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Lasciati andare

  • Titolo originale: Lasciati andare
  • Paese: Italia
  • Anno: 2017
  • Regia: Francesco Amato
  • Genere: Commedia
  • Durata: 102 min.
  • Cast: V. Echegui (Claudia), T. Servillo (Elia), L. Marinelli (Ettore), V. Carnelutti (Paola), P. Sermonti (Roberto), G. Blackhall (Figlio), P. Graziosi (Rabbino), C. Signoris (Giovanna), A. Petrocelli (Alberto), G. Beranek (Calciatore), V. Nemolato (Yuri), C. Pallitto
  • Sceneggiatura: F. Amato, F. Bruni, D. Lantieri
  • Soundtrack: A. Farri
  • Fotografia: V. Radovic
  • Montaggio: L. Mearelli
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Uscita in sala: 13.04.17
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Elia, un analista ebreo con un senso dell'umorismo arguto e impietoso, tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna, che vive nell'appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell'Opera. Un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra: è così che nella sua vita irrompe Claudia, una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un'innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Dario Magnolo

Me devi da ipnotizzà!

 

Il cinema italiano spesso non funziona per le storie che racconta. Il pubblico non gradisce o non capisce. E si disinteressa. Drammi scritti male, commedie che non fanno ridere, registi improbabili ed esordi risibili. Anche alcuni autori importanti faticano negli ultimi anni ad essere incisivi. I problemi sono diversi: produttori che rischiano poco, sceneggiatori improvvisati, registi che sono attori, attori che non sono attori, comici del web che non conoscono l’abc del cinema, vecchie glorie che pensano di campare ormai di rendita ma che arrancano, perché la società e la fruizione dell’audiovisivo cambiano di anno in anno. Nonostante qualcosa stia finalmente cambiando davvero (i cinepanettoni non hanno più la presa calamitata che hanno avuto per 25 anni) per la commedia il successo  all’unisono di critica e pubblico non è mai facile. Tornando al discorso precedente, Francesco Amato è invece un vero regista e un vero sceneggiatore. Così come sono veri attori gli interpreti di questo film: Toni Servillo, Luca Marinelli, Carla Signoris, Veronica Echegui, Carlo De Ruggeri, Pietro Sermonti, Valentina Carnelutti. Persino quelli che hanno una o due pose, da Antonio Petrocelli (il medico) ad Arpad Vincenti (il controllore). Un lavoro serio e appassionato, di quelli che fanno la differenza, nasce già dal casting. Così si costruisce, come un puzzle, una pellicola dedicata al pubblico, che è prima di tutto un film d’attori. E la storia c’è, c’è un sano intrattenimento adatto ad un target di pubblico che può soddisfare single, coppie, famiglie con figli, separati, zie e nipoti, nonni.
 

Se le commedie non divertono più si ricomincia dalle macchiette e dalla slapstick, che funzionano sempre (il paziente che ha paura dell’ascensore, la botta in testa nel finale).  Ma lo psichiatra sedentario e panzone che fa ginnastica non è Fantozzi, bensì ha il volto di Toni Servillo (Elia). Perciò si riserva al villain della storia (che ha un compare anch’egli bizzarro, Vincenzo Nemolato) qualcosa di più buffonesco. Il Gep Gambardella de La grande bellezza sembra non volerci entrare nella commedia più scalpitante ma alla fine, complici gli altri personaggi, ci entra fino al collo, si lascia andare. E in un piccolo immaginario cinematografico italiano che si sta ri-costruendo, incontra lo Zingaro di Lo chiamavano Geeg Robot. C’è da precisare che il fenomenale Luca Marinelli ha ottenuto la parte prima del grande successo del film appena citato (si era parlato precedentemente di Filippo Timi, vero balbuziente) ma pensandoci bene, chi oggi meglio di lui poteva interpretare il delinquente Ettore? Il risultato è oggettivamente buffo: un vero, bravo attore fa la differenza ma gli attori vanno ben diretti e i personaggi costruiti minuziosamente.
 

Il meglio della comicità del film viene dunque fuori dal duetto/duello Servillo/Marinelli (ma anche le due protagoniste sono impeccabili) e il film riserva diversi momenti simpatici e spassosi (la scazzottata nel ristorante, la bambina ossessionata da…) e anche singole freddure molto efficaci. La vera particolarità è che la storia ruota intorno al triangolo (costellato di molte apparizioni, forse troppe) Servillo-Signoris-Echegui ed ha una piega da cinema moderno ma ad un certo punto esplode negli eccessi quasi post-moderni del triangolo Servillo-Ecegui-Marinelli. Una commedia che può essere definita rocambolesca,  che ha precedenti in buoni film (rimanendo negli ultimi dieci anni) che cercano strade alternative come Notturno bus, Figli delle stelle, Smetto quando voglio ma in una confezione classica.  Insomma non ci sono solo Zalone e Capatonda, ognuno a modo proprio, a far ridere le platee italiche, ogni tanto questo accade con film dotati di una sensibilità diversa (Pranzo di ferragosto), profonda (Si può fare), matura (Scialla!), moderna (Non pensarci). Essendo casi rari la sceneggiatura scritta da Amato e Lantieri insieme al veterano Francesco Bruni è da ritenersi preziosa (quest’ultimo ha scritto tutti i film di Paolo Virzì… quanto si sente la sua assenza ne La pazza gioia, uno script che ha diversi passaggi davvero improbabili!). Il film funziona anche se il gran finale sarebbe potuto arrivare prima, anche solo di una dozzina di minuti. Forse si sarebbe potuto sfoltire il secondo atto per un migliore equilibrio oppure ampliare l’esperienza di Elia in palestra e mostrarne i personaggi tipici (che fanno ridere già nella realtà) a discapito della linea ebraica (che arricchisce il personaggio ma appesantisce il tutto) e del figlio di Elia che poco conta (anche se ci fa ridere quando dà la lezione al padre). Oppure dare più spazio all’Ettore di Luca Marinelli durante la prima ora di film (eliminando il personaggio dell’insegnante che non aggiunge davvero nulla allo svolgimento della storia). E possibilmente chiudere meglio il personaggio di Giacomo (sì, quello del trio) che non solo risulta sacrificato ma dà un senso di incompletezza rispetto agli archi emozionali creati per gli altri pazienti di Elia. Nulla di grave comunque, se in questo paese non è più così facile ridere e far ridere ben venga un'altra commedia scritta così bene. Ma anche un film diverso (magari drammatico, lo sanno fare) ad opera del duo artistico Amato-Servillo.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Dario Magnolo

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

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