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American Sniper

  • Titolo originale: American Sniper
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2014
  • Regia: Clint Eastwood
  • Genere: Drammatico, Azione
  • Durata: 134 min.
  • Cast: B. Cooper (Chris Kyle), S. Miller (Taya Renae Kyle), L. Grimes (Marc Lee), K. Gallner (Winston), J. McDorman (Ryan Job), N. Negahban (Sheikh al-Obeidi), C. Hardrict (D), E. Ladin (Squirrel), R. Gallegos (Tony), M. Hamada
  • Sceneggiatura: J. Hall
  • Soundtrack: n.p.
  • Fotografia: T. Stern
  • Montaggio: J. Cox, G. Roach
  • Distribuzione: Warner Bros. Pictures
  • Uscita in sala: 01.01.15
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: l texano Chris Kyle si arruola nei Seal e partecipa a quattro missioni in Iraq, durante le quali diventa uno dei più famosi cecchini dell'esercito. Nel frattempo la vita della sua famiglia va avanti senza di lui.
  • Voto redazione:
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(4 Voti)

Scritto da Lorenzo Bottini

Ci sono tre tipi di uomini. I lupi, le pecore e i cani pastore.


Eʼ da subito chiaro che Chris Kyle, il cecchino infallibile che copre i militari a terra durante le missioni in Iraq, svolge a suo modo il ruolo del cane pastore. Il suo compito è difendere il proprio gregge dallʼassalto dei “selvaggi”, anche a costo di abbattere non solo uomini armati ma anche civili, donne e bambini. Eʼ talmente bravo che si guadagna sul campo lʼappellativo di “Leggenda”, la stima dei suoi commilitoni e lʼodio dei suoi nemici, che arrivano a mettere una pesante taglia sulla sua testa. E invece, lui la testa riesce miracolosamente a riportarla a casa dalla moglie, dopo ognuna delle quattro missioni che lo tengono tra la sabbia mediorientale, ma forse dentro di essa qualcosa è cambiata.
 

Chiariamo, American Sniper non è un film sui reduci come The Hurt Locker, anzi a Eastwood questo aspetto interessa poco, lo accenna solo per non trasgredire le regole del moderno film di guerra, dove lʼeroe spara ai nemici senza mancarne neanche uno ma è assalito dai crampi del rimorso. Chris ha i suoi rimorsi, le sue ossessioni, ma li trasla (forse per difendersi) nel ruolo che il padre un giorno gli ha assegnato. Difendere il proprio gregge.
 

Per Eastwood i ruoli assegnati alle persone non possono essere semplicemente ignorati senza mettere in crisi lʼintero sistema di valori su cui si basa una Nazione. Si è scelti e si deve accettare la missione a cui si è votati, indipendentemente dalle nostre volontà personali. Chris è un cowboy fallito di inizio millennio, intento a inseguire le donne più che mandrie, e che, fulminato sulla strada di Damasco dalle trasmissioni di FoxNews, decide di arruolarsi nei SEAL. E va ad uccidere i nemici, senza sapere neanche chi siano o come sono fatti. Va in Iraq e preme il grilletto. Rappresenta alla perfezione il funzionamento dellʼuomo - azione, lui esiste nella società in quanto è in grado di abbattere i nemici a centinaia di metri di distanza, di salvare la vita dei suoi compagni quando agiscono via terra. Eʼ un corpo gonfio, dilatato, inespressivo, capace solo di eseguire unʼunica azione.
 

Eastwood conduce un film imperfetto, complice anche una sceneggiatura che pecca di banalità nei dialoghi, specialmente quelli coniugali, ma che come sempre accade con il regista di Cincinnati, riesce immancabilmente ad arrivare al punto che più gli interessa. Non a rispondere se la guerra sia giusta o il nemico davvero crudele, queste domande non sono neanche poste, persino la moglie che lo vorrebbe sempre a casa al sicuro non sembra questionare la correttezza del conflitto. No, American Sniper non è un film filoamericano (incredibile con un titolo del genere!) o di propaganda perché non si pone le domande a cui tutti eticamente tendiamo ma al contrario, perché ci mette di fronte al funzionamento di una Nazione.
 

In un momento storico in cui tutti si riempiono la bocca di nazionalismo, patriottismo pensando che basti scrivere i nomi del proprio paese sulla felpa o su twitter, il vecchio Clint ci ricorda nuovamente come far parte di una nazione significa soprattutto funzionare per essa, vivere per essa e morire per essa. Eʼ una scelta, che venga dallʼalto o sia deliberata, a cui corrispondono doveri gravosi e algidi, che finiscono per disumanizzare chiunque. Non è quindi un caso che le bandiere a stelle e strisce compaiono solo durante i funerali ad omaggiare i defunti. Il riconoscimento è solo post-mortem. Si vive funzionando, si muore da eroi. Un concetto forse superato, sicuramente ancorato ad una tradizione repubblicana di cui Eastwood è fiero rappresentante. Si può essere dʼaccordo o in disaccordo (io, ad esempio, lo sono, e fortemente) ma non vi è unʼunghia di ipocrisia in tutto il film.

 

Voti della redazione

Media voti Cinema Bendato

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

7½ 

 

» ideals

 


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