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1942

  • Titolo originale: 1942
  • Paese: Cina
  • Anno: 2012
  • Regia: Xiaogang Feng
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 135 min.
  • Cast: A. Brody (Theodore White), T. Robbins (Thomas Megan), D. Chen (Jiang Jiedan), F. Xu (Hua Zhi), D. Yihong (Chen Bulei), L. Xuejian (Li Peiji)
  • Sceneggiatura: Z. Liu
  • Soundtrack: Z. Jiping
  • Fotografia: Y. Lu
  • Montaggio: n.p.
  • Distribuzione: n.p.
  • Uscita in sala: n.p.
  • Visione in v.o.: Consigliata
  • Trama: Nel 1942 la guerra tra le truppe giapponesi e i reparti dell’esercito nazionalista è sul punto di scoppiare e le forniture di grano della provincia vengono deviate verso le truppe cinesi. Tre milioni di cittandini dell'Henan si mettono in marcia verso nord per sfuggire alla carestia.
  • Voto redazione:
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Scritto da Chiara Iaccarino

Un'occasione sprecata.
Nell’affannoso tentativo di rendersi accattivante, il regista dimentica l’importanza di approfondire e caratterizzare maggiormente i personaggi e di dar loro spessore.

 

Il regista Fang Xiaogang , reduce da una lunga serie di successi al box office cinese, presenta in anteprima mondiale al festival di Roma il suo nuovo lavoro Back to 1942, dramma bellico inserito da Müller in Concorso come “Film a sorpresa Asia 1”. Non è stato difficile immaginare che si trattasse di una pellicola cinese, prevedibile da questo punto di vista, piuttosto, ci sorprende come la scelta sia ricaduta su un genere poco conforme al clima festivaliero. Il regista non sembra temere le grandi sfide, ormai famoso nel suo paese per la sua incredibile versatilità e il trasformismo nei generi, con sicurezza si cimenta anche in un genere complesso come questo, di certo aiutato da una produzione da kolossal pronta a reggere il peso di un film di tale portata.

 

La popolazione di sfollati dell’Henan, vittima di una devastante carestia e costretta alla fuga dall’imminente invasione giapponese, è in marcia verso le regioni interne. La popolazione si trascina per il paese come esodati, triste il loro destino, più di tre milioni moriranno nella lunga marcia. Il conflitto mondiale offusca la vicenda drammatica della regione dell’Henan, la popolazione è costretta a cedere le proprie riserve di miglio ai soldati impegnati al fronte. Padroni, proprietari terrieri e servi vivono lo stesso dramma patendo le stesse sofferenze, assistiamo al disfacimento di solidi nuclei familiari, che finiscono inevitabilmente col perdersi nel tragico corso degli eventi. Un giornalista americano del Time Magazine decide di raccontare questa tragedia, ignorata dal Governo Cinese perché ritenuta di importanza secondaria, il suo contributo sarà fondamentale per mettere in luce ciò che inspiegabilmente il Governo tenta di nascondere all’opinione pubblica internazionale e agli Alleati.

 

La scelta di Adrian Brody nel ruolo del giornalista americano è chiaramente data dal tentativo del film e del regista di farsi apprezzare dal mercato internazionale, la sua performance è davvero ridotta ad una manciata di minuti disseminati nella prima parte del film (cosa che ha autorizzato Adrian Brody a “svignarsela” dalla sala durante la proiezione), per non parlare della particina concessa a Tim Robbins nei panni di un prete. Un’occasione sprecata. Nell’affannoso tentativo di rendersi accattivante, il regista dimentica l’importanza di approfondire e caratterizzare maggiormente i personaggi e di dar loro spessore. È stato definito ingiustamente “un polpettone”, è evidente che il pubblico del festival non ha saputo individuare i punti deboli e valutarne i pregi, facendone solo un discorso di digeribilità. E’ tutto sommato un film che rispetta a pieno il genere, ma a cui manca quel vezzo, quel qualcosa che avrebbe potuto renderlo un film davvero competitivo in questo Concorso.

 

Voti della redazione

 

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Chiara Iaccarino

 

Alessia Paris

 

Greta Colli

 

Noa Persiani

 

Lorenzo Bottini

 

       

 

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