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Café Society

  • Titolo originale: Café Society
  • Paese: U.S.A.
  • Anno: 2016
  • Regia: Woody Allen
  • Genere: Drammatico, Commedia, Sentimentale
  • Durata: 96 min.
  • Cast: J. Eisenberg (Bobby), B. Lively (Veronica), K. Stewart (Vonnie), S. Carell (Phil) Trama del film “Café Society”
  • Sceneggiatura: W. Allen
  • Soundtrack: AA.VV.
  • Fotografia: V. Storaro
  • Montaggio: A. Lepselter
  • Distribuzione: Warner Bros.
  • Uscita in sala: 29.09.16
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Un giovane uomo arriva a Hollywood nel pieno degli Anni '30 per lavorare nella nascente industria cinematografica. Qui si innamora ed è trascinato nel vortice della vita sociale dei tempi.
  • Voto redazione: 8
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Scritto da Alessia Paris

L'amore non ricambiato uccide più gente in un anno della tubercolosi.


Sono cose che non si raccontano, gli amori segreti, quelli che capitano quando non dovrebbero, facendoti sentire colpevole e inadeguato, costantemente infelice e ingiustamente felice allo stesso tempo. Quegli amori che ti fanno sperare che qualcosa cambi fino a quando non ci credi più, in cui le attese sono interminabili e chiedere è sempre peccato. Così si finisce per smettere di aspettare e per quanto inconcepibile potesse sembrare tutto questo in un tempo non poi così lontano, ecco che si finisce per inciampare in qualcuno che proprio lì ed ora, può e vuole offrirti quello che così ardentemente desideravi e che così severamente e a lungo ti era stato negato. Ma come spesso accade, è proprio quando non aspetti più e senti di essere andato oltre, che quel che un tempo ardentemente desideravi arriva, con un tempismo così imperfetto e inopportuno che ancora una volta stravolge tutto. E ora quell’opportunità un tempo irraggiungibile, finalmente sembra lì ad un solo, ultimo passo da te, chiedendoti di scegliere, di fidarti un’ultima volta e saltare. L’alternativa è quella di abbandonare per sempre la nave, portandoti tuttavia dietro quell’inevitabile e pesante bagaglio del rimpianto di non poter mai sapere come sarebbe andata se solo non ti fossi arreso.

 

Questo è quel che accade a Vonnie (Kirsten Stewart), amante segretaria di Phil (Steve Carrell), potente agente di star di Hollywood, quando lui finalmente decide di lasciare la moglie per lei proprio quando la vita della ragazza sembra essersi legata a quella del giovane Bobby (Jesse Eisenberg), nipote del ricco uomo, trasferitosi a Hollywood da New York per cercar fortuna. Così Vonnie compie la sua scelta, ignara di essersi immessa in uno dei più pericolosi circoli viziosi dell’animo umano, quello della costante ricerca dell’appagamento del proprio desiderio, ché è sempre proprio quando si raggiunge quel che si desiderava, che la mente si ingegna per offrirci un nuovo desiderio sovrastato da ostacoli pronto a renderci nuovamente infelici. Forse perché è così che deve andare, forse è per quell’incomprensibile gusto che la malinconica infelicità sa donare ad alcune persone, o forse perché – come Marcel Proust scrisse una volta – si può amare solo ciò che non si possiede del tutto.

 

Ed ecco allora che tutto diventa il contrario di tutto e che chi tradiva diventa tradito, con l’unica imperdonabile colpa di non aver saputo cogliere l’attimo, quello in cui quel che si possedeva poteva davvero essere perfetto, avendo subìto troppo a lungo lo scacco di una paura egoista, che sporcherà indelebilmente un grande amore, lasciandolo disperdere e confondere nel mare della mediocrità.

 

Cafè Society è un film brillante, in cui Woody Allen è stato nuovamente capace di raccontarci le infinite contraddizioni dell’animo umano, in uno dei più affascinanti scenari americani, quello del tempo glorioso di Hollywood e della New York degli anni ’30, del jazz e del charleston, saltando dalla commedia al dramma con il semplice apostrofo di una battuta pronunciata nel modo giusto al momento giusto.

  

Un altro film di Allen dopo Allen, in cui il regista prosegue la ricerca del nuovo “character-Woody”, qui impersonato da Jesse Eisenberg – che ricordiamo per il glorioso esordio in The Social Network – e che in parte riesce per fisionomia, recitazione e caratterizzazione, a riportarci alla mente quel Woody Allen in bianco e nero di cui non sentiremo mai abbastanza la mancanza.

 

Voti della redazione

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