NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Eternal Sunshine of the Spotless Mind

  • Titolo originale: Eternal Sunshine of the Spotless Mind
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2004
  • Regia: Michel Gondry
  • Genere: Drammatico, Sentimentale, Fantasy/Fantastico
  • Durata: 108 min.
  • Cast: J. Carrey (Joel Barish), K. Winslet (Clementine Kruczynski), T. Wilkinson (Dr. Howard Mierzwiak), M. Ruffalo (Stan Fink), E. Wood (Patrick), T. J. Ryan (Frank), K. Dunst (Mary Svevo), J. Adams (Carrie), D. Cross (Rob)
  • Sceneggiatura: C. Kaufman
  • Soundtrack: J. Brion, J. Warren
  • Fotografia: E. Kuras
  • Montaggio: V. Óskarsdóttir
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Uscita in sala: 22.10.04
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Joel e Clementine dopo essersi lasciati decidono di evitare la sofferenza della separazione, affidandosi a una clinica che effettua rimozione di alcune parti della memoria.
  • Voto redazione:
Vota il film:
(4 Voti)

Scritto da Laura Preite

Beati gli smemorati che avranno la meglio anche sui loro errori.

F. Nietzsche

 

Sono una grande estimatrice delle commedie americane, sono costruite alla perfezione, hanno un inizio, dei nodi narrativi, gli sviluppi, il lieto fine, sono il modo perfetto per concludere una giornata, le adoro e le divoro. Quando mi è stato consigliato di vedere Se mi lasci ti cancello ero convinta fosse un’altra esilarante commedia romantica per ridere e restituire fiducia al genere umano. Mi sbagliavo. Colpa dei traduttori, dei marketer scorretti e di chi pensa di raggirare il pubblico con stupidi mezzucci.
 

Polemica a parte, Se mi lasci ti cancello è invece tutt’altro. Si inserisce in un altro genere e il suo titolo originale è Eternal Sunshine of the Spotless Mind, che tradotto in italiano sarebbe “L’eterno splendore di una mente immacolata”, un verso di una delle poesie di Alexander Pope, citata anche all’interno della pellicola.
 

Il film è stato prodotto nel 2004 per la regia di Michel Gondry, la sceneggiatura – vincitrice dell’Oscar nel 2005 - di Charlie Kaufman e la grande interpretazione di Jim Carrey (che interpreta Joel Barish) e Kate Winslet (nel ruolo di Clementine Kruczynski).
 

Joel e Clementine si incontrano per la prima volta sulla spiaggia di Montauk, New York. Lui in una crisi di coppia ormai difficilmente risanabile, lei con le sue stranezze e la sua sfacciata solitudine. I due sono apparentemente incompatibili, Joel serioso e malinconico, sia nel modo di porsi che nell’abbigliamento, Clementine con i suoi capelli dai colori più improbabili, sciatta nel vestire e visibilmente sconfitta da schemi e dettami che non tollera e prova goffamente a distruggere con la frenesia.
 

Si innamorano, iniziano un percorso difficile, ma la loro storia arriva a una fine, forse perché mai sono riusciti a raggiungere quell’intimità necessaria per capirsi e accettarsi a vicenda.
 

Così, Clementine decide di cancellare Joel dalla sua vita, si rivolge alla clinica Lacuna Inc. e si fa cancellare dalla memoria il ricordo dell’uomo. Esperimento riuscito. Joel, nel pieno della sua sofferenza, scopre quello che aveva fatto la ragazza e decide di seguirla in questo artificiale mondo della rimozione.
 

Non proseguo nello svelarvi la trama, per chi non lo ha ancora visto potrebbe essere antipatico, ma provo a tracciare una mappa filosofica che sottostà all’ impianto filmico. Eternal Sunshine of the Spotless Mind si appropria non solo del pensiero psicanalitico, molto più giovane e meno definito, ma di un filone filosofico più antico che è quello dello storicismo e dell’antistoricismo. Nieztsche in questo convivio di pensatori è a capotavola: “Beati gli smemorati che avranno la meglio anche sui loro errori”. Nella sua opera “Sull’utilità e il danno della Storia per la vita” il pensatore sviluppa molto sapientemente la sua idea di antistoricismo, che per semplificare e banalizzare (atto odioso per il quale non mi apprezzo, ma necessario in questo caso) è il credere che il passato, con la sua pesantezza, il suo fardello di errori e omissioni, il suo esasperante strascico di scommesse perse e vergogne, non sempre sia maestro. Potremmo perseguire il percorso verso la felicità con più vigore se solo ci liberassimo di tutto questo, se solo vivessimo il presente come l’unica realtà esistente, come l’unica ragione di verità. Per fortuna, prima di perderci nei boschi del pensiero filosofico – mi blocco sempre prematuramente per non rischiare il delirio– meglio ricorrere alla psicanalisi, un pensiero più circoscritto che in questo caso riesce a fare da collante tra la contingenza di un rapporto sentimentale e massimi sistemi filosofici che, contrariamente, non potrebbero nemmeno incontrarsi.
 

Joel e Clementine decidono di cancellarsi a vicenda dalle proprie vite per evitare il dolore che solo la memoria, con un malvagio contagocce, sa inoculare dentro di noi. Pensano incoscientemente che rimuovendo parte del loro passato la loro vita possa ritornare a battere a ritmi sostenibili. Credono davvero che la rimozione possa riuscire a restituirgli un equilibrio. Una splendida illusione che il regista riesce a raccontare con grande realismo. Un qualcosa che oggi (non lo so ancora per quanto) può sembrare scientificamente assurdo, nel film viene raccontato con disinvoltura, merito della sceneggiatura, ovviamente. È un altro mondo, forse un mondo futuro. È fantascienza. Anche se, riguardandolo, mi sono fatta cogliere impreparata dall’angoscia. Non lo so perché, ma mi è sembrato vero, ho avuto la sensazione che prima o poi possa accadere davvero che qualche clinica si faccia pagare per estrarre frammenti di memoria dal nostro cervello; o altre cliniche possano rimodulare e cambiare i ricordi. Fa parte di un progresso della specie? Di un modo per affrontare armati il pensiero della nostra finitudine? Non lo so. Ma, come nel caso del film, pensare di poter gestire anche l’amore è una cosa che ha del macabro.
 

Joel e Clementine si amano ma vogliono cancellarsi perché non si comprendono, non si capiscono, non si parlano davvero. Forse questo ha un altro nome: paura. Quell’immenso mostro che ti tiene per i piedi quando vorresti liberarti, evadere e correre via dalla gabbia di te stesso. Joel parla troppo poco, Clementine parla troppo, ed è qui che si crea il cortocircuito, negli eccessi che sono sempre scappatoie. Allora allontanare un pezzo di vita diventa l’unica soluzione. Oscurare e proseguire. Ma se ci si rincontra cosa succede? Vi svelerò il finale, ma è prevedibile. Succede che la corda la ritrovi proprio in corrispondenza della parte in cui l’hai spezzata. Le forzature lacerano, decostruiscono, fanno implodere i sistemi, ma poi c’è un naturale corso delle cose e quello non abbiamo la forza di arrestarlo. Il film ha la grande capacità di intrecciare questi due piani e di farli scontrare, in un gioco di digressioni e di spazi onirici. Le scelte che vanno avanti, un pensiero alla vita passata che prosegue nel verso opposto e un arrivo, la resa, la consapevolezza che a volte obbedire a se stessi non è prigione, è felicità.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Laura Preite

6½ 

 

Alessia Paris

8½ 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

» ideals

 


Togliamo le bende al cinema.

Togliamoci le bende.

» sponsor



 
    

 

 

 

 

» about

 

Cinema Bendato

Manifesto

Redazione

Facebook

Twitter

Credits

Link

 

Contattaci

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.