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34 Torino Film Festival - La passione sullo schermo

Scritto da Rossella Carluccio

 

Fine novembre. La nebbia non ha ancora avvolto Torino, c'è ancora qualcuno che si ostina a mostrare le caviglie scoperte ed in giro per la città i cartelloni immortalano David Bowie che danza sugli scalini all’interno di un film cult del regista inglese Julien Temple. Il sipario rosso del 34esimo Torino Film Festival si sta aprendo e la scorpacciata cinematografica sta per essere servita. La mia inizia con un film caldo, avvolgente, passionale e pieno di vibranti emozioni. È “Porto” del regista Gabe Klinger: all’interno della cornice notturna offerta dalla città portoghese un ragazzo ed una ragazza si guardano, si conoscono e si amano in una notte fatta di carezze, sospiri, romantici tormenti, frame di orgasmi, di sguardi e di scintille.
 

È così che, quasi naturalmente, si delinea sotto i miei occhi di spettatrice già rodata e quasi veterana di questo festival, un fil rouge capace di inseguire, tra i vari titoli della rassegna cinematografica, l’amore e la passione sullo schermo.
 

“Between Us” del regista Rafael Palacio Illingworth  parafrasa l’amore e l'essere coppia andando a bussare a casa di due trentenni, piacevolmente rilassati sul loro divano di casa, euforicamente appagati di saltare tra i loro comodi cuscini, insediando in loro il dubbio e una nuova necessità, prima di allora mai avvertita: l’incombenza dell’essere e del diventare adulti, uno stadio che si manifesta nella misura comune  con il comprare una nuova casa, con un matrimonio o con il fare dei figli. Henry e Dianne si sentono quasi obbligati a dover prendere una decisione sul loro rapporto perché l’amore, lo stare semplicemente bene insieme sembra non bastare più. A loro o piuttosto ad una società che tende a giudicarli costantemente per le loro scelte?
 

“Sid and Nancy” di Alex Cox è la storia romantica di Sid Vicious e Nancy Spungen e  della loro relazione amor-simbiotica, eccessivamente malata e autodistruttiva, fatta di pulsioni animali, di anarchia, di punk  e tanto, troppa droga. La stessa che, invece di unirli, li ha divisi inevitabilmente in una camera d'albergo di New York.
 

“L’economie du couple” di Joachim Lafosse racconta la dinamica che scatta quando un rapporto consolidato finisce e tutto ciò che è stato investito, non solo in termini di tempo, energia ma anche di amore deve essere diviso e spartito. A parti uguali. Chi, cosa e come è mio (una casa, del denaro, la custodia dei figli, l’amore che ti ho dato o quello che ho ricevuto)  e cosa deve rimanere a te? Tracciare i confini, una linea matematica di somma, calcolare ciò che è stato maturato e spartire. Sia le gioie che i dolori. Marie e Boris rimangono incastrati, senza possibilità di uscita da quella casa che se un tempo era il loro nido d’amore, dove hanno cresciuto insieme due vivaci gemelle, oggi è il luogo dove aleggiano solo disaccordi, litigi e ripicche. Perché se 1+1=3 allora 1-1= -1. Perché quando qualcosa si spezza, anche se si buttano i cocci, non potrà mai ritornare come all’origine.
 

“L’avenir” della giovane regista francese Mia Hansen-Løve si insinua tra le pieghe di una amore maturo che senza troppo clamore è andato in pezzi, frantumandosi. Per terra e negli animi.  Nathalie è una professoressa di filosofia così come il marito. Una folata di vento ed una nuova storia di lui fa troncare un rapporto durato  una vita e la donna, inevitabilmente, si ritroverà a mettersi in gioco, cercando il bandolo della matassa di se stessa. I suoi vecchi principi, tutto ciò che è stato coltivato per anni deve cedere il passo ad una nuova esistenza. Così come la gatta Pandora, di cui Nathalie decide di prendersi cura, fin troppo addomesticata dentro un appartamento deve ora misurarsi con la ritrovata libertà , anche lei dovrà fare i conti con un enorme spazio aperto a cui non era più abituata e da lì riavvolgere i fili che la riporteranno a se stessa. 

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