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La grande bellezza

  • Titolo originale: La grande bellezza
  • Paese: Italia, Francia
  • Anno: 2013
  • Regia: Paolo Sorrentino
  • Genere: Drammatico, Commedia
  • Durata: 142 min.
  • Cast: T. Servillo (Jep Gambardella), C. Verdone (Romano), S. Ferilli (Ramona), C. Buccirosso (Lello Cava), I. Forte (Trumeau), P. Villoresi (Viola), G. Ranzi (Stefania)
  • Sceneggiatura: P. Sorrentino
  • Soundtrack: L. Marchitelli
  • Fotografia: L. Bigazzi
  • Montaggio: C. Travaglioli
  • Distribuzione: Medusa Film
  • Uscita in sala: 21.05.13
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Jep Gambardella è un 65enne parte attiva nell'ambiente romano delle feste e dell'intrattenimento sfrenato. Dopo aver trascorso la vita annegando nei drink, sembra aprirsi a delle rivelazioni su se stesso e sul mondo in cui ha sempre vissuto. Roma si spoglia della sua bellezza, per mostrare le sue ferite.
  • Voto redazione: 7
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(9 Voti)

Scritto da Laura Preite

Sai perché mangio sempre radici? Perché le radici sono importanti.

 

Ore 18.15. Primo spettacolo, prima assoluta. Sigaretta frettolosa prima di entrare. Pago il biglietto (ridotto perché è martedì) e lo stringo forte nella mano, come uno di quei rosari che si maneggiano durante le preghiere. La fede ha il volto multiforme, per fortuna. Mi siedo e rubo il posto a uno spettatore X perché quello suggerito dal mio biglietto non è abbastanza centrato. Sorvolo sbuffando sul chiacchiericcio adulto e irrispettoso e giro il cellulare, la lucina blu delle notifiche è fastidiosa come la ritmicità degli allarmi. Sono pronta. La grande bellezza, il nuovo nato in casa Sorrentino. Ho provato a non leggere i commenti preventivi all'italiana, le presuntuose e rozze sentenze di chi ha sempre liquidato l'attesa, ma purtroppo sono troppi e prima o poi te li ritrovi come dispetti tra le notizie di facebook o rinchiusi negli esili righi di twitter. È facile però spazzar via la patina di a-priori.
 

Roma. Immensa e impertinente grandezza, gioco di prospettive non misurabili, palazzi e uomini, pietre e carni che sfuggono alla morsa delle collocazioni. Densa la sacralità che ancora spadroneggia come non avesse calendari, diversa eppure dentro alle distrazioni randage, anch'esse mutanti, ma dalla lunga genealogia. Carrellate che sembrano danzare per alleggerire il carico dei secoli con la tecnica libera e disincanta. Jep Gambardella (un Toni Servillo, attore senza pari in Italia e non solo) festeggia il suo 65esimo compleanno sulla terrazza del suo appartamento. Arrivato a Roma all'età di 26 anni, dopo aver scritto il suo primo romanzo, si tuffa nei passatempi, interrompendosi. Tra le braccia di una città che sa sollevare quanto stritolare risparmiandoti almeno l'immediato dolore, Jep guadagna la notorietà e il ruolo ambito del festaiolo di professione. Si ingrossa sempre più la sua pelle da damerino delle corti lussuose e provocanti, celandogli la consumazione del senso che dentro pian piano lo svuota. Ed eccolo che alla soglia della vecchiaia scopre la fuga e cerca stancamente i rimedi. Ma forse è sempre stato tardi, per tutto.
 

L'occhio di Sorrentino è sempre lì, acquattato negli angoli rarefatti ad annusare le sue creature. Jep, simbolo della Roma che da e toglie tenendoti in apnea con gli incantesimi, Romano (Carlo Verdone) irrealizzato tentativo di diventare qualcuno che accatasta l'amarezza tra le pieghe degli inviti mondani, Ramona (Sabrina Ferilli), spogliarellista malata che nella sua pochezza, nasconde forse uno dei frammenti di senso che Jep sta cercando. Il film non ha una storia, ha una folla informe di racconti spezzati, intermittenti come luci e accecati dai flash. Immagini, immagini e ancora immagini. I pensieri sfuggono via nell'aria delle alte terrazze, che provano con il loro distacco a non far cadere gli ebbri danzatori. Roma vive nel suo ventre e nei suoi balconi senza fine, che si aprono ad albe e tramonti sconvolgenti, e gli stradoni diventano lo spazio in cui tutto si riconosce nella propria ricca diversità, ma  gira lo sguardo, ritornando poi ad uniformarsi a ciò che si è scelto di essere. È una città verticale che riavvolge l'orizzonte e lo regala per qualche fulgida visione. È difficile scappare, ritornare, andare. Un circo impazzito in cui le raffinatezze giocano a mantenere l'equilibrio a 10 metri da terra, sul filo della rozzezza, le capacità di tastare il polso della propria esistenza si truccano e si travestono per cibare il pubblico affamato. Animali che compaiono e scompaiono, luci, suoni e silenzi in cui si soffoca senza sentire l'esigenza di risalire a galla.
 

Non è La dolce vita di Fellini, è Roma oggi, quella di Sorrentino e di quelli che come me, ci sono finiti se pur di passaggio. Non si paragona l'intelligenza, e Fellini, come Sorrentino, sono due illuminanti pensieri che ci terrei rimanessero accostati per grandezza e distanti per espressioni. Paolo Sorrentino con la Grande Bellezza regala al pubblico e al suo Paese, un'altra indimenticabile lezione di Cinema, con una regia esperta, una fotografia che nella realtà riesce a trattenere l'insondabile e una sceneggiatura che rimane tatuata sulla carne. Originale, nuovo, zeppo di carrelli sfreccianti, di primi piani puliti che sembrano tracciare solchi d'emozioni sui volti di questa grande giostra. Non c'è rabbia per quel che si è diventati, ma fiumi di lacrime per quel che si sarebbe potuti essere.
 

La grande bellezza è una poesia sussurrata a chi ha voglia di ascoltare, dividere i versi e lasciare sospesi i giudizi nell'amara certezza che ci sia sempre qualcosa che sfugge. Jep non chiede perdono alla sua vita, semmai le offre il suo infantile e carezzevole sorriso. 

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Laura Preite

8½ 

 

Alessia Paris

8½ 

Greta Colli

8½ 

Noa Persiani

7½ 

Lorenzo Bottini

       

» ideals

 


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