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Lo chiamavano Jeeg Robot

  • Titolo originale: Lo chiamavano Jeeg Robot
  • Paese: Italia
  • Anno: 2015
  • Regia: Gabriele Mainetti
  • Genere: Drammatico, Fantasy/Fantastico
  • Durata: 112 min.
  • Cast: C. Santamaria (Enzo), L. Marinelli (Lo Zingaro), I. Pastorelli (Alessia)
  • Sceneggiatura: G. Mainetti, N. Guaglianone
  • Soundtrack: G. Mainetti
  • Fotografia: M. D'Attanasio
  • Montaggio: A. Maguolo
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Uscita in sala: 25.02.16
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Un ladruncolo di periferia fugge dalla polizia e si getta nel fiume Tevere, cadendo in un barile contenente materiale radioattivo. Il giorno dopo scopre di avere acquisito una forza fuori dal normale.
  • Voto redazione: 8
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(3 Voti)

Scritto da Greta Colli

"Corri e và per la terra. Vola e và tra le stelle. Tu che puoi diventare Jeeg..."

 

Ancora prima che la Festa del Cinema di Roma cominciasse già si sentiva vociferare su Lo chiamavano Jeeg Robot. Non si sa bene perché ma sembrava fosse un film che andava visto a tutti i costi. Nessun trailer in giro per la rete, poche immagini da cui trarre qualche spunto ma solo voci di corridoio e qualche nota musicale canticchiata nei bagni dell’Auditorium – Jeeg và, cuore acciaio…

Perché tanto baccano? Cos’ha di speciale questo film di cui tutti parlano? Lo capisco dopo pochi minuti dall’inizio del film e il primo aggettivo che mi viene in mente per descriverlo è: intelligente. Sì, questo è un film intelligente, ricco e assolutamente necessario nel panorama del cinema italiano moderno. Sapete quando si dice che l’apparenza inganna? Ecco, questo film ne è l’esempio perfetto. Cattura per la sua originalità e veicola un messaggio, nascosto dietro la maschera di un supereroe giapponese.

Enzo è un furfante di bassa lega nato e cresciuto nella periferia romana di Tor Bella Monaca. Un omaccione timido e introverso che dopo un passato burrascoso tipico di chi vive certe realtà di borgata, decide di tagliare i ponti con tutti e chiudersi in se stesso. Una scelta la sua, dettata dalla necessità di sopravvivere ma senza il classico leitmotiv dell’uomo distrutto che deve impietosire il pubblico a tutti i costi. Anzi, il suo modo di vivere a forza di budini alla vaniglia e film porno lo rende una macchietta, un personaggio a tratti comico, semplicemente interessato ad arrivare a fine giornata, senza alcuna aspettativa verso il futuro. La sua vita cambia quando, inseguito dalla polizia per aver commesso un furto, si getta nel fiume Tevere e cade in un barile contenente materiale radioattivo. Dopo una notte passata a espellere uno strano liquido nero e melmoso, al suo risveglio si accorge di aver acquisito una potenza e una forza fuori dal normale.

Non voglio dilungarmi troppo nel raccontare la trama, primo perché andando oltre, temo di svelare gli spunti più interessanti e creativi di questo film e non è mia intenzione; secondo perché credo che queste poche righe bastino a incoraggiare il pubblico, ormai soggetto alla malattia dell’ovvio del cinema italiano.

Lo chiamavano Jeeg Robot è un respiro di aria fresca dopo tanta muffa, la speranza che possa esserci qualcosa che si differenzi per davvero dai soliti, classici film nostrani. Un andare oltre le storie sui precari, la perdita del lavoro, le incessanti discussioni di politica e le famiglie distrutte, basta! E’ consentito addentrarsi nella novità e perché no, avvicinarsi al genere dei super-eroi, genere che evidentemente qualcuno crede sia di proprietà statunitense. Esistono altri mondi da esplorare come ben sa il regista Gabriele Mainetti che dopo aver vinto con Tiger Boy il Nastro d’Argento, nel 2013, come miglior cortometraggio, si dedica alla stesura del suo primo lungo; progetto di cui si sente parlare da ben 4 anni. Ebbene sì, perché come tutti sappiamo trovare un produttore che abbia il coraggio di puntare sul cavallo che tutti danno per spacciato, non è cosa facile. Non a caso lo stesso Mainetti durante un’intervista scherza sulle risposte date dai produttori subito dopo aver letto la sceneggiatura: “Ma che è ‘sta fregnaccia?”.

Dunque, ricapitolando, il regista è quasi del tutto sconosciuto, il film si avvale di una sceneggiatura fuori dal comune e nessuno vuole produrlo: che si fa? Facile, si autoproduce. Mainetti, infatti, si è da sempre autoprodotto i cortometraggi e anche questa volta ha deciso di scommettere su se stesso, lanciandosi a picco nel tenebroso mondo del grande pubblico.

Sarà merito di questa Roma dai colori desaturati, le battute incalzanti, la comicità a tratti trash dei personaggi; Sarà un Claudio Santamaria in una delle sue migliori performance, ingrassato di 20 chili con l’andamento del bamboccione, burbero e impacciato che a trent’anni e passa non sa nemmeno come si approccia una donna; Sarà un Luca Marinelli con la faccia da psicopatico-nerd anni ’80 che canta Anna Oxa truccato alla David Bowie; Sarà Ilenia Pastorelli, ex concorrente del Grande Fratello che tiene banco con la sua interpretazione di Alessia, la sexy ragazza di periferia che crede fermamente nell’esistenza di Jeeg Robot. Sarà quel che sarà, Lo chiamavano Jeeg Robot è ‘na bomba.

 

Voti della redazione

Media voti Cinema Bendato

Alessia Paris

7

Greta Colli

9 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

» ideals

 


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