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Blue Jasmine

  • Titolo originale: Blue Jasmine
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2013
  • Regia: Woody Allen
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 98 min.
  • Cast: C. Blanchett (Jasmine), S. Hawkins (Ginger), A. Ehrenreich (Danny), A. Baldwin (Hal), C. Tahan (Danny da giovane), B. Cannavale (Chili), M. Casella (Eddie), M. Stuhlbarg (Dott. Flicker), L. C.K. (Al), P. Sarsgaard (Dwight)
  • Sceneggiatura: W. Allen
  • Soundtrack: n.p.
  • Fotografia: J. Aguirresarobe
  • Montaggio: A. Lepselter
  • Distribuzione: Warner Bros
  • Uscita in sala: 05.12.13
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Una donna benestante abituata alle regole del jet set si trova improvvisamente in grossi guai finanziari. La sorella, anche lei con un carico emotivo pesante, cercherà di aiutarla.
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Alessia Paris

Ansia, incubi, un esaurimento nervoso: c'è un limite ai traumi che una persona può sopportare prima di mettersi ad urlare in mezzo alla strada.

 

Cate Allen o Woody Blanchett, come preferite. E’ questo il binomio chiave con cui iniziare a parlare di Blue Jasmine, l’ultima fortunata pellicola dell’acclamato regista newyorkese, che dopo diverse tappe europee si riavvicina alla madrepatria girando in una delle città meno americane d’America: San Francisco.

 

Se in Io non sono qui Cate Blanchett fu – davvero! – Bob Dylan, in Blue Jasmine l’attrice riesce a manifestare in ogni angolo del suo volto e del suo corpo le psicosi alleniane, lasciandole maturare in lei fino ad esplodere in un crescendo sempre convincente e coinvolgente.

 

E’ anche da apprezzare d’altronde il ritorno stesso di Allen al dramma, genere meno praticato e pertanto meno noto ma certo non sconosciuto ai più fedeli del regista, avvicinato per la prima volta con Interiors (1978), auto-teorizzato con Stardust Memories (1980) e poi rievocato con Settembre (1987) e Un’altra donna (1988), per arrivare al più recente Match Point (2005) a cui però coesistevano, come ben ricorderete, elementi predominanti del genere thriller.

 

Un ritorno che valeva la pena di aspettare, data l’energica risposta che Allen inserisce nel suo film ormai a cadenza annuale, rivalendosi delle tante chiacchiere che abbiamo dovuto purtroppo spendere sui suoi ultimi lavori dalle qualità singhiozzanti. Blue Jasmine è infatti una pellicola completa e compatta.

 

Una donna di elevato ceto sociale si ritrova a sprofondare nella banale quotidianità della gente qualunque in seguito alla scoperta pubblica delle frodi fiscali del marito e con essa anche a ruzzolare drammaticamente nella depressione, che giorno dopo giorno s’impossessa di lei come una morsa violenta e atroce.
 

“Ansia, incubi, un esaurimento nervoso: c'è un limite ai traumi che una persona può sopportare prima di mettersi ad urlare in mezzo alla strada” come dirà lei stessa in una scena del film. Ed è infatti da sola che Jasmine parla, anche quando sembra parlare con qualcuno in realtà è come se parlasse al suo io interiore, per combattere con la vergogna, l’umiliazione, il senso di colpa. Racconta sempre la stessa storia, quella del loro incontro ad una festa, lui si innamorò del suo nome, Jasmine… e con il racconto ecco il tentativo di rievocare il passato, di trovarne il conforto anche se solo con il pensiero, con il ricordo.
 

Se i rapporti non possono costruirsi sulle bugie e sugli inganni: questa è una lezione che Jasmine forse non imparerà mai, ma che di certo sperimenterà a sue spese.

 

Voti della redazione

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