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Human Nature

  • Titolo originale: Human Nature
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2001
  • Regia: Michel Gondry
  • Genere: Commedia
  • Durata: 96 min.
  • Cast: T. Robbins (Nathan Bronfman), P. Arquette (Lila Jute), R. Ifans (Puff), M. Otto (Gabrielle), P. Dinklage (Ebersteen)
  • Sceneggiatura: C. Kaufman
  • Soundtrack: G. Revell
  • Fotografia: T. Maurice-Jones
  • Montaggio: R. Icke
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Uscita in sala: 2001
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Una donna affetta da un disturbo estetico incompatibile con una vita sociale decide di vivere in solitudine nella foresta, ma dopo un po’ cambia idea… Uno scienziato scopre in un bosco un uomo selvaggio e decide di rinchiuderlo in un laboratorio per farlo diventare un uomo civilizzato…
  • Voto redazione:
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Scritto da Carlo Crotti

Una riflessione strampalata sul rapporto tra uomo e società

 

Esordio alla regia del francese Michel Gondry e secondo film di Charlie Kaufman come sceneggiatore, è la prima collaborazione di queste due menti visionarie che si incontreranno di nuovo qualche anno più tardi per il culto Se mi lasci ti cancello (2004). Questa commedia surreale presenta già i tratti distintivi di tutto il cinema di Gondry: il tocco surreale, visionario, strampalato, una certa dose di spirito naif e grottesco, e la predilezione per effetti speciali di tipo artigianale. Kaufman, rivelatosi con Essere John Malkovich (1999), mostra qui qualche segno di cedimento, soprattutto nella seconda parte della trama: partito con un soggetto accattivante o perlomeno simpatico, lo sceneggiatore non mantiene la scrittura sullo stesso livello per l’intera durata del film, che si presenta assai discontinuo nell’alternare diversi ritmi e stili in un caleidoscopio solo parzialmente riuscito.
 

Per quanto riguarda il contenuto il film si potrebbe definire come una riflessione non troppo originale sulla natura selvaggia dell’uomo e sul ruolo che l’ambiente ha nella formazione degli individui. Un soggetto interessante, poco esplorato al cinema: viene in mente Ragazzo selvaggio (1970) di Truffaut, storia dell’impossibile inserimento in società di un ragazzino cresciuto nel bosco assieme agli animali. Gondry e Kaufman tessono una storia simile, aggiungendo altre, compresa quella in cui invece si mostra la difficoltà opposta: quella di individui cresciuti in una società civile intenzionati a vivere allo stato selvaggio. Alla fine si scomodano le parole di un teologo medievale, William of Ockham, il che rende tutto ancora più surreale considerato il finale comico quasi demenziale.


Resta un film strampalato, sicuramente fuori dagli schemi, ma si tratta di un passo indietro rispetto a Essere John Malkovich per quanto riguarda Kaufman e un esordio registico qualificabile poco più che promettente per il regista di videoclip Gondry.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Carlo Crotti

6½ 

 

Alessia Paris

6½ 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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