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Amici miei

  • Titolo originale: Amici miei
  • Paese: Italia
  • Anno: 1975
  • Regia: Mario Monicelli
  • Genere: Commedia
  • Durata: 140 min.
  • Cast: Ugo Tognazzi (Lello Mascetti), Gastone Moschin (Rambaldo Melandri), Philippe Noiret (Giorgio Perozzi), Adolfo Celi (Alfeo Sassaroli), Duilio del Prete (Guido Necchi)
  • Sceneggiatura: P. Germi, L. Benvenuti, P. de Bernardi, T. Pinelli
  • Soundtrack: C. Rustichelli
  • Fotografia: L. Kuveiller
  • Montaggio: R. Mastroianni
  • Distribuzione: Cineriz
  • Uscita in sala: 15.08.12
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Cinque amici fiorentini, annoiati o disperati per la loro situazione familiare e non solo, decidono di trascorrere una giornata all’insegna dell’ironia, dello scherzo, delle zingarate.
  • Voto redazione: 8+
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(2 Voti)

Scritto da Laura Preite

Anch’io ho sofferto, ho sofferto come un cane: per quasi tre quarti d’ora.

 

Prima di iniziare a scrivere di Amici miei ho preso tempo inventandomi azioni inutili e pensieri meno utili delle azioni; questo perché so già che sarà impossibile poter concedere a questa preziosità del cinema italiano, il doveroso riconoscimento. Inizio a scrivere quindi, con l’unico obiettivo di ammiccare a coloro i quali ne hanno già goduto e spronare tutti gli altri ad investire il proprio tempo in minuti più che piacevoli. Sì perché a guardare Amici miei ci si guadagna. Si guadagna in buon umore, si guadagna in intelligenza, si guadagna perché meglio di una serie di sedute psicanalitiche, si guadagna perché si guarda negli occhi il bel cinema all’italiana, si guadagna perché si comprende che fare l’attore è una cosa seria e non può essere passatempo per improvvisatori malconci.

 

Quando Pietro Germi morì, Monicelli ci evitò l’infausta sorte che avrebbe potuto avere questa pellicola. Infatti, rimasta orfana, fu il regista toscano a decidere di adottarla e darle una regia. Poi, rischiando le adrenaliniche vertigini, la regia si serve di personaggi come Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Adolfo Celi, Duilio del Prete e solo a rievocarli tutti in uno stringente e claustrofobico rigo si ha l’impressione di offenderne la loro grandezza.

 

Il film è una sorta di epistilio artisticamente lavorato, della commedia all’italiana, un pezzo insostituibile e contraddistinguibile che connota il genere. Un genere troppo spesso snobbato dagli intellettuali impegnati ad inventare l’acredine degli odori ed a millantare una presunta superficialità di chi fa del cinema il terreno più idoneo per la ginnastica dell’ironia. Amici miei ha il sorriso dirompente di uno sfregio, capace di svergognare, intimidire, imbarazzare chi decide di ingoiare il veleno lento e logorante dell’austerità.

 

Un giornalista burlone, Il Pertotti, che diventa lo zimbello per il figlio e la moglie, liquidato fastidiosamente come soggetto affetto da infantilismo patologico; un conte decaduto, il Mascetti, che, dopo aver consumato le ricchezze proprie e della moglie, disprezza la miseria in cui è scivolato, ma con incantevole destrezza riesce a far finta di liberarsene; un architetto, il Meandri, passionale e soggetto alle intemperie dei precoci e distruttivi innamoramenti; un barista un po’ svogliato, il Necchi, che sembra aver aperto il bar più per dare uno spazio agli incontri con il gruppo di amici che provvedere al familiare sostentamento; ed infine il Sassaroli, un brillante medico che subentra al gruppo, ma riesce da subito a guadagnarsi un ruolo di primo piano.

 

Cinque amici, cinque vite totalmente diverse che insieme sembrano trovare l’esatta musicalità della vita. Sono tutto ciò che serve per intrattenere il giorno in una spianata di leggerezza, affossando la noia e vincendo il mondo con spade finte, ma efficaci.

 

Amici miei è un centrato naturale di italianità guardata di sottecchi nel suo profilo migliore: l’ironia lapidaria che scardina le radici ridicole delle certezze, l’indissolubilità dei legami amicali che, pur divenendo a tratti morbosi, hanno l’imperturbabilità delle piramidi, l’intelligenza scaltra e chiassosa, il ridimensionamento della vita che da minaccia sovrana, si trasforma in pretesto. C’è tutto ciò che ha contribuito a costruire un modo d’essere invidiato, ammirato, riconosciuto. Non struttura di un mito, ma ossatura forte di un popolo che nonostante le frenetiche differenze, ha un modo tutto proprio di attraversare le turbolenze degli eventi.

 

L’ultima scena è uno scrigno di riflessioni inestimabili perché abbellite dal coraggio. Presentarsi all’appuntamento con la faccia molteplice ed eterna della morte, rivolgendole un cordiale sorriso di benvenuto, oltre che raro è ardito. Ma cosa c’è di più liberatorio che abbandonarsi all’imprevedibilità del proprio percorso, correndogli incontro con le ginocchia sbucciate, le mani ed il viso sporche di fango e lo sguardo infantile di chi commette le marachelle, ma sgattaiola fuori con sveltezza dalla responsabilità. La vita non è colpa di nessuno, la morte nemmeno. Allora meglio giocare, scambiarsi i ruoli, ridisegnare le maschere, ingannare bonariamente l’avversario, rinforzare la squadra, affinare i gesti di complicità e lanciarsi sorrisetti diabolici.

 

Il film, nella sua irresistibile ironia, serba nel ventre urla disperate che cogliere diventa un piacevole atto di ammissione. Siamo piccoli, comicamente sbilenchi, affetti dalla sindrome della centralità, in alcuni casi resi ancor più goffi dal triste bisogno di protagonismo, come se l’autenticità fosse figlia del nostro presentarci agli altri nella proiezioni che noi vogliamo siano fatte di noi stessi.

 

Amici miei insegna a guadagnarsi una prospettiva migliore, quella che ci ridimensiona e ci libera dal peso della consapevolezza che ognuno ha di se stesso. E allora viola le regole del gioco chi crede di saperle meglio degli altri.

 

Inoltre, lo consiglio a tutte coloro che come me provano un’invidia insopprimibile nei confronti delle amicizie tra gli uomini. Le annuso, mi avvicino avida provando a svelarne i segreti, ma nulla riesce ad apparirmi familiare e riproducibile. Per ora le osservo e mi cibo della loro profondità, prima o poi qualche regola la potrò aggiungere o togliere anche io!

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Laura Preite

 

 

Alessia Paris

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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