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L'assassino abita al 21

  • Titolo originale: L'assassin habite... au 21
  • Paese: Francia
  • Anno: 1942
  • Regia: Henri-Georges Clouzot
  • Genere: Commedia, Thriller
  • Durata: 84 min.
  • Cast: P. Fresnay (L'ispettore Wenceslas Wens), S. Delair (Mila Malou), J. Tissier (Triquet/Professor Lalah-Poor), P. Larquey (Signor Colin), N. Roquevert (Dottor Théodore Linz), Maximilienne (Signorina Cuq, la scrittrice), O. Talazac (Signora Point), M. Natol (Armando, il maggiordomo), J. Despeaux (Kid Robert), H. Vivier (Signorina Vania), R. Génin (Alfred, l'ubriaco), L. Florencie (Il commissario Monnet) André Gabriello: L'agente Pussot Raymond Bussières: Jean-Battista Turlot Henri Vilbert: un agente
  • Sceneggiatura: S.-A. Steeman, H.-G. Clouzot
  • Soundtrack: M. Yvain
  • Fotografia: A. Thirard
  • Montaggio: C. Gaudin
  • Distribuzione: D Cult (dvd)
  • Uscita in sala: 07.08.42
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Un misterioso assassino terrorizza Parigi commettendo crimini seriali. Sigilla i suoi crimini con un biglietto da visita firmato Monsieur Durand. Wens è il commissario responsabile dell'indagine.
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Mario Turco

Da dove son seduto,
quassù quassù
da dove son seduto,
o complimenti a tutti
onesti e farabutti...
Ma i cari poliziotti
liggiù liggiù
ma i cari poliziotti
con aria assai cortese
li mando a quel paese...


L'assassino abita al 21
di Avenue Junot, a Montmartre, precisamente alla pensione “Le mimose”. Suonare soltanto per “casi provvidenziali”, astenersi investigatori privi di acume e di evangelico travestimento. Cercate di Monsieur Durand, assassino seriale che terrorizza Parigi, e se riuscite a farvi introdurre dal cameriere rumorista (a cui “Non dà fastidio ch'io legga mentre voi fischiate”) il vostro unico compito è riuscire a svelare la sua identità in mezzo agli strambi inquilini, “un modesto artigiano, un medico coloniale in ritiro, un artista re della prestidigitazione e... una fanciulla illibata” (con patente di purezza rinnovata da almeno cinque decenni).


Esordisce con questo plot frammisto di suspense e comicità tutta francese Henry-Georges Clouzot sugli schermi cinematografici di tutto il mondo. È il 1942 e dopo una decennale carriera di successo come autore di drammi teatrali, Clouzot passa dietro la macchina da presa sceneggiando e filmando un soggetto tratto dall'omonimo romanzo di Stanislas-Andrè Steeman.


L'assassino abita al 21 è un gustoso impasto di generi apparentemente antitetici tra loro poiché ridere su una storia di uccisioni seriali e riuscire contemporaneamente a creare la suspense rischia di squilibrare l'inevitabile catarsi finale che si dovrebbe avvertire con la cattura del criminale. Clouzot è però scrittore attento e riesce a non far esplodere il pericoloso composto. Lo fa mantenendo inalterato l'impianto principale e cioè la detection classica di matrice razionalista tipica di quegli anni giallisti: indizi profusi a piene mani per sfidare lo spettatore sul terreno speculativo (peccato che il cinema, a causa della sua natura di messinscena bidimensionale e ancor più per il montaggio, ampli la falsità di questi segnali), innocenti che sembrano gettarsi scientemente nel ginepraio di sospettati, omicidi che arrivano a riaprire il caso proprio quando sembri che esso sia stato chiuso.


La leggerezza caricaturale dei protagonisti prima accennata, non arriva mai a turbare la gravità drammatica della pellicola perché la minaccia incombente della morte è sempre ben presente in questo esordio di Henry-Georges Clouzot. Seppur simpatici nella loro vezzosità chic i personaggi di L'assassino abita al 21 sono infatti parte cosciente e attiva di un mondo spietato, spesso amorale. Ciò è testimoniato più che dal delirio superomistico del trino Monsieur Durand piuttosto dai caratteri di sfondo, come l'infermiera Vania che si concede a uno per pietà e all'altro per noia ed è pronta a sedurre anche il commissario incaricato delle indagini pur essendo estranea alla catena di sangue.


Se lo sceneggiatore Clouzot azzecca tutte le scelte di scrittura, dalla trama ai dialoghi scoppiettanti, ad impressionare è pero il Clouzot regista. Nel film abbiamo ad esempio uno dei primissimi esempi di soggettiva dell'assassino, tecnica concettualmente ardita per quei tempi ma comunque ineccepibile nella sua realizzazione. Inoltre i vari giochi di luci ed ombre tipiche del noir degli anni trenta vengono risemantizzati nel pur diverso contesto. Le poche scene girate in esterni si limitano a brevi scorci di vicoli bagnati di pioggia o di cantieri edilizi. Non c'è spazio per la Parigi degli arrondissement e anche gli interni riflettono questa clausura, dato che assomigliano a spartani set teatrali dove gli attori si rilanciano le battute a vicenda. In questa essenzialità scenica Clouzot è interessato d'altro canto ad esaltare il suo parterre di attori, scelti e diretti con la frusta da una persona irascibile quale sapeva essere il regista francese.


Il risultato di tale estremismo è però straordinario: la distanza tra attore e personaggio non è avvertibile in nessun caso ed essi sembrano vivere davanti i nostri occhi le loro tribolazioni. Bravi tutti: se Pierre Fresnay è un divo consumato a cui non si può obiettare nulla un plauso particolare va a Suzy Delair, vero peperino perpetuo della pellicola e dal carisma smorfiesco strabordante. 

 

Voti della redazione

 

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Mario Turco

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

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