetico rappresentato. Se il pessimismo dell'autore americano nel suo primo film noir, Il mistero del falco (1941) era lenito dall'obbligata moralità dell'investigatore Sam Spade (un anti-eroe, in fondo, è un eroe mancato a causa della corruzione sociale), in Giungla d'asfalto trova lo sfogo adatto per esprimersi con tutta la sua virulenza. In questo film il male si dilata in tutti i gangli della società, dalla polizia dove il tenente Ditrich è un connivente remunerato dal biscazziere Cobby fino ad arrivare a un avvocato della buona società che si improvvisa gangster per sostenere allegramente il suo peccaminoso stile di vita (la tresca extra-matrimoniale con l'acerba Angela, interpretata da una giovane Marylin Monroe).
 

Huston focalizza la sua attenzione su un intero microcosmo criminale, e la scelta di non avere un protagonista classico che abbia la metà delle pose accentua una lettura d'insieme che si pone alla stregua di un trattato sociologico. Il folgorante incipit fornisce subito la chiave interpretativa. Il potente score di Miklós Rózsa accompagna le immagini di una città che ha l'aspetto sinistro di una periferia industriale, marcia e decadente come se fosse appena stata vomitata da un architetto sbronzo. Tra linee sghembe si muove furtivo il criminale di piccola taglia Dix Handley, interpretato dal solito gigantesco Sterling Hayden. Gli eventi che lo portano alla partecipazione a un grosso colpo ai danni di una gioielleria sono fortuiti, dettati dal caso ma hanno il sapore amaro di un fatalismo sadico. La  rapina organizzata dallo scaltro dottore Erwin Riedenschneider (che ha le fattezze e gli scatti da faina dell'attore Sam Jaffe) attira gli appetiti di personaggi che, come lui, hanno bisogno dell'ennesima seconda chance per dare una svolta alla loro mediocre esistenza. In fondo, come dice lo stesso Dottore “tutti lavoriamo per i nostri vizi” e siamo disposti a varcare qualunque confine per continuare ad alimentare le nostre perdizioni. E quando ci si trova a dover sopravvivere in una violenta e selvaggia giungla d'asfalto, cementificata fino al punto che “se vuoi l'aria pura non cercarla in questa città”, perfino un'altra delle mille stoccate a questo luogo in “cui ci si insudicia” assume un rimprovero morale, vedi la splendida scena in cui Doll scoppia in lacrime quando Dick pronuncia questa battuta in senso letterale e non metaforico.
 

La reiterazione della sporcizia della città non è però attuata con retorica yankee da evidenziatore giallo. John Huston riesce nell'impresa di farla sembrare così naturalmente connaturata al luogo filmato che quando la moglie di Luigi pronuncia una delle battute più dolenti della storia del cinema, quel “sembrano anime in pena” riferito al suono delle sirene della polizia, lo spettatore può solo calare ritmicamente la testa in segno di assenso.
 

La giungla d'asfalto ha il potere di instillare il veleno nei suoi cittadini e così, come accennato precedentemente, nessuno è scevro dai vizi. Anche il professionista più intelligente, il Dottore, ha la mania delle donne e sarà proprio questa a farlo arrestare. Quando stava finalmente per riuscire a fuggire dalle grinfie della polizia il criminale tedesco si attarda in un locale per assistere alla danza sensuale di una ragazza, così due vigilanti locali hanno la fortuna di scovarlo e lo portano in centrale. Se il crimine non perdona la giungla di cemento armato è spietatamente più feroce.

 

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