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I migliori film a Locarno: trionfa Hong Sang-Soo, commuove Pietro Marcello

 

Alla ricerca di un cinema libero, sempre pronto a valicare le frontiere codificate dai generi e dall’industria: Locarno è un festival con un’identità alternativa rispetto ai colossi Cannes e Venezia, ma conserva comunque grande prestigio, sia per i giovani registi sia per gli autori già affermati. E’ quest’ultimo il caso di Hong Sang-soo (In another country), già miglior regista qui a Locarno nel 2013, vincitore quest’anno del primo premio, il Pardo d’oro, con Right now, wrong then. Il suo film è, ancora una volta (da recuperare Ha Ha Ha, premiato a Cannes), un esperimento di linguaggio narrativo, un gioco quasi teatrale che ha stimolato più di ogni altro film la sensibilità della giuria del concorso internazionale, la sezione principale della manifestazione.

 

RIGHT NOW, WRONG THEN VINCE IL PARDO D’ORO
 

Right now, wrong then (o Ji-geum-eun-mat-go-geu-ddae-neun-teul-li-da, se preferite) è meno complesso, almeno nei fatti che si susseguono, di quanto il titolo originale faccia presagire. Ham Chun-su, un famoso regista (il bravissimo Jung Jae-Young, premiato per la migliore interpretazione maschile), atterra per errore con un giorno di anticipo nella cittadina di Suwon. Per ammazzare il tempo, visita un antico palazzo, dove incontra una giovane artista, Hee-jung. Tra i due c’è intesa: dopo aver visitato l’atelier della ragazza, vanno a mangiare sushi e a bere soju, per poi trascorrere la serata in compagnia di alcune amiche di lei. Qualcosa si rompe quando il regista ammette di essere sposato…

 

A questo punto il film si ferma e torna indietro fino all’inizio, neanche fossimo in Cambia la tua vita con un click (e ci dispiace molto non esserlo) o Ricomincio da capo. Stessa situazione, stessi personaggi, dinamiche diverse. Ham Chun-su nella prima parte mentiva di continuo, tentando di impressionare Hee-jung; nella seconda, giù la maschera della sopravvivenza quotidiana: con il conflitto e il confronto sincero, a costo anche di dover affrontare alcuni momenti di tensione, Ham Chun risulta più amabile (agli occhi di Hee jung, ma anche a quelli dello spettatore), perfino quando esagera nell’esibizionismo (già cult la scena dello “spogliarello”). La macchina da presa è limitata a pochissimi movimenti e a qualche zoommata, e così quello che tiene viva la storia, oltre all’interesse per la sperimentazione narrativa in sé, che comunque alla lunga rischia di stufare, sono le sfumature nei dialoghi tra i due protagonisti, le impercettibili vibrazioni che modificano il rapporto tra i due. Right now, wrong then rimane un film non semplice da apprezzare, Hong Sang-soo un autore che ama sperimentare liberamente nella narrazione, ma che predilige comunque la chiarezza del messaggio rispetto allo stravolgimento della trama. La sua poetica merita almeno un tentativo di visione.

 

GLI ITALIANI A LOCARNO: BELLA E PERDUTA EMOZIONA IL FESTIVAL
 

L’Italia si è presentata a Locarno con parecchie cartucce da sparare: oltre alla retrospettiva su Marco Bellocchio (premiato con il Pardo d’onore), in concorso figurava Bella e perduta di Pietro Marcello (La bocca del lupo, miglior film a Torino nel 2009), mentre fuori concorso erano presenti: Genitori di Alberto Fasulo (trionfatore a Roma con Tir), un documentario che raccoglie le testimonianze dei parenti di alcuni giovani portatori di handicap; I sogni del lago salato di Andrea Segre (Io sono Li, La prima neve), doc sul Kazakistan che dà voce a pastori e giovani donne le cui vite sono rivoluzionate dall'impatto delle multinazionali del petrolio sull'economia kazaka; Vivere alla grande di Fabio Leli, sulla devastante emergenza della ludopatia in Italia; Romeo e Giulietta di Massimo Coppola, raccontato come il backstage di una versione della tragedia shakespeariana che il cineasta vorrebbe realizzare nel campo nomadi romano di Tor dè Cenci.

 

Infine, come eventi speciali, Asino vola di Paolo Tripodi e Marcello Fonte, con protagonista un bambino cresciuto in una discarica, e il corto Pastorale cilentana di Mario Martone (regista dell’acclamato Il giovane favoloso), presentati sullo schermo gigantesco di Piazza Grande (originariamente il film di Martone era stato concepito per il padiglione zero di EXPO), che descrive la giornata di un pastore nel medioevo. Martone, in conferenza stampa, ha rivendicato un cinema libero, che grazie alle moderne forme di fruizione può superare barriere e trovare nuova linfa. Meno regole, più libertà, in un “panorama nostrano che è ancora vivo e variegato”.

 

Un gradino sopra tutti si è piazzato l’unico film italiano in corsa per il Pardo, Bella e perduta. Documentario misto a finzione, favola mischiata a denuncia sociale, il film di Pietro Marcello è un atto d’amore nei confronti della terra, bistrattata dall’uomo, stuprata di una bellezza primordiale andata ormai perduta. Dalle viscere del Vesuvio, Pulcinella, servo sciocco, viene inviato nella Campania dei giorni nostri per esaudire le ultime volontà di Tommaso (personaggio reale), un semplice pastore: mettere in salvo un giovane bufalo di nome Sarchiapone (doppiato meravigliosamente da Elio Germano). Nella Reggia di Carditello, residenza borbonica abbandonata a se stessa nel cuore della terra dei fuochi, delle cui spoglie Tommaso si prendeva cura proteggendola dalla Camorra, Pulcinella trova il bufalotto e lo porta con sé verso nord. I due servi, uomo e animale, intraprendono un lungo viaggio in un’Italia bella e perduta, alla fine del quale non ci sarà quel che speravano di trovare. Originale, poetico, ma anche duro e cupo se necessario, Bella e perduta è un film scritto e diretto col cuore da un regista che conosce alla perfezione la terra e i temi di cui ci parla. Marcello s’interroga sul mancato rapporto di sacralità tra uomo e terra e sull’anima degli animali, denunciando apertamente la realtà sociale che lo circonda ma restando fedele allo stampo fiabesco del film. Meritevole di diverse repliche e applauditissimo in sala, è per noi il miglior film del festival.

 

GLI ALTRI FILM IN CONCORSO: CHEVALIER, ENTERTAINMENT, LES ETRES CHERS
 

Tra gli altri film in concorso segnaliamo due titoli molto interessanti e diametralmente opposti. Il primo è Chevalier, della regista greca Athina Rachel Tsangari (produttrice di Before midnight e Dogtooth). Nel mezzo del mar Egeo, sei uomini impegnati in una spedizione di pesca su uno yacht di lusso decidono di intraprendere un gioco. Iniziano a giudicarsi, in una gara di paragoni (alla “chi ce l’ha più lungo”, più o meno letteralmente). Da amici diventeranno rivali, poi rivali agguerriti. Passati da questo psicologico gioco al massacro, torneranno quelli di prima? Alla regista interessa il tema dei giochi di potere, che emerge alla perfezione in una location claustrofobica, in totale isolamento. Inevitabilmente ricollegabile alla crisi identitaria della Grecia, Chevalier indaga più profondamente la natura umana, con un’ironia piuttosto tagliente. E’ un film prima di tutto divertente, ma il sottotesto non è da trascurare.
 

Enterntainment è invece l’ennesima sfumatura del lato oscuro del sogno americano. Un comico non più giovane è impegnato in una tournée nel deserto californiano, incagliato in una serie di spettacoli in locali di terza categoria. Spinto dalla promessa di un ingaggio a Hollywood e dalla possibilità di rinforzare la relazione con sua figlia, si trascina in una serie di incontri sempre più surreali e pericolosi. Presentato al Sundance, il film di Rick Alverson, regista indie di buona fama, non ha una trama, ma riesce benissimo a trasmettere l’alienazione e l’impasse esistenziale del suo protagonista (Gregg Turkington). Un film disturbante, una spirale negativa senza possibilità di fuga. Respingente e allo stesso tempo affascinante, conta nel cast anche John C. Reilly e Michael Cera (Juno), completamente trasformato.
 

Chiudiamo con la sorpresa del festival, scovata nella sezione Cineasti del presente, dedicata a opere prime e seconde. Si tratta del film canadese Les êtres chers (titolo internazionale “Our loved ones”) di Anne Emond. La tragica morte di Guy sconvolge la famiglia Leblanc. Per lunghi anni, la causa reale del decesso viene tenuta nascosta ad alcuni membri della famiglia tra cui il figlio David, che a sua volta fonda una famiglia. David cresce i figli Laurence e Frédéric con tutto l’amore possibile, ma con un’insopprimibile malinconia nel cuore.
 

Noi tutti viviamo una vita in salita. Siamo messi sotto pressione, combattiamo, soffriamo. Cosa ci resta? Contare sui “nostri cari” del titolo. Nella loro naturale imperfezione, ci amano. E noi dobbiamo fare lo stesso. Anche quando sembrano odiarci, anche quando ci abbandonano, possiamo solo posare il cuore e lo sguardo sul loro amore. Se è vero che “il cinema è la vita senza le parti noiose”, questo film è straordinario nel racconatre i momenti essenziali di due generazioni, passando dalla sofferenza del padre al percorso di formazione della figlia. Magico.


Locarno si conferma un festival appetibile a un pubblico variegato. Nonostante si contraddistingua per una preponderanza di opere sperimentali, a volte quasi incomprensibili (The sky trembles and earth is not afraid and the two eyes are not brothers di Ben Rivers guida fieramente la categoria), non mancano i classici “film per tutti”, o almeno “per abbastanza”. Il pubblico ha riempito le sale svizzere: speriamo di poter apprezzare i migliori film del festival anche in sala! Il cinema bendato vi terrà aggiornati, e vi dà appuntamento al prossimo report dai grandi festival di cinema.

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