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Il fantastico mondo di Miyazaki e la passione per l'arte europea

Scritto da Giulia Piccioni

 

Solo poco tempo fa è stato il compleanno del più celebre creatore d’animazione di tutto l’Oriente: Hayao Miyazaki. Ripensando ai suoi film, ma soprattutto ai suoi paesaggi mi sono ricordata della bellissima mostra sullo Studio Ghibli vista a Parigi un paio di anni fa, e di un recente articolo sull’Art Dossier di Novembre 2015 che parlava dell’arte giapponese.
 


Forse non tutti sapranno che Miyazaki ha una vera passione per l’arte europea, oltre che per l’aviazione. Nei sui film spesso ritroviamo fondali ripresi dalla pittura impressionista, case e montagne tipiche di Francia, Germania, Italia. La sua arte vede il coesistere di culture differenti ma vissute attraverso una sensibilità unica capace di fondere tradizioni eterogenee in un linguaggio figurativo unico, immediatamente riconoscibile, tanto da ricordarmi quella figura straordinaria che è Giuseppe Castiglione, il più famoso pittore e gesuita italiano alla corte imperiale cinese. Anche lui aveva cercato e trovato uno stile figurativo unico che fondesse la coloratura italiana allo stile turgido ma delicato della pittura cinese.
 


In questi due sommi esempi il colore ed il tratto sono disciplinati da mani pazienti ma soprattutto da menti eloquenti. Tra le citazioni più chiare del regista giapponese troviamo Hokusai ma anche l’impressionismo, Chagall, Munch, l’arte italiana. Castiglione invece dal canto suo, fallì la sua missione evangelica ma riuscì a codificare il gusto della Cina settecentesca in disegni ricchi di espressività ed eleganza.
 


Se Miyazaki ibrida la cultura europea con la spiritualità giapponese, Castiglione riappacifica cultura cinese e suggestioni italiane. Il paesaggio nelle culture orientali e soprattutto in quella giapponese diventa luogo per la riflessione, soggetto ed oggetto prediletto della mente umana. Come evidenziato da Luca Antoccia (Art e Dossier di Novembre 2015), in Kiki consegne a domicilio (che si svolge in una cornice tutta occidentale) Ursula (la pittrice che incontra Kiki nel momento della sua crisi di magia), sta dipingendo un quadro d’ispirazione chagalliana. Pittura e magia hanno molto in comune infatti ritraendo la piccola strega, Ursula riuscirà a completare il suo “chagalliano” quadro e la piccola a ritrovare la magia "attuando un passaggio di stato dall’emozione narrativa a quella estetica, e da quella estetica a quella etico-spirituale".
 


In Porco Rosso l’isola in mezzo al mare (che sarà citata anche in When Marnie was here) riprende "L’isola dei morti" di Boklin ma anche l’Isola di Loreto in Lombardia, così come il paesaggio emozionante che precede il sacrificio del Castello errante di Howl richiama il melanconico "Viandante sul mare di nebbia" di Friedrich.
 


Forse molti di voi non sanno che Laputa - L’isola volante è stata ispirata dalla Italianissima Civita di Bagnoregio, e si vocifera che il treno della Città Incantata sia stato tratto proprio dal treno pendolare che attraversa le risaie padane. I paesaggi della Principessa Monoke sono ispirati alle Alpi (Heidi dice niente?), Lupin si sposta "in sella”"alla sua 500 gialla, il Castello errante di Howl potrebbe essere stato disegnato da Bosh e la casa della piccola amica di Totoro è una reale casa giapponese che architettonicamente unisce stile occidentale ed orientale.
 


La bellissima locandina di Si alza il vento è poi una citazione diretta da Monet. Ma ancora la casa circondata dall’acqua che Chihiro (La città incantata) incontra in viaggio verso la strega buona, potrebbe essere un quadro appeso nel Museo D’Orsay insieme ai vedutisti francesi. La città di cui Porco Rosso sfiora i ponti è tutta europea, il suo rifugio è copia fedele di una baia croata nel mar Adriatico e alcune città del Castello errante di Howl sono copia diretta di Colmar in Alsazia.
 


Insomma si potrebbero fare mille esempi al riguardo (anche nei film di Goro Miyazaki o di Takahada), ma quello che c’interessa mettere in rilievo qui è come le suggestioni europee non abbiamo impedito al genio giapponese di criticare quegli stessi valori occidentali di capitalismo e narcisistico umanesimo volgendoli verso una più intima e ambientalista lettura del futuro dal sapore tutto giapponese. Un tentativo riuscitissimo di criticare la complicata convivenza tra le genti del mondo ma anche tra uomo e natura.
 


Ed è proprio qui che vorrei ricollegarmi ad una delle opere più famose di Castiglione, ambasciatore di cultura europea in Oriente, ovvero ad uno splendido giardino in stile occidentale con monumentali fontane realizzate dall’architetto francese Michel Benoist e disegnate da Castiglione, che andavano a decorare i giardini del Vecchio Palazzo Estivo degli Imperatori cinesi.
 


Questo fiore all’occhiello della storia architettonica del Paese, fu distrutto dalle truppe anglo-francesi nel 1860, a dimostrazione di come quel contatto tra Oriente e Occidente era tanto monumentale quanto labile. Le statue che ornavano le fontane, trafugate dalle truppe francesi, rispuntano nel 2009 durante una sessione d’asta a Parigi, stimate 30 milioni di euro. Nel 2013 sono state acquistate e donate allo Stato Cinese dal famoso collezionista francese Pinault, casualmente lo stesso anno in cui Miyazaki diceva addio al mondo dell’animazione da protagonista con il toccante e malinconico Si alza il vento, il cui anime originale era stato scritto dallo stesso regista sempre nel 2009.
 


La miopia di cui è affetto il protagonista aspirante aviatore è la stessa che affligge la nostra cultura, che forse Miyazaki come Castiglione ha tentato di guarire insegnandoci che i ponti e tra culture è meglio costruirli che comandarli, condannando la guerra e lo sfruttamento senza mai smettere di volare sulle ali della fantasia e dei sogni.

 

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