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Io ed Annie

  • Titolo originale: Annie Hall
  • Paese: USA
  • Anno: 1977
  • Regia: Woody Allen
  • Genere: Drammatico, Commedia, Sentimentale
  • Durata: 93 min.
  • Cast: W. Allen (Alvy Singer), D. Keaton (Annie Hall), T. Roberts (Tom), C. Kane (Allison)
  • Sceneggiatura: W. Allen, M. Brickman
  • Soundtrack: n.p.
  • Fotografia: G. Willis
  • Montaggio: W. G. Bricmont, R. Rosenblum
  • Distribuzione: ABC
  • Uscita in sala: 20 agosto 1977
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Io ed Annie è la biografia di un rapporto sentimentale complicato al quale il protagonista, un noto comico televisivo, cerca di dare delle risposte ai fallimenti e dei moventi alla sua nascita.
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Laura Preite

Io non l'ho mai avuto un periodo di latenza!

 

Annie Hall, tradotto in italiano con il titolo Io ed Annie (il titolo inizialmente pensato era Anedonia, termine che ha a che vedere con la psichiatria, riguardante l'assenza di piacere nei riguardi di situazioni quali il sesso, il cibo, il sonno, che normalmente ne procurano) è il settimo lungometraggio del regista newyorkese Woody Allen. In realtà è una vera e propria virata artistica. Allen abbandona la spassionata ilarità, spesso visionaria, ed inizia a raccontare se stesso, la parte che solitamente ognuno nasconde ai più perchè accompagnata da fallimenti e ridicoli comportamenti. Le relazioni amorose sono sempre state la materia più dolce da trattare sia al cinema che nella letteratura, ma forse soltanto nella sua espressione piena, abbia essa il volto del piacere o dello struggente abbandono. In questa pellicola si assiste al background dell'amore.

Comodo affidarsi alla voce soffice di Freud o dei suoi adepti, rintracciare nelle teorie i fatti propri, personali, le situazioni atipiche in cui si incappa ogni volta che si instaura un rapporto. Allen ostenta spesso la terminologia da manuale, come a voler rinchiudere un percorso dentro una generalizzazione, ma è scontato il risultato. Dovrebbe esistere un manuale per spiegare e raccontare i passi di ogni singola relazione, di ogni frivolo incontro, ed è questo il tentativo riuscito del regista.


New York ritorna ad ospitare un cambiamento. L'aria degli anni '70 che spazza via le rivolte, ma da ossigeno all'emancipazione dei singoli, al desiderio di spazi propri in cui far circolare la propria vita, provando a darle dei colori e pensando di poter rinunciare ai legami, o comunque a collocarli nella cornice o addirittura nei dettagli del panorama.


Il film è un susseguirsi di episodi biografici che hanno spedito il montatore sull'orlo della follia (il girato ammonta a circa 4 ore). Una serie di fotografie scattate e riviste per riuscire a restituire ad una storia, con movimenti repentini tra passato e presente, il suo movente. Come nasce? Perchè nasce? Ma soprattutto perchè termina?

Il personaggio di Diane Keaton, Annie Hall nel film, pur accostandosi al protagonista in un ruolo di supporto, rappresenta comunque un archetipo perfettamente costruito che facilità la dualità della narrazione. Bellissima, intrisa di eleganza e stile personalizzato, apparentemente frivola nell'approccio alle giornate, ma piegata anche lei dalle perturbazioni della ragione che non riesce a trovare soluzioni agli indovinelli. Innamorati e pur distanti, collegati da un filo invisibile di passione, ma pure sempre costretti all'accettazione sfiancante dell'incomprensione reciproca di gesti, movimenti e reazioni.

Alvy ed Annie sono il prototipo della consumazione di energie di cui ogni volta si è vittime quando inizia il gioco di sguardi e la dispettosa attrazione. Ci si rincorre per farsi ammirare, ci si nasconde per farsi cercare, e raramente ci si trova di fronte, con la nudità degli intenti e l'apertura a quello che può accadere. Senza l'ironia provocatoria e logorante di Allen sarebbe stato complesso, se non addirittura mortalmente noioso, provare a mettere su pellicola tutto questo. La camaleontica New York è sicuramente una fedele ancella per la riuscita di questo prodotto artistico che ha avuto meritati riconoscimenti (vincitore nel 1977 di ben quattro premi Oscar, miglior film, regia, sceneggiatura originale e miglior attrice protagonista), ma rimane comunque uno strumento e lo testimonia anche la fotografia che cambia nel momento in cui a muoversi sono i due protagonisti.

Sicuramente uno dei più bei film di Woody Allen, perchè partendo dagli ambiziosi obiettivi insiti nel progetto, appare evidente l'inimitabile capacità del regista di intrecciare la drammaticità dei turbamenti personali, ad un'ironia intelligente che riesce a spogliarli dall'alone patetico di cui spesso di adornano. E per tutti coloro che la ritengono una messa in scena pietosamente eccentrica, bisognerebbe rispondere che è solo fastidioso che sia quella di qualcun altro. Perchè in questa labirinto di rompicapo ci siamo finiti tutti, e non trovando compagnia nel percorso verso la fuoriuscita, succede sempre che alla fine è come se si stesse parlando di se stessi pur essendoci un altro io più in là che ci ha indotti in questo intimo viaggio senza soluzione.

 

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