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Basta che funzioni

  • Titolo originale: Whatever works
  • Paese: U.S.A / Francia
  • Anno: 2009
  • Regia: Woody Allen
  • Genere: Commedia
  • Durata: 92 min.
  • Cast: L. David (Boris Yellnikoff), E. Wood (Melodie ST. Ann Celestine), P. Clarkson (Marietta), E. Begley (John), C. Hill (Leo Brockman), M. McKean (Joe)
  • Sceneggiatura: W. Allen
  • Soundtrack:
  • Fotografia: H. Savides
  • Montaggio: A. Lepselter
  • Distribuzione: Medusa Film
  • Uscita in sala: 18.09.09
  • Visione in v.o.: Se ne può fare a meno
  • Trama: Boris è un fisico nucleare di fama internazionale, che dopo il divorzio con la moglie e varie delusioni decide di vivere in solitudine dando lezioni di scacchi ai bambini. Casualmente una sera incontrerà Melody, una giovane ragazza fuggita dalla campagna per cercare l’indipendenza a New York. Il suo arrivo segnerà una svolta nella vita del protagonista, che si ritroverà a vivere con gli altri e ad apprezzare la casualità e l’inaspettato.
  • Voto redazione: 8-
Vota il film:
(3 Voti)

Scritto da Laura Preite

-Aaaah Aaaah (urla)
-Che succede? Boris?
-Io sto morendo.
-Che cos’hai?
-Sto per, sto per morire…
-Vado a chiamare l’ambulanza?
-Noo, non adesso, non stanotte, voglio dire prima o poi.
-Boris, tutti muoiono.
-E’ inaccettabile!

 

Sarei tentata di recensire il film, facendo parlare il film. Cioè, inserendo di seguito interi passi di sceneggiatura. Ma poi alcuni potrebbero pensare giustamente che sia un esercizio vigliacco, altri potrebbero, altrettanto giustamente, maledirmi per le anticipazioni non richieste, nel caso volessero per la prima volta vedere la pellicola. Considerato tutto ciò, scrivo qualcosa di originale su questo capolavoro di Wood Allen ed evito i rischi succitati, andando incontro a rischi non premeditati (e con questo atteggiamento mi guadagno un premio per l’adeguatezza e la sintonia semiologica con il film in questione). Basta che funzioni è un capolavoro e non credo sia un giudizio eccessivo (ed anche se lo fosse per alcuni, sono disposta a tollerare la disarmonia delle opinioni). Una torta esageratamente farcita di parole, frasi, sarcasmo. Di quelle torte di fronte alle quali il primo timido pensiero che si affaccia è: "come la mangio?". Perché potresti rischiare di perdere importanti ingredienti nella fase di masticazione. Il film è quella torta alta 15 centimetri, piena di cioccolato, con la glassa che rischia di spezzarsi e scollarsi del pan di spagna. Non solo bella, anche buona, quando hai capito come portarla alla bocca. Questo film è delizioso come quella torta (che sarete riusciti sicuramente a ricreare con le armi della fantasia e della golosità respressa per diete pre-estive), impregnato di battute, disseminate in ogni singolo momento della pellicola. Le immagini sono quasi un'ossatura per quella mole invadente di cose da dire. Woody Allen ritorna a raccontare da New York. E forse è anche errato considerarlo un ritorno. Infatti, il soggetto era stato scritto ben trent’anni prima della realizzazione ed il ruolo del protagonista cucito addosso a Zero Mostel morto poco dopo.


New York, un ex fisico di prestigio internazionale annoiato, misantropo e caustico, uno strumento musicale che trova casualmente delle mani che lo riaccordano.

Boris dopo il divorzio dalla moglie, tenta di suicidarsi, ma non riesce nell'impresa. Non chiude i rapporti con il mondo, semplicemente lo vive, lo ascolta, lo osserva, e gli restituisce esclusivamente una sprezzante valanga di polemiche e dissacranti opinioni. Intelletto sopraffino che decide di non tollerare più la superficialità e la frequente stupidità dei "vermiciattoli" con cui, vivendo, si scontra. Il suo corpo diventa una barriera per proteggersi dall'orrore ignorato, dai dettami dei nuovi guru del benessere per preservare la salute psico-fisica, dalla cronaca nera che si affolla sui quotidiani, dalle donne (gioia e dannazione, ma più dannazione e perciò, esseri da tenere lontani da sé e dal proprio oceano di calma addotta e comunque instabile), da tutto ciò che potrebbe deturpare quell’idea di mondo imperfetto e passeggero a cui Boris ha affidato le sue convinzioni.
 

Ma poi arriva Melodie. Una 21enne del Mississipi scappata via dalla campagna per rincorrere l’indipendenza nella metropoli. Melodie si inserisce con ingenuità nella vita di Boris, senza badare alla sua supponenza, a quell’irritante scontrosità che potrebbe intimorire e inibire il più sicuro dei rappresentanti vagabondi porta a porta di enciclopedie o di maneggevoli aspirapolveri folletto.
 

Il nome non lo ritengo casuale, Melodie compare per caso sulle scene e nella vita del fisico quasi premio Nobel, per riaccordare gli strumenti, per provare a ridare armonia. E ci riesce. Boris e Melodie sono due persone che nessuno potrebbe immaginare possano condividere la stessa casa e costruire un rapporto ed una sintonia. Eppure succede e l'unione funziona, se pur per breve tempo. Infatti, il protagonista lo dice in uno dei tanti rigurgiti verbosi. L’amore non dura per sempre e forse il loro non è neanche amore, ma una piccola pozza di felicità nel panorama desertico che spesso si vive, a volte senza accorgersene. Un po' come succede ai genitori della ragazza, quando sconvolti per questa relazione inaccettabile ed insensata, si recano a New York per tentare di dissuadere la figlia ed interrompere il tragicomico idillio. Ma, casualmente, anche loro intravedono quelle pozze per abbeverarsi e riscoprire la libertà di poter vivere e l’eccitazione di lasciarsi travolgere dagli eventi.
 

Si assapora durante la visione del film, il legame forte che lega Woody Allen a New York. E' come se la città fosse il suo libro di riferimento, che sfoglia incessantemente, accorgendosi che sa rigenerarsi e produrre risposte nonostante la staticità dei capitoli, delle virgole, delle orecchiette ai lati delle pagine. L’epica della Grande Mela è tutta racchiusa nelle avventure casuali e nello humor esilarante di Boris. Un Ulisse annoiato che ha chiuso in cantina la sua curiosità, ma che pian piano si rieduca almeno alla serena accettazione, delle feste obbligate, dei chiacchieroni che hanno la voce per gentile distrazione di Madre Natura, di quei legami che possono diventare fondamentali, piacevoli, e che rintanandosi nelle proprie caverne, neanche per qualche strano colpo di fortuna si riuscirebbe a costruire.
 

Il film ci sussurra qualcosa tra una battuta e l’altra. E lo ascoltiamo davvero quando con il sorriso ancora disegnato sul volto spegniamo il televisore o il computer. La dea fortuna ricopre un ruolo fondamentale per chi difficilmente riesce a fidarsi di una delle tante e secolari spiegazioni mistico-religiose sull'origine della vita, ma il ruolo da protagonisti lo interpretano le persone che gravitano intorno a noi. E non sempre la fortuna riesce anche a svegliarci. Forse per interrompere il sonnambulismo, è più utile lo spintone  o una secchiata d’acqua gelida di un essere umano conosciuto, semi-conosciuto o che vorremmo conoscere (e ancora... il nostro attaccamento alla vita a volte, è misurabile attraverso il metro delle persone che incontriamo). Ha non solo l’effetto di cambiare i colori alle fotografie noiose e falsate della realtà che pensavamo di conoscere, ma anche animarle. Insomma, con l’amore ci si incontrerà per caso, potrà giungere per la dura legge di gravità sulla  nostra nuca inaspettatamente, potrà nascondersi per un po' e comparire senza avvisaglie in un momento inappropriato e quando il paio di scarpe che volevamo abbinare ai pantaloni, il giorno prima ha ceduto un tacco alla griglia di un tombino, ma arriva con la sua originalità. E se c’è qualcuno che lo avvista prima di noi e ce lo indica, tanto meglio.
 

Guardatevelo, gustatevelo, riguardatevelo, ingozzatevi di questa torta golosa. Soprattutto se siete in un periodo della vostra vita in cui scandagliando lo scenario desertico non avvistate acqua. Potreste addirittura immaginare che quella bevanda dissetante ve la servirà un elegante "Ambrogio" in impeccabile divisa.  

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Laura Preite

8

 

 

Alessia Paris

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

» ideals

 


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