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La collina dei papaveri

  • Titolo originale: Kokuriko-zaka kara
  • Paese: Giappone
  • Anno: 2011
  • Regia: Goro Miyazaki
  • Genere: Animazione
  • Durata: 91 min.
  • Cast: -
  • Sceneggiatura: H. Miyazaki, K. Niwa
  • Soundtrack: S. Takebe
  • Fotografia: n.p.
  • Montaggio: n.p.
  • Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
  • Uscita in sala: 06.11.12
  • Visione in v.o.: Se ne può fare a meno
  • Trama: E’ la storia di due ragazzi nel Giappone del dopoguerra. Siamo nel 1964, per la precisione, l'anno delle Olimpiadi di Tokyo che nel film simboleggiano la ricostruzione e il passaggio al Giappone moderno e a un domani pieno di speranza. Umi è una ragazza di diciassette anni che vive in una villa che sovrasta la baia di Yokohama, dove abita con altre ragazze e l'anziana tenutaria. Presto si fa coinvolgere nella crociata degli studenti maschi del suo liceo, intenzionati a impedire la demolizione del loro vecchio circolo, il Quartier Latin, destinato a fare spazio a una nuova struttura. Accanto a lei in questa lotta c'è il compagno di classe Shun, di cui Umi si innamora, ricambiata. Ma i segreti del passato potrebbero impedire il loro amore...
  • Voto redazione: 7
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Scritto da Luca Murri

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
essi sono altrove molto più lontano della notte
molto più in alto del giorno
nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

I ragazzi che si amano – Jacques Prévert

 

Goro Miyazaki (figlio del grande Hayao presente in sceneggiatura) già regista de I racconti di Terramare, dirige con garbo e impegno un bellissimo affresco sul Giappone degli anni '60. Lo studio d’animazione è lo stesso del padre, il pluripremiato Studio Ghibli, e lo stile visivo ne è ovviamente debitore. Ma il lavoro di regia e di scelta del soggetto sembra differenziarsi. Laddove Myazaki padre impastava l’onirico e il fantastico con l’elevazione reale del sentimento, Goro sembra fare un’operazione inversa portando la sensibilità dell’onirico nella trasposizione animata del reale. E gli riesce molto bene pur con tutte le insidie che questo comporta.

 

La storia appassiona fino alla fine, raccontata con un ritmo che tiene sempre il passo del coinvolgimento. L’emozione la fa da padrona. E fa riflettere molto non solo sullo sfondo storico della vicenda ma anche su quel colorato burrone che sono i legami umani, dove ci si ritrova immersi in scoperte e segreti ogni qual volta una verità viene a galla. Il sottotesto è un richiamo al valore della memoria e l’importanza di preservare e sapere tutto ciò che viene dal passato perché è li che, anche senza saperlo, ci muoviamo nelle scelte del nostro presente. C’è poi la forza dell’elemento naturale, la collina dei papaveri del titolo che l’autore, laureato prima in scienze forestali e poi impegnato in passato sulla salvaguardia del verde pubblico per il suo paese, riesce a trasmettere benissimo solo con la semplicità del ritrarlo.

 

Ma è la storia d’amore tra i due ragazzi a catturare da subito la complicità dello spettatore. Che si poggia sulla solidissima e toccante colonna sonora di Takebe che ricama perfettamente i tempi scandendone significati e maturazione psicologica dei personaggi. Costruendo un percorso di solidarietà e amore come fosse una danza.

 

Dice il regista nelle note di regia: "Non volevamo creare una storia che trattasse solo della nostalgia del passato, né volevamo esclamare: Quelli erano bei tempi! Piuttosto volevamo ritrarre lo stretto legame e il supporto morale tra una ragazza e un ragazzo, tra genitori e figli, tra le persone." A nostro avviso, l’intento è più che riuscito.

 

Voti della redazione

 

Media voti Cinema Bendato

Luca Murri

7+ 

 

Alessia Paris

7

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

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