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Genius

  • Titolo originale: Genius
  • Paese: U.S.A. / Gran Bretagna
  • Anno: 2016
  • Regia: Michael Grandage
  • Genere: Biografico
  • Durata: 104 min.
  • Cast: C. Firth (Max Perkins), J. Law (Thomas Wolfe), N. Kidman (Aline Bernstein), L. Linney (Louise Saunders), G. Pearce (F. Scott Fitzgerald), D. West (Ernest Hemingway)
  • Sceneggiatura: J. Logan
  • Soundtrack: A. Cork
  • Fotografia: B. Davis
  • Montaggio: C. Dickens
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Uscita in sala: 09.11.16
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Genius è basato sulla biografia di Max Perkins, editor brillante e scopritore di alcuni tra i maggiori talenti della letteratura americana del '900, tra cui Thomas Wolfe.
  • Voto redazione:
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(3 Voti)

Scritto da Laura Preite

- Il tuo libro è lungo 5000 pagine.
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La nostalgia è di per sé un mostro che tende, di anno in anno, a ingrassare e occupare spazi che non le competono; ma la sua forma peggiore la assume quando rivolge lo sguardo a cose, luoghi ed eventi mai vissuti. Situazioni frutto dell'immaginario, dell'immaginazione e delle visioni di chi rischia la noia del presente, l'ossessione del passato e l'isteria da futuro. Tutta questa lunga frase per dire che, quando so che un film è ambientato a New York, negli anni '20 e parla di letterati, scrittori e ambienti intellettuali che mai più torneranno, ecco che ingrano la quinta, ingolfo l'auto e le aspettative e mi fiondo al cinema (fa niente che è il secondo mercoledì del mese, le sale si riempiono solo perché i biglietti costano due euro e devi bacchettare quelle accanto a te che masticano rumorosamente pop-corn, senza ritegno per chi per una sera ha deciso nuovamente di perdersi e cambiare mondo, per sopravvivenza) per vivere una vita che mai avrò. Questa enorme introduzione, a tratti totalmente inutile – senza tratti – mi è servita per iniziare a parlare di Genius, un film di Michael Grandage, un regista teatrale inglese che si cimenta per la prima volta con la cinepresa. Il film è basato sul libro di A. Scott Berg "Genius Max Perkins". L'Editore dei Geni (pubblicazione italiana a cura della casa editrice Elliott) la biografia di Max Perkins, (Colin Firth) l'editor genio dei geni. In realtà, la pellicola si concentra, in particolare, sul rapporto travolgente tra l'editor della Scribner's Sons - che scoprì alcuni tra i più grandi nomi della letteratura statunitense come Hemingway e Fitzgerald - e Thomas Clayton Wolfe (Jude Law). Quest'ultimo ha scritto in totale quattro romanzi, due sotto l'ala protettrice di Perkins e due dopo l'apparente rottura del loro rapporto. Purtroppo morì a soli 38 anni per una tubercolosi cerebrale, ma la morte è un antipatico dettaglio quando la vita ha un bagliore così forte.
 

Wolfe, prima di arrivare in stato concitato nel mesto ufficio di Perkins, invia il suo primo manoscritto di 1.100 pagine a tutte le case editrici di New York. Nulla. Nemmeno un flebile accenno di interesse. Ma quando O Lost arriva tra le dita del famoso editor, Wolfe è come se avesse già iniziato a percorre la strada per la grandezza. Lo scrittore ha un carattere complesso, egocentrico, piegato all'interno di un Io che non gli permette di allacciare rapporti duraturi, amicizie, amori. È come se la sua anima fosse votata esclusivamente alla scrittura, che i suoi pensieri avessero un solo e naturale sbocco: la matita e la carta. Non ci sono passioni se non il suo guardare se stesso come espressione completa della sua arte, personificazione di tutte quelle frasi lunghissime, di quelle pagine di retorica e di descrizioni minuziose. Ma  come per ogni grande artista, quello che bisogna compiere è il viaggio a ritroso per cercare l'entrata del tunnel. Nel caso di Wolfe il suo nodo è da ricercare in una figura assente, quella della guida paterna. È un bambino che gioca a ricoprire il mondo di parole. Porta così tanto al limite la sua invadenza che è come se aspettasse solo e soltanto un rimprovero. Uno e solo uno. Una voce possente e risoluta che gli suggerisca quello che è giusto fare. Ecco, forse, chi diventa Max Perkins. Editor illuminato, lettore incallito, padre tenero, americano conservatore e puritano, ma con un immenso mondo interiore da riempire di storie; storie reali, cruente, interpretazioni del mondo distruttive, codici poetici per rintracciare la ragione di tutto: del mondo, di se stesso, della propria piccolezza. Perkins è padre, amico, compagno, collaboratore, braccio destro. Diventa il Nord, il punto di riferimento da non tradire e da controllare quando una folata di venti cambia la rotta.
 

Entrambi iniziano a concentrarsi così tanto sul loro lavoro che tutto il resto viene messo dietro al piccolo sipario delle loro vite: mogli, compagne, figlie. Tutto è meno di quei due romanzi che diventano ragione d'esistenza per l'uno e per l'altro. La passione ha forme cangianti, non ha un colore definito, né giudizi da poter sopportare più a lungo di un sorso di Bourbon. Qualcuno deve pur sacrificare il proprio ruolo di cittadino modello, parte della struttura societaria che abbiamo approntato per mandare avanti la baracca-mondo. È sulle macerie di un pilastro caduto che si ricostruisce il senso. È sulla genialità di un outsider che si può leggere la nostra stessa esistenza con altre lenti. Wolfe, come tanti altri scrittori, ha messo scompiglio, ha fatto crollare pavimenti, buttato giù palazzi di morali precostituite, Wolfe era se stesso in una città, in un Paese, in cui il perbenismo di inizio Novecento era considerato l'unico modo possibile per inseguire e raggiungere il progresso. Ecco cosa rappresenta la letteratura, ecco cosa Perkins sapeva e gli altri ignoravano: è il caos il padre da cercare, quell'elica impazzita che ordina, distrugge, ordina, distrugge; il fiume che procede avanti e indietro e mescola acque e nasconde fondali. 
 

Mal sopporto i giudizi tecnici e di stile quando un film può diventare quel movimento d'elica in una serata in cui devi digerire la notizia che il nuovo Presidente degli Stati Uniti sarà Donald Trump. Questo film mi ha fatto rivedere l'America in cui c'erano biglie impazzite pronte a sacrificare la loro rispettabilità per regalarci una vertigine. Andate a vederlo. L'impostazione è forse prosaica e teatrale, ma potrete godervi l'interpretazione magnifica di Colin Firth e quella meno convincente di Jude Law, ma comunque differente rispetto ai ruoli ricoperti finora.
 

Andate e portateci i vostri amici, soprattutto quelli che non amano leggere.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Laura Preite

 6,5

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

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