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Albert Nobbs

  • Titolo originale: Albert Nobbs
  • Paese: Gran Bretagna / Irlanda
  • Anno: 2011
  • Regia: Rodrigo García
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 114 min.
  • Cast: G. Close (Albert Nobbs), M. Wasikowska (Helen), J. Rhys Meyers (Visconte Yarrell), A. Johnson (Joe), B. Gleeson (Dr. Holloran), J. McTeer (Hubert), M. Kennedy, M. Williams (Sean), P. Collins (Mrs. Baker), B. Fricker (Polly), A. Campbell-Hughes (Emmy Keyes)
  • Sceneggiatura: G. Close, J. Banville
  • Soundtrack: B. Byrne
  • Fotografia: M. McDonough
  • Montaggio: n.d.
  • Distribuzione: Videa CDE
  • Uscita in sala: 10.02.2012
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Costretta a fingersi uomo pur di mantenere il proprio lavoro, Albert Nobbs conduce una vita precaria e monotona, sognando un futuro migliore. Sarà l’incontro con Humbert Page, con cui condivide la condizione di travestita, a innescare in lei la voglia di fuggire dalla prigione che si è costruita.
  • Voto redazione: 6-
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Scritto da Alfredo Sciortino

Un'incredibile Glenn Close. 

 

Quando si scrive una recensione si deve scegliere: si deve lasciare un’impressione positiva o no? Si devono elencare i difetti e far risaltare per contrasto i pregi, o viceversa?
Con Albert Nobbs è difficile scegliere cosa fare.

 

Da una parte abbiamo una recitazione strepitosa, una scenografia curatissima, una certa quantità di commozione e delle tematiche che, pur non originalissime, non sono da sottovalutare. Dall’altra però abbiamo dei personaggi poco approfonditi, delle meccaniche già viste e delle tematiche che, pur da non sottovalutare, non sono originalissime.

 

Il pregio principale del film, non ci si stancherà mai di ripeterlo, è una Glenn Close da Oscar, precisa, curatissima, inglese, si potrebbe dire, carica di drammaticità e perfetta incarnazione della fragilità della condizione del personaggio di Alber Nobbs. E proprio fragilità è una delle parole chiave del film: la fragilità di chi si deve nascondere e teme continuamente di essere scoperto, di chi ha un progetto che forse sotto sotto sa che non riuscirà mai a realizzare, di chi vive in un certo posto, l’Iralanda, in un certo secolo, il 1800. La condizione precaria della servitù irlandese viene rimarcata, forse in maniera troppo semplicistica, ma comunque efficace: la prepotenza dei signori, lo sfruttamento, la continua paura di diventare obsoleti e venire cacciati.

 

E poi identità: Albert Nobbs è costretto ad una continua finzione, cosa che rende ancora più in bilico la sua condizione e la costringe a evadere sognando un futuro roseo, al contrario del suo alter-ego, Humbert Page, che invece è riuscito a scendere a compromessi con la sua doppia identità fino addirittura a sposarsi e il tutto grazie ad una virilità che ad Albert. E sarà proprio Page grazie alla sua grinta a portare una scintilla di speranza alla fine del film. Tale forza ad Albert non appartiene e le precluderà per sempre la fuga e la liberazione.

 

Meno caratterizzati, meno approfonditi, più stereotipati i personaggi di Joe Mackis (Aaron Johnson) e Helen Daww (Mia Wasikowska), l’ultima comunque abile nella recitazione.

 

A conti fatti, Albert Nobbs è un film da vedere. Pur non essendo originale, la trama è interessante e godibile. Pur non essendo completamente priva di momenti lenti o superflui, il film scorre senza annoiare. Pur conoscendone a prescindere i limiti, conoscendone a prescindere il tema e la quantità di dramma che vi si annida, non posso evitare di consigliarvi di andare a vederlo.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Alfredo Sciortino

7

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

5

       

 

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