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Al di là delle nuvole

  • Titolo originale: Al di là delle nuvole
  • Paese: Italia / Francia / Germania
  • Anno: 1995
  • Regia: Michelangelo Antonioni, Wim Wenders
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 113 min.
  • Cast: J. Malkovich (il regista), F. Ardant (Patricia), C. Caselli (la signora), I. Jacob (La futura suora), S. Marceau (la ragazza parricida), K. Rossi Stuart (Silvano), I. Sastre (Carmen), M. Mastroianni (il pittore), J. Moreau (l’amica del pittore), V. Perez (Niccolò)
  • Sceneggiatura: M. Antonioni, W. Wenders, T. Guerra
  • Soundtrack: Lucio Dalla
  • Fotografia: A. Contini, R. Muller
  • Montaggio: M. Antonioni, P. Przygodda, L. Segura
  • Distribuzione: Cecchi Gori Group
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Un regista prova a ripercorrere in 4 episodi, 4 storie da lui immaginate. Città diverse, personaggi diversi, ma con la stessa impossibilità, cercata o meno, di vivere delle relazioni sentimentali.
  • Voto redazione:
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(4 Voti)

Scritto da Laura Preite

Sono convinto che c’è una schiavitù che si può desiderare 

  

Ignoro il motivo che mi spinge a provare soddisfazione parlando dell’inizio e della fine di una carriera di un regista, autore o artista in generale. Lo osservi nei primi passi incerti o dirompenti, lo accompagni verso la conclusione e si è soliti arrendersi alla critica da ultimo film con la frase fin troppo inflazionata "avrebbe potuto evitarselo". Come se altrimenti non avremmo assistito ad un epilogo, ma ad un percorso ininterrotto. Finisce tutto, soprattutto le carriere. E per guerreggiare contro la squallida gratuità di queste sentenze, da ora (l’ho deciso in questo momento perché mentre scrivo prendo le migliori decisioni) dedicherò più tempo ad elogiare i finali, anche se non lo meritano. Così, per la regola della contraddizione che tanto indispettisce.

 

Al di là delle nuvole è l’ultimo lungometraggio girato da Michelangelo Antonioni, in collaborazione con il regista tedesco Wim Wenders. Non è il migliore film del regista ferrarese, forse non è neanche un film. Mi piace considerarlo un biglietto lasciato sul tavolo della cucina la mattina, prima di recarsi a lavoro, nell’attesa del risveglio di quell’altra persona. Qualche parola dal sapore dolce, qualche malinconica scusa, un "a dopo" che ti fa inalare la fragranza della sconfitta e ti solletica gli occhi con qualche imbarazzante confessione. Non so se ho reso l’idea. Sicuramente no. Ma Antonioni nei quattro episodi che compongono Al di là delle nuvole, non vuole raccontare una storia dall’inizio alla fine, pur introducendo personaggi, trame e apparenti conclusioni. Sono solo mezzi e strumenti di cui si serve per raccontarsi e raccontare ciò che ha fatto, ciò che è stato, ciò per cui ha vissuto. Il film è un pezzo di carta stropicciato in cui sono appuntate delle frasi. C’è chi sostiene che ci sia un eccessivo lirismo che rende indigeribili i dialoghi. Ma il tridente Antonioni-Wenders-Guerra vi aspettavate che scrivesse la sceneggiatura di Pulp Fiction? Non nego che a volte nasca un po’ di irritazione all’ascolto di un Kim Rossi Stuart mieloso e ridondante. Ma ogni tanto dobbiamo abbandonare lo sguardo globale  e provare a soffermarci sui particolari di un'opera, siano essi nelle scene, nei moventi, nelle cineprese, nelle teste di chi lo ha pensato (e solo nella testa, per quanto impossibile risulti l'impresa di radiografare un cervello), nelle musiche, nelle collaborazioni scelte, nelle cene e nelle nottate di scrittura a mani multiple tra vino, risate, eccessi e stupidaggini ridicole la mattina dopo (questo è quello che immagino. Magari il film lo hanno scritto a tavolino dalle 7.30 alle 12.00 della mattina ingerendo esclusivamente bevande analcoliche).

 

La fotografia è ammirevole, tanto da far vincere al film il David di Donatello nel 1996. Da Ferrara a Parigi, dalla Provenza alla Liguria. Una scia di bellezze naturali ed artistiche che accolgono i personaggi e li fanno volteggiare. Il tutto condito con le note di pezzi conosciuti e non, ma nati grazie a quel grande compositore, prima che cantante (forse), Lucio Dalla. A pensarci bene i punti che tengono uniti gli episodi di questo film sono tre: poesia, musica ed immagini. Il cinema di Antonioni è questo e contraddico tutti coloro i quali con boria lo bollano come un finale fallimentare.

 

C’è grande capacità di osservazione, sensibilità nel seguire le contorte ed imprevedibili linee degli incontri e dei rapporti. Nessuna grammatica da poter consultare, nessun decalogo da imparare, solo originali episodi di quotidiano vivere. Tutti coinvolti se siamo soliti uscire per strada, eludere la solitudine ed inseguire la curiosità. La rete incandescente di rapporti che continuiamo a tessere è un groviglio di incomprensioni, di impossibilità, di masochismi e rinunce, ma niente è già apparso, tutto si mostra come fosse nuovo. Una fonte inesauribile di domande ed Al di là delle nuvole è un piccolo contenitore di interrogativi, un dolce saluto che potrebbe essere l’ultimo, ma tra il caffè e la marmellata hai una lucidità di cui ogni mattina ti sorprendi e tutto è più chiaro. In questo film c’è un  messaggio di Antonioni e consiglio di vederlo solo dopo aver visto tutti gli altri suoi lavori. Non vi deluderà, come non delude il biglietto di una persona che potrebbe non tornare, ma che ti ha lasciato addosso un pò di respiri.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

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Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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