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Millennium - Uomini che odiano le donne

  • Titolo originale: The Girl with the Dragon Tattoo
  • Paese: U.S.A. / Svezia / Gran Bretagna / Germania
  • Anno: 2011
  • Regia: David Fincher
  • Genere: Thriller
  • Durata: 158 min.
  • Cast: D. Craig (Mikael Blomkvist), R. Mara (Lisbeth Salander), C. Plummer (Henrik Vanger), S. Skarsgård (Martin Vanger), S. Berkoff (Frode), R. Wright Penn (Erika Berger), Y. van Wageningen (Bjurman), J. Richardson (Anita Vanger), G. James (Cecilia), D. Sumpter (Detective Morell), J. Sands (Henrik giovane), G. Hammarsten (Harald giovane), S. Reithner (Martin giovane), D. Dencik (Morell giovane), M. von Essen (Anita giovane), A. Jover (Liv), E. Davidtz (Annika)
  • Sceneggiatura: S. Zaillian
  • Soundtrack: T. Reznor, A. Ross
  • Fotografia: J. Cronenweth
  • Montaggio: K. Baxter, A. Wall
  • Distribuzione: Warner Bros
  • Uscita in sala: 03.02.12
  • Visione in v.o.: Se ne può fare a meno
  • Trama: Un giornalista con la credibilità compromessa e una giovane hacker dal passato violato, vengono assoldati dal capostipite di una ricca famiglia per indagare sulla nipote scomparsa da quarant’anni.
  • Voto redazione: 8
Vota il film:
(12 Voti)

Scritto da Alessandro Cavestro

Il remake
del primo film
della trilogia Millennium
è firmato Fincher.


Ed infine è arrivato. Sei mesi dopo scioccanti trailer fatti di case buie, cieli accecanti, visi tetri e spigolosi, e scricchiolii sinistri, Millennium è nelle sale. Fincher è tornato, stavolta sotto al braccio ha il primo tomo di una trilogia, quella dell’ahimè scomparso LarssonUomini che odiano le donne.

 

Il film ha tanto da dire solo leggendo la locandina, dalla quale, in un tetro grigio su nero, ci guardano i volti scolpiti dei protagonisti. Colonna sonora di Trent Reznor & Atticus Ross, i due geni del noise elettronico bissano la collaborazione col regista, già fruttuosa la prima volta (oscar, con The social network). Il patriarca Venger, ricco magnate e capostipite della famiglia più potente della Svezia, convive da quarant’anni con un fantasma nell’armadio: la scomparsa dell’adorata nipote, quattro decenni prima. Micheal Blomqvist lavora come giornalista alla rivista Millennium, e per un articolo di denuncia che lo trascina sconfitto in aula di tribunale, sta perdendo la sua credibilità professionale. Il vechio Venger lo assume, affascinato dalle sue doti investigative, per indagare su quella scomparsa tanto dolorosa quanto oscura, evento simbolico nella storia tormentata della famiglia numerosa e divisa. Lisbeth Salander è una ventiquattrenne indipendente, tenuta sotto sorveglianza dai servizi sociali, hacker esperta. Diventerà la collaboratrice di Micheal.


Fincher ritrova sulla sua strada il giallo, dopo Seven e Zodiac. Le atmosfere  fosche e  cupe caratterizzano anche questo lavoro: è a livello estetico che il suo modo di intendere il genere trova una evoluzione funzionale. La prima parte del film ci racconta i personaggi, le loro storie. Nella seconda parte l’intreccio di queste storie e l’approccio al caso. Da sempre ponte tra il cinema più tradizionale narrativo e quello torbido e patinato allo stesso tempo, figlio del videoclip, Fincher riesce a trasformare il racconto di un’indagine in un racconto sull’indagine: come viene svolta, i progressi misurati, le intuizioni rapide, il nervosismo nella ricerca, la tensione sessuale tra i due protagonisti, l’intesa, gli errori, il ricominciare: gesti, guizzi, cure al vento ghiacciato che sibila nell’isola Herestadt. Il tutto permeato da un’aura di violenza quasi sempre latente, solo apparentemente fisica, quasi sempre psicologica, che ha dei picchi sconcertanti in alcune scene, e che torna poi a strisciare tra i protagonisti, e si lega a filo doppio con la tensione e la paura. Ninne nanne atone e inquietanti, pianoforti scordati dal suono profondo e campanelli mossi dal vento scandiscono nervosi il passare dei giorni, delle ore, dei minuti, nella corsa verso la verità contro il tempo. La sceneggiatura regge bene le due ore e quaranta di proiezione, che volano anche grazie ad un montaggio che sa alternare sequenze serrate e drammatiche ad attimi di assoluta calma ieratica (apparente). Ha forse il limite di trascinare troppo tardi l’incontro tra i due protagonisti. Se Daniel Craig riesce a dismettere i panni del forzuto 007 per indossare quelli sommessi del giornalista, è però Rooney Mara che la fa da padrona: la sua Lisbeth bella ed eterea, è ricca di un fascino figlio dell’incrocio tra il viso pulito da angelo metropolitano e il look da punk, ed è destinata a ritagliarsi un posto particolare nell’immaginario collettivo. La sua interpretazione, che coglie perfettamente il senso del personaggio in tutte le sue sfaccettature, le è valsa una candidatura agli Oscar prossimi venturi.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Alessandro Cavestro

 7½

  

 

Alessia Paris

 8

Greta Colli

 7

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 8½

       

 

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