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In viaggio con Jacqueline

  • Titolo originale: La vache
  • Paese: Francia / Marocco
  • Anno: 2016
  • Regia: Mohamed Hamidi
  • Genere: Commedia, Avventura
  • Durata: 92 min.
  • Cast: F. Bouyahmed (Fatah), L. Wilson (Philippe), J. Debbouze (Hassan), H. Masdouki (Naïma), P. Thibaud (Mago), P. Diot (Sindacalista), J. Piaton (Reporter)
  • Sceneggiatura: A. Blanc, F. Bouyahmed, M. Hamidi
  • Soundtrack: I. Maalouf
  • Fotografia: E. Kirschfink
  • Montaggio: M. Monnier
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Uscita in sala: 23.03.17
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Il sogno di un allevatore marocchino si realizza: la sua mucca di razza speciale è invitata a partecipare ad una prestigiosa fiera internazionale. Il problema, ora, diventa come portarla fino in Francia.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Gloria Mottarelli

“Fatah, vous avez traversé la mer, vous avez traversé la France, mais vous avez surtout traversé nos cœurs.” 

“Fatah, hai attraversato il mare, hai attraversato la Francia, ma hai soprattutto attraversato i nostri cuori.”

 

In viaggio con Jacqueline (La vache, titolo originale), dopo Né quelque part, è il secondo lungometraggio del regista franco-algerino Mohamed Hamidi. Il film, che ha riscosso un enorme successo presso il pubblico francese, uscirà nelle nostre sale giovedì 23 marzo 2017.

 

Chi ha visto La vacca e il prigioniero di Verneuil non esiterà, anche grazie ad una sdebitante citazione, a trovarne in questo film una palese ispirazione. Infatti il nostro protagonista, Fatah, altro non è che un Fernandel moderno. Come lui è semplice, genuino e per questo ci sta subito simpatico. Come lui, attraversa un intero paese a piedi in compagnia di una mucca. 

 

Interpretato da Fatsah Bouyahmed, scelto proprio perché sconosciuto al grande pubblico, Fatah è un contadino che vive in un villaggio nella desolazione della campagna algerina insieme alla giovane moglie e a alle due figlie piccole. Jacqueline è la sua inseparabile compagna, che, a dispetto del nome da nonnina parigina, non è altro che la mucca di cui si parlava prima. Ma non una mucca qualsiasi, Jacqueline è un bellissimo esemplare di vacca tarentaise dal pelo lucente, venerata dal suo padrone come un essere divino, simbolo di un rapporto ancestrale tra uomo e animale.

 

Come tutti i suoi compaesani, Fatah serba il mito della Francia, idealizzata come un paradiso di ricchezza e gloria. Pertanto, il suo sogno è quello di partecipare al celebre salone dell’agricoltura di Parigi.
 

Quando, esasperati dalle continue richieste, gli amministratori del salone trasmettono al contadino una lettera di partecipazione, Mohamed Hamidi non può che dare il via a questo rocambolesco road movie, ricco di humor alla francese. Un cinema popolare che, a dispetto della leggerezza propria della narrazione comica, racchiude significati chiari e profondi.

 

Il regista dichiara di essersi ispirato, tra gli altri, al capolavoro della coppia Dayton-Faris, Little miss sunshine. Anche qui, infatti, c’è un concorso, ci sono personaggi bizzarri e c’è una miss, che però in questo caso è interpretata da una mucca. Della piccola Olive, Fatah possiede la spontaneità e l’approccio naïf nei confronti del mondo. 

 

Fatah è un uomo qualunque che osa rincorrere i propri sogni fino in fondo, meritandosi per questo la nomina di eroe. E’ il protagonista della favola nella quale si perde, permettendo agli altri di “ritrovarsi”. Una favola in cui i buoni trionfano, le persone si dimostrano fraterne e solidali verso il prossimo e tutti, alla fine, si vogliono bene. Un buonismo tuttavia lontano dal far rabbrividire; il regista, nonché sceneggiatore, ha voluto dimostrare come una persona positiva e dotata e delle migliori intenzioni riesca a tirare fuori ciò che di buono dimora in ognuno di noi.

 

Dai poliziotti alla frontiera, che accettano di scattare un selfie insieme al protagonista e alla sua Jacqueline, fino all’organizzatore del salone, che si scioglie di fronte all’amore che il pubblico dimostra nei confronti di Fatah.

 

Il nostro protagonista diventa una sorta di “messia” inconsapevole, che porta il suo messaggio di pace e amore attraverso una Francia dipinta in maniera un po’ infelice, quasi in contrasto con i villaggi algerini. Fatah, abituato ad una vita semplice e povera, si meraviglia quando il conte Philippe (Lambert Wilson) gli spiega di soffrire di depressione. “Ma che cos’è la depressione?”.  Una evidente critica alla società occidentale moderna, in cui la frustrazione è generata da un eccesso di stimoli e futili preoccupazioni, che allontanano l’uomo dalla serenità derivante dalle piccole semplici cose.

 

Oltre ad un messaggio sociale, questo film è anche portatore di un messaggio politico.
 

La morale della favola, ci dice Hamidi è che, in un tempo burrascoso come quello che stiamo vivendo, ci può essere tra persone di ceto, religione o cultura differenti, una condivisione pura e semplice. Non importa da dove vieni, che lingua parli o in quale Dio credi, ciò che conta è chi sei e come ti poni nei confronti del prossimo. L’invito è quello di superare il pregiudizio per aprirsi ai buoni sentimenti. 

   

Voti della redazione

 

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Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

 

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